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febbraio 2014

Bonifica Valle del Sacco in fermo amministrativo


Comunicato Stampa Rete per la Tutela della Valle del Sacco

La bonifica della Valle del sacco è in fermo amministrativo.
 
 
A che punto è l’azione di bonifica della Valle del Sacco, in particolar modo l’azione che interessa il Comprensorio Industriale di Colleferro, epicentro dell’Emergenza socio-ambientale dell’area?  
 
Si vuole ricordare la questione della “riclassificazione” del Sito di bonifica di Interesse Nazionale (SIN) Valle del Sacco, più che discutibilmente operato dal Ministero dell’Ambiente nel gennaio 2013, contro cui sono ricorsi al TAR Legambiente e la Regione Lazio, con l’intervento ad adiuvandum di Retuvasa depositato nei giorni scorsi. 

A seguito dell’emissione dell’Ordinanza di Protezione Civile n. 0061 del 14 marzo 2013 è stato incaricato, di continuare ed ultimare l’azione di bonifica, l’ex Direttore del Dipartimento Istituzionale e Territorio Dr. Luca Fegatelli. Si è appreso dagli organi di stampa che il 9 gennaio il dirigente della Regione Lazio è stato coinvolto, ed è tuttora agli arresti domiciliari,  nell’inchiesta sul sistema Cerroni relativo alla gestione dei rifiuti nella Capitale e dintorni.
Ci risulta che nessuno altro in questo momento sia stato incaricato al suo posto.

L’ex Ufficio Commissariale sta ugualmente proseguendo le attività di bonifica limitatamente all’ordinaria amministrazione, ovvero senza poter contare sul soggetto istituzionale deputato all’approvazione degli interventi, alla trasmissione di atti e crediamo anche alla liquidazione di fatture relative ad appalti in corso e forniture. E’ plausibile che l’Ufficio si trovi in una sorta di limbo, con le attività di bonifica programmate e in attesa di essere sbloccate, nonostante i fondi siano a sua disposizione. Nutriamo, inoltre, forti dubbi in merito alla capacità della Regione Lazio di riuscire ad assicurare una pronta ed efficace prosecuzione di processo per propria natura lungo e complesso, tenendo conto degli strumenti tecnici e normativi a sua disposizione e dovendo necessariamente coordinare l’azione di diversi assessorati e dipartimenti.
 
Un esempio è la gara di appalto europea per l’altro sito di stoccaggio definitivo dei rifiuti tossici, ARPA2, predisposta dall’Ufficio ex commissariale e che supponiamo abbia subito un forte rallentamento in quanto, ad oggi, nessuno si prende la responsabilità di firmare gli atti necessari per la pubblicazione del bando.
 
Ancor più grave è ciò che riguarda i pozzi di barrieramento idraulico delle MISE (Messa in Sicurezza d’Emergenza) relativi al sito di stoccaggio definitivo dei rifiuti provenienti dalle attività di bonifica del sito ARPA1 e Benzoino. Infatti in sede di Conferenza dei Servizi del 30 ottobre 2012 era stato richiesto che i soggetti privati proprietari delle aree, dove insistono le MISE e lo scarico nel depuratore consortile delle acque emunte dai pozzi appositamente costruiti, provvedessero alla richiesta delle autorizzazioni, di competenza della Provincia di Roma. Ad oggi ci risulta che quest’ultima continui a procrastinare tale pratica, senza rendere noto pubblicamente le motivazioni.
 
Le due situazioni congiunte stanno determinando a nostro avviso un’ inerzia amministrativa che paralizza di fatto l’attività di bonifica e non ne garantisce la continuità che le procedure di  commissariamento e le competenze di cui l’Ufficio Commissariale è dotato, hanno permesso negli anni. Continuità che riteniamo essenziale, nonostante in passato abbiamo sottolineato dubbi su alcuni passaggi dirigenziali relativi ad alcune attività.
 
La paralisi del processo decisionale, oltre a bloccare gli interventi programmati da tempo, potrebbe aggravare la situazione di rischio per le falde sotterranee. Si pensi, ad esempio, ai potenziali effetti delle piogge intense ed insistenti che per settimane hanno investito il nostro territorio.  
Gli acquiferi a rischio di contaminazione costituiscono da sempre un problema e le ultime opere di barrieramento idraulico, con quindici pozzi per la falda più superficiale e tre pozzi per la falda più profonda, dovrebbero metterli in sicurezza sostituendo precedenti opere provvisorie.
 
Pertanto la situazione di rischio per l’ambiente e per la salute dei cittadini risulta per noi intollerabile, nonostante il rifinanziamento da parte dell’Ufficio ex commissariale del monitoraggio sulla salute della popolazione con la relativa estensione del campione di cittadini, sulle acque del fiume Sacco e sulle MISE.
 
E’ inaccettabile che dopo quanto accaduto ci si trovi di fronte ad una situazione del genere, con rimpalli amministrativi tra i diversi soggetti istituzionali, Ministero, Regione, Provincia,  mentre i cittadini tenuti all’oscuro, potrebbero trovarsi nuovamente a pagarne le conseguenze.
 
CHIEDIAMO, oltre ad una immediata ripresa amministrativa delle attività dell’Ufficio ex commissariale per il prosieguo delle attività di bonifica, che la prossima Conferenza di Servizi, preceduta da una esauriente attività di informazione, si tenga a Colleferro dove i rappresentanti degli Enti convocati rendano conto pubblicamente delle loro azioni e dei compiti futuri di cui sono responsabili singolarmente e congiuntamente onde evitare che si possa ritornare alla inerzia amministrativo - politica avuta fin dagli anni 70 e durata fino al 2005.
 
 
Valle del Sacco, 28  febbraio 2014
 

Arpa Frosinone, la giustizia prima o poi arriverà


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

Arpa Frosinone, la giustizia prima o poi arriverà.
 


Siamo intervenuti più volti in passato sulla intricata questione interna ad Arpa sezione di Frosinone. Ma raramente, come oggi, i tempi sono stati più difficili per chi intenda riporre fiducia negli enti regionali preposti alla tutela ambientale.
 
Cominciamo dal ricordare alcuni fatti chiave. L’ex direttore di ARPA Frosinone, Vincenzo Addimandi, è arrestato nel settembre 2010, a fronte di elementi probatori molto pesanti, per diversi capi d’accusa, tra cui aver falsificato e indotto a falsificare gli esiti di rapporti di prova relativi a campioni di acque prelevati nel Rio Mola Santa Maria, affluente del fiume Sacco, nel territorio di Anagni. Addimandi viene sospeso per due mesi. Dopodiché, protetto dalla legislazione garantista, ricopre un nuovo incarico dirigenziale, a Roma, percependo circa 116.000 euro l’anno (dati 2011). Il processo volge al termine. Prossima udienza il 6 marzo.
 
Nonostante l’incarico di dirigente di sezione di Arpa Frosinone sia rivestito a un certo punto da una personalità a nostro avviso di valore, Ennio Zaottini, e oggi da Enzo Spagnoli, la sensazione è che non tramonti un sistema interno, una zona grigia tollerante con gli inquinatori o inefficiente, che peraltro ci sembra storicamente legata al dirigente sotto processo. Diversi fatti inquietanti interessano l’ente negli anni seguenti. Ci limitiamo a ricordare, tra gli ultimi, quanto si scopre lo scorso gennaio: a partire dal 2010 (serie di responsabilità dirigenziali da accertare) l’Arpa non ha comunicato agli enti competenti i risultati delle analisi sui piezometri, pozzi di controllo, della discarica di Cerreto, altamente inquinati. Fatto di una gravità inaudita, che ci auguriamo sia perseguito nelle sedi giudiziarie competenti e induca la Regione all’approfondito riesame della vigente autorizzazione.
 
Ma dall’arresto di Addimandi, ancora a tutti gli effetti innocente, sono passati tre anni e mezzo. Qualcuno si è chiesto se chi ha avuto il coraggio di testimoniare contro il dirigente non ne abbia magari subito le conseguenze? Qualcuno si è peritato di proteggere dal mobbing quotidiano chi cerca di far emergere la verità? E se la risposta è negativa, non risulta allora molto più comodo, cittadini del Frusinate, continuare a non denunciare nulla, nascondersi nelle opacità del sistema, farsi i fatti propri, starsene zitti, e magari poi scandalizzarsi scoprendo che qualcuno accanto a sé era o non era onesto perché l’hanno detto la TV e i giornali? Bisogna trarre alla fine queste considerazioni?
 
Veniamo all’indagine in corso sui 5 tecnici Arpa. Noi siamo sempre rallegrati da qualsiasi indagine che miri all’emersione di reati ambientali. E l’indagine scaturisce da lodevoli controlli sulle autorizzazioni ambientali. In particolare, non abbiamo alcun dubbio sull’operato anche in questo caso sicuramente inappuntabile della Forestale. Ma abbiamo la sensazione che qualcosa non torni.
 
In primo luogo, i 5 tecnici indagati sono noti alle stesse forze dell’ordine per essere tecnici di grande professionalità, punti di riferimento cui affidarsi entro un ente palesemente poco attendibile.
 
In secondo luogo, la notizia. Inviata e divulgata da un’agenzia di stampa fasulla. E che puzza lontano mille miglia di volontà di colpire propri quei tecnici. Ma già, alla maggior parte dei media questo non interessa. E’ comunque una notizia. Il fatto in sé, cioè l’indagine in corso che riguarda quei tecnici, è vero. Dunque perché cercare di scavare e a guardare oltre?
 
A prescindere dalle responsabilità che eventualmente le indagini evidenzieranno circa l’operato dei 5 tecnici (a nostro avviso è fantascientifico che essi abbiano favorito qualche azienda, siamo del tutto fiduciosi che lo rileveranno alla fine gli inquirenti), è giusto chiedersi a chi giova questa situazione.
 
Il “corvo” che ha spedito il falso comunicato stampa (benché vero relativamente al fatto dell’indagine in corso) da un’agenzia altrettanto fasulla, a nostro avviso è molto verosimile vada ricercato in quel sistema che, messo in pericolo dall’operato professionale dei tecnici, non vede l’ora di screditarli. Il messaggio che rischia di passare da questa situazione e che è funzionale al sistema è: tutti uguali dentro Arpa, sono tutti indagati. Il rischio dunque è confondere chi collabora a scardinare il sistema del reato ambientale con chi ne fa parte.
 
Non è superfluo ricordare che spesso le istituzioni non riescono a punire in sede di giudizio i grandi inquinatori, le assoluzioni eccellenti si sprecano. Ciò è intollerabile. Ma sarebbe ancora più paradossale che, magari del tutto in buona fede, si finisse per trovare il pelo nell’uovo per mettere fuori gioco gli onesti. Le limitate energie del sistema giudiziario non dovrebbero essere dirette al cuore del sistema? Alle figure dirigenziali, invece che ai pesci piccoli e scomodi?
 
Abbiamo impiegato e impieghiamo tantissima energia e tanta fatica per cercare, collaborando con le forze dell’ordine, di far emergere le illegalità ambientali. Ci sembra che oggi, in buona fede, si persegua una strada che si rivelerà clamorosamente infondata, magari tra qualche anno. E intanto?
 
Ci giungono voci che l’attuale dirigente di sezione, di Arpa Frosinone, Enzo Spagnoli, che ci sembra aver operato con grande serietà, e le oltre quattrocento pagine dell’inchiesta sul sistema Cerroni del Colonnello De Caprio e dei suoi collaboratori descrivono come l’unico dirigente di settore temuto dal Supremo Manlio, sia prossimo ad abbandonare la direzione dell’ente. Nel caso, difficile dargli torto, essere direttore di una sezione in queste condizioni alla fine è logorante. E c’è da chiedersi allora che farà il commissario straordinario di Arpa Lazio, da ben sette anni in carica, che nella stessa inchiesta sul sistema Cerroni gioca al momento un ruolo senza dubbio meno eroico. Quale sarà il suo apporto a tale ingarbugliata situazione?
 
E qui si apre un tema che trascende la sezione di Frosinone dell’Arpa. L’Amministrazione regionale dovrebbe iniziare a pensare seriamente ad una soluzione definitiva in luogo del commissariamento. È necessario un forte cambiamento. Bisogna sottrarre alla politica le nomine dirigenziali di Arpa, introducendo procedure concorsuali interne, basate su titoli e competenze accertabili, con supervisioni internazionali, tali da assicurare indipendenza e terzietà a questi ruoli tanto importanti per il corretto funzionamento di istituzioni al servizio del bene comune.
 
Chiediamo alle Procure di far luce fino in fondo a tutto il calderone Arpa. C’è bisogno di pulizia. E speriamo si pulisca ciò che è veramente da pulire.
 
 
Valle del Sacco, 22 febbraio 2014
 

Il regalo agli inquinatori sulle bonifiche è legge. Vergogna.


Comunicato Stampa

 
Forum Italiano Movimenti per l'Acqua
CNSC - Coordinamento Nazionale Siti Contaminati
Associazione A Sud
Stop Biocidio Lazio
Stop Biocidio Abruzzo

Se sei un semplice cittadino paghi la TARES e ti arriva Equitalia se non puoi pagare. Se hai devastato interi territori lo Stato ti paga profumatamente per i tuoi profitti. Il Destinazione Italia passa al Senato senza le modifiche richieste da movimenti e comuni dei Siti inquinati. Ora segnalazione alla Commissione Europea e battaglia sui singoli accordi di programma per le inaccettabili norme contenute nel decreto.
 
E' ufficiale: da mercoledì chi inquina in Italia deve essere premiato. Dopo il passaggio in Senato è diventata legge dello Stato l'incredibile norma contenuta nel Decreto Destinazione Italia volta a regalare nei Siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche miliardi di euro ai privati, anche ai peggiori inquinatori, pure se rei confessi e condannati in via definitiva.
 
La modifica apportata dalla maggioranza alla Camera non ha risolto nulla perché pone solo un limite all'uso delle risorse pubbliche da parte del privato che dovrà usare il denaro ricevuto solo per coprire le spese degli investimenti in nuovi impianti e non per le bonifiche che dovrebbero rimanere a suo carico. A parte il fatto che in ogni caso gli inquinatori più incalliti, responsabili delle devastazioni del paese e dei danni alla salute per i cittadini, si vedono premiati con il sostegno ai loro profitti, realisticamente sarà ben difficile assicurare il rispetto di tale previsione, visto che ogni giorno il Ministero dell'Ambiente non riesce neanche a far avanzare le procedure amministrative più importanti.
 
Inoltre resta in tutta la sua gravità il problema del condono mascherato contenuto nella norma, che prevede che una volta firmato l'accordo di programma che destina il denaro al privato la scoperta di una situazione più grave di inquinamento rispetto a quella finora accertata non potrebbe più essere messa a carico del privato inquinatore. E' una situazione comunissima nelle aree inquinate, da Brescia a Bussi a Taranto, dove nuove analisi puntualmente fanno scoprire contaminazioni più estese.
 
Infine resta la norma che fa diventare di interesse pubblico qualsiasi nuovo impianto proposto dal privato nell'area inquinata (anche inceneritori, raffinerie ecc.) con lo Stato che finanzierà sia con denaro a fondo perduto sia con credito d'imposta per la parte restante, interventi che condannano definitivamente ad un triste destino di devastazione aumentando la pressione antropica sui siti. Queste sono aree che invece dovrebbero rinascere con interventi di riqualificazione ambientale e che dovrebbero essere invece portate a nuova vita come accaduto in Germania e in altri paesi con azioni ben diverse,come la realizzazione di parchi tematici, aree verdi, ecomusei.
I prossimi passi delle lotte saranno presto condivisi con movimenti ed associazioni. In ogni caso provvederemo a denunciare alla Commissione Europea quanto accaduto per farne un caso nella comunità. Apriremo uno scontro sui singoli accordi di programma che dovessero essere approvati nelle singole aree nei prossimi mesi. La lotta è solo all'inizio.
 
 
Forum Italiano Movimenti per l'Acqua
CNSC - Coordinamento Nazionale Siti Contaminati
Associazione A Sud
Stop Biocidio Lazio
Stop Biocidio Abruzzo
 

Art. 4 Decreto Destinazione Italia, Conferenza Stampa 11 febbraio 2014


Di seguito il comunicato diffuso dalle realtà che hanno promosso la conferenza stampa di questa mattina 11 febbraio presso la sala stampa della Camera dei Deputati contro l'art.4 del decreto Destinazione Italia.
  
COMUNICATO STAMPA
 
Destinazione Italia, arriva il condono tombale per i disastri ambientali
 
Comitati, movimenti e amministratori locali: SI’ alle bonifiche, NO ai regali per gli inquinatori.
 
Chi ha inquinato deve essere pagato: un condono tombale sulle bonifiche per criminali e aziende senza scrupoli con tanto di regalo di miliardi di euro di fondi pubblici.




Il Decreto Destinazione Italia è un vero e proprio regalo per gli inquinatori incalliti che hanno devastato il paese deprimendo l’economia di vaste aree italiane e condannando a morte migliaia di cittadini. Questa è la denuncia lanciata oggi durante la conferenza stampa svoltasi a Roma presso la sala stampa della Camera a cui hanno partecipato rappresentanti del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, del Coordinamento Nazionale Siti Contaminati, degli amministratori dei Comuni ricadenti nei Siti Nazionali di Bonifica (SIN) e della campagna Stop Biocidio di Lazio e Abruzzo.
 
In queste ore è scatta la mobilitazione affinché la norma contenuta all’Art.4 del Decreto sia cancellata. Purtroppo la maggioranza in Parlamento pare sorda agli questi appelli lanciati dai cittadini e dai Comuni che da anni si battono contro gli inquinatori, spesso lasciati soli proprio dallo Stato. Si preferisce tutelare gli interessi di grandi aziende che in questi ultimi anni sono spesso salite, è proprio il caso di dirlo, sul banco degli imputati per gravissimi fatti di contaminazione di acqua e suolo.
 
In Italia lo Stato ha perimetrato 57 Siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche, scesi a 39 con una operazione di riclassificazione artificiosa realizzata con un tratto di penna dal Ministro Clini all’inizio del 2013 senza che le bonifiche, per stessa ammissione del Ministero, fossero realizzate e senza che nessuno a livello ministeriale tra alti funzionari e amministratori nazionali pagasse per tale insuccesso. Taranto, Priolo, Marghera, Terra dei Fuochi, Bussi, Brindisi, Gela, Sulcis, Mantova, Brescia sono solo alcune di queste aree, abitate da milioni di persone, in cui l’Istituto Superiore di Sanità ha accertato, con lo studio “Sentieri”, un aumento esponenziale di malattie mortali stimando migliaia di morti in eccesso.
 
Con queste premesse ci si aspetterebbe un rilancio delle bonifiche a favore dei cittadini, per recuperare lo “spread ambientale” che ci separa da paesi come la Germania che da anni perseguono la riqualificazione ambientale con il consenso e la partecipazione della popolazione dando nuova vita ai territori destinandoli a parchi, ecomusei, luoghi per attività sportive ecc.
 
Il Governo Letta, Il Ministro Orlando e la maggioranza hanno invece immaginato di poter “reindustrializzare” questi siti puntando al coinvolgimento degli inquinatori, che potranno ricevere fondi pubblici per qualsiasi tipo d’iniziativa produttiva, anche inceneritori, nuove raffinerie ecc. L’accordo di programma potrà essere formato con soggetti già condannati o sotto processo per reati gravissimi, che riceveranno il sostegno dello Stato.
 
Ieri la Camera ha riconosciuto la fondatezza dell’allarme lanciato dai comitati approvando l’emendamento Realacci che rischia però di essere solo la foglia di fico per un provvedimento che resta del tutto inaccettabile. A riguardo emblematica è la posizione espressa dalla Rete Comuni Sin, che raccoglie i comuni inseriti tra i Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche, per cui l’art.4 è da cancellare tout court dal decreto. Tale posizione è supportata anche da una valutazione che fa ritenere il provvedimento del tutto inadeguato e controproducente perchè inserito nell'ennesimo decreto "omnibus" e non all'interno di una stategia complessiva che miri a rendere realmente più efficace la normativa in materia.
 
Nello specifico, il denaro pubblico erogato nell’ambito dell’accordo di programma potrà essere assegnato agli inquinatori “solo” per i nuovi investimenti produttivi e non per la parte della bonifica, messa in sicurezza e risarcimento. In realtà si sono accorti che il provvedimento era contrario ai principi del nostro ordinamento e di quello comunitario che prevedono da decenni per l’autore del danno alla collettività il ripristino ambientale e il risarcimento del danno. E’ stata introdotta, quindi, questa precisazione che all’atto pratico sarà di difficilissima applicazione vista la complessità degli interventi, dei calcoli connessi all’attuazione degli accordi di programma e, soprattutto, delle verifiche che dovrebbero essere messe in campo che già oggi latitano da parte del Ministero dell’Ambiente. In ogni caso sarà uno schiaffo per cittadini onesti e popolo inquinato e un guadagno per gli inquinatori. Si vedranno finanziare a fondo perduto o, se va male, con il “solo” credito d’imposta impianti produttivi di ogni genere che avranno anche il riconoscimento di opere di pubblica utilità! Chi ha la fedina sporca o un curriculum da inquinatore saprà scommettere su interventi sostenibili?
 
Il tocco finale è nel comma 6 in cui si prevede addirittura un vero e proprio condono tombale, co-finanziato dagli italiani, per gli inquinatori poiché l'attuazione dell'accordo di programma “esclude per tali soggetti ogni altro obbligo di bonifica e riparazione ambientale e fa venir meno l'onere reale per tutti i fatti antecedenti all'accordo medesimo.” Tutto ciò senza considerare che spessissimo (basti pensare ai casi della diffusione della contaminazione del PCB a Brescia o della diossina a Bussi) la gravità reale dell’inquinamento e il vero importo dei danni si scoprono ad anni di distanza.
 
Nel Decreto è clamorosa la mancanza di norme per assicurare la partecipazione dei cittadini e la trasparenza dei procedimenti nella formulazione degli accordi di programma. Non hanno neanche previsto la Valutazione Ambientale Strategica che è obbligatoria per piani e programmi. Sarà forse la “sindrome di Dracula”, si ha paura della luce? Bisogna utilizzare miliardi di euro di fondi pubblici europei al riparo dagli occhi di quei cittadini che, nonostante il fumo sprigionato dagli impianti inquinanti…, da anni hanno saputo denunciare reati e innescare inchieste (l’ultima ieri a Bussi, coinvolta la multinazionale Solvay)?
 
Comitati, cittadini e amministratori ritengono che i fondi pubblici debbano essere impiegati in maniera trasparente per progetti sostenibili realizzati da soggetti che abbiano credibilità e che abbassino la pressione antropica sui siti di bonifica già martoriati, sull’esempio dei paesi più civili, attraverso un Piano Nazionale per le Bonifiche condiviso con comunità, associazioni e movimenti. Gli inquinatori devono solo pagare fino in fondo per i disastri che hanno danneggiato l’economia di un intero paese e città meravigliose come Mantova, Taranto etc.
 
Roma, 11 Febbraio 2014
 
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Stop Biocidio Lazio/Abruzzo
Rete Comuni SIN - Siti Interesse Nazionale per le Bonifiche
Coordinamento Nazionale Siti Contaminati
Associazione A Sud
ISDE Lazio
 

DISCARICA DI COLLEFERRO, NO DELLA REGIONE AI RIFIUTI INDIFFERENZIATI


COMUNICATO STAMPA

Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Comitato Residenti Colleferro

Bloccato il conferimento di tal quale nelle discariche del Lazio, si accellera  sui TMB?
 
 

Accogliamo con prudenza e cautela la notizia che il 4 febbraio la Regione Lazio ha diffidato la società Lazio Ambiente spa dal ricevere presso la discarica di Colle Fagiolara, Colleferro, il conferimento di rifiuti tal quale da parte di 29 Comuni laziali, che saranno dirottati - presumiamo - presso impianti regionali di TMB.

Non sono noti i motivi di urgenza per i quali la Regione abbia deciso solo ora di applicare la Circolare del Ministero dell’Ambiente, che risale al 6 agosto 2013, con la quale il conferimento indifferenziato venivano dichiarato illegale, senza il preventivo pretrattamento meccanico, mentre sono intuibili le ragioni per le quali la Regione ha presentato una diffida contro la sua società Lazio Ambiente SPA, di proprietà regionale.
La classe dirigente della Regione non è stata in grado negli ultimi venti anni di adottare una vera politica dei rifiuti e di programmare un piano di intervento; tenta ora di affrontare la grave situazione ambientale ricorrendo allo strumento della diffida, perdendo sei mesi di tempo.

Da agosto le Associazioni ambientaliste del territorio, i Comitati ed i Cittadini hanno chiesto ai vari livelli di governo con esposti, denunce, segnalazioni ed istanze l’immediata applicazione della suddetta Circolare e denunciato alla Magistratura ed alla Corte dei Conti, oltre che agli Enti preposti al controllo, la mancata applicazione della Circolare Orlando, senza che gli organi politico-amministrativi regionali (Regione, Provincia, Comune) prendessero provvedimenti.
 
Attendiamo di conoscere e approfondire i motivi della decisione del Presidente Zingaretti di procedere alla chiusura simultanea delle discariche su tutto il territorio di sua  competenza, ma allo stato attuale la loro chiusura non ci tranquillizza, ed anzi ci preoccupa l’assenza di informazioni circa gli impianti di pretrattamento a cui ragionevolmente si sta facendo ricorso, in quanto sono a tutti note le dinamiche create ad arte per rendere le situazioni emergenziali e giustificare il ricorso a decisioni in un contesto ordinario inaccettabili.
 
In molti siti di discarica, come quello di Colleferro, sono stati avanzati progetti per la realizzazione di impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), contestati dalle Associazioni ed osteggiati dai Comitati in quanto non rispondenti alle Direttive Europee sulla gerarchia dei rifiuti.
E’ forte il timore che si voglia provocare l’ennesima emergenza per accelerare l’iter autorizzativo degli impianti di TMB, tale da giustificare il ricorso a deroghe - strumento già sperimentato e abusato in passato -  per superare in questo modo la contrarietà delle Associazioni ambientaliste.
 
Le discariche e tutta l’impiantistica correlata devono rispondere alle normative in vigore ed il ciclo dei rifiuti, ora più che mai, ha bisogno di una ristrutturazione radicale che non può essere operata attraverso una incontrollata semplificazione dei procedimenti amministrativi sotto l’eventuale pressione emergenziale.

Necessario quindi che la Regione Lazio attui immediatamente una politica gestionale in controtendenza con il passato, vada avanti con il blocco dei conferimenti di indifferenziato nelle discariche, proceda con sanzioni amministrative verso i Comuni che non raggiungono gli obiettivi di raccolta differenziata, promuova una campagna seria sulla riduzione a monte dei rifiuti, avvii la fase necessaria per la chiusura del ciclo con centri di riciclo e impiantistica per la lavorazione delle materie separate.
Questa ultima fase, naturalmente, a totale gestione pubblica.

 
 
Colleferro, 7 febbraio 2014
 

Nascita Coordinamento Nazionale Siti Contaminati e Decreto "Destinazione Italia"


Comunicato Stampa del 6 febbraio 2014
 

Bonifiche in Italia:
nasce il Coordinamento Nazionale Siti Contaminati (CNSC) per riunire comitati e associazioni impegnati sul fronte dell'inquinamento.
 
Ecco la piattaforma: primo obiettivo fermare l'art.4 del Decreto Destinazione Italia che regala i soldi delle bonifiche agli inquinatori

CNSC: “Accordi di programma o sanatorie? Che fine fa il principio 'Chi inquina paga'? Chiediamo che l’articolo del decreto in discussione in Parlamento venga cancellato.”

 
 

In Italia oltre 15.000 siti sono potenzialmente contaminati e milioni di cittadini sono esposti a sostanze pericolose e tossiche rilasciate nell'ambiente negli ultimi decenni. Petrolchimici, discariche tossiche, raffinerie, industrie chimiche hanno devastato il paese e continuano a farlo visto che gran parte dei siti non è stato neanche messo in sicurezza. Proprio in questi giorni, invece di promuovere norme utili a far pagare fino in fondo agli inquinatori il recupero delle aree, il parlamento è impegnato ad esaminare il Decreto Destinazione Italia che contiene un vero e proprio regalo ai responsabili delle peggiori situazioni di inquinamento in Italia.
 
"Nel decreto Destinazione Italia c'è un articolo sulle bonifiche dei siti inquinati che prevede una nuova modalità per la firma di accordi di programma per la reindustrializzazione che somiglia tanto ad una sanatoria per i responsabili della contaminazione. Ma in Italia vale ancora il principio 'Chi inquina paga' o no?". È questo il duro commento del Coordinamento Nazionale Siti Contaminati, una rete di associazioni, comitati e movimenti che operano a livello nazionale e locale per il risanamento dei siti inquinati da bonificare, sull'articolo 4 del decreto in discussione in questi giorni alla Camera dei deputati.
 
"In base a quanto previsto dal decreto - continua il Coordinamento - gli inquinatori che firmano l'accordo di programma col ministero dell'ambiente e con quello dello sviluppo economico vengono esentati da ogni altro obbligo di bonifica sul sito oggetto dell'accordo. Il Decreto, infatti, consente di stringere accordi di programma anche con i proprietari dei terreni responsabili dell'inquinamento, se avvenuto entro il 2007, ovvero praticamente tutti i siti inquinati censiti in Italia. Tali accordi potranno anche prevedere la sola messa in sicurezza e non la bonifica e finanziamenti pubblici, in pieno contrasto con il principio “Chi inquina paga”. Una volta sancito l'accordo gli inquinatori non avranno più nulla da temere qualora la situazione di inquinamento ambientale risulti più grave del previsto, ad esempio con nuove indagini. L'accordo equivarrà ad un vero e proprio condono tombale, pagato dagli stessi cittadini inquinati. Il Decreto è ora in discussione in Parlamento per la conversione in legge e chiediamo che questo articolo venga cancellato.”
 
Nei Siti di Bonifica Nazionale e in quelli di scala regionale e locale sono impegnati da anni comitati, associazioni e movimenti. Ora è nata una Rete con una piattaforma comune, che chiede un immediato intervento per garantire la qualità ambientale e la tutela della salute degli abitanti nei nostri territori: il Coordinamento Nazionale Siti Contaminati (CNSC).
 
Questo cammino è iniziato il 22 ottobre 2011, quando all’Università di Chieti - Pescara si sono incontrate alcune Associazioni, Wwf Abruzzo e Medicina Democratica, continuando a Colleferro (RM) con il convegno nazionale organizzato da Retuvasa (la Rete per la Tutela della Valle del Sacco) e con nuove presenze (23-25 novembre 2012). Il documento che vogliamo sottoporre alle altre realtà operanti sul territorio nazionale è stato messo a punto nel nostro ultimo incontro, durante il Convegno “Puliamo l’Italia” della fondazione Micheletti (Brescia, 14 e 15 ottobre 2013). Una maggiore forza comunicativa e operativa è essenziale per contrastare finalmente con decisione lo stato di degrado ambientale e sanitario a cui sono sottoposte numerose aree della penisola.
 
Il Coordinamento promuove la partecipazione attiva delle cittadinanze dei SIN (Siti di Interesse Nazionale) e dei SIR (Siti di Interesse Regionale) contro ogni forma di azione nociva sui nostri territori. Intende agire insieme ai movimenti in difesa dei beni comuni e contro il consumo del suolo. Utilizzerà una piattaforma WEB per condividere conoscenze, dati e iniziative tra associazioni, comitati e singoli cittadini (progetto “SINFORMA”; altri progetti di informazione indipendente e partecipata come “Cittadini Reattivi” o “Ecosin”).
 
Affinché il tema delle bonifiche venga affrontato in modo organico e rigoroso, vuole anche confrontarsi con tutti i livelli istituzionali, a partire dal Governo e dal Parlamento.
 
Prime adesioni:
 
Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Lazio)
Associazione Antimafie Rita Atria (Abruzzo e Sicilia)
Peacelink nodo d’Abruzzo
Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia
Comitato permanente esposti amianto e ambiente (Milazzo-Sicilia)
Forum Abruzzese Movimenti per l'Acqua
ISDE
Legambiente Nazionale
Legambiente Lombardia
Associazione Raggio Verde (Lazio)
WWF provincia di Crotone
Peacelink nodo di Taranto
Associazione ONLUS Nosmog (Trieste)
Peacelink nodo di Cremona
AIEA Associazione Italiana Esposti Amianto
Comitato sardo Gettiamo le Basi
Comitati spezzini (La Spezia)
 
Invitiamo le realtà territoriali, Comitati, Associazioni, Coordinamenti a unirsi a noi,  leggendo la piattaforma al link: 
 
http://www.industriaeambiente.it/convegno_sin/allegati/Piattaforma_Associazioni-Comitati_SIN.pdf
 
PER ADERIRE al CNSC, compilare il form che si apre cliccando su questo  link:
 
https://docs.google.com/forms/d/11oa8r9ZrS9T7jk-mdcpxjTdVxWYKm1FTBDxnrVs_soQ/viewform
 
Per informazioni:
 
Coordinamento Nazionale Siti Contaminati         
coord.naz.siti.contaminati@gmail.com
 

Alberto Valleriani (retuvasa@gmail.com
oppure 
Marino Ruzzenenti (ruzzo@libero.it)
 

Indagine Digos su Variante aeroportuale intermodale di Frosinone

Comunicato stampa 05.02.14
 
Apprendiamo con soddisfazione dalla stampa delle indagini in corso, da parte della Digos, relative alle potenziali speculazioni edilizie legate alla Variante aeroportuale intermodale di Frosinone.
Già il 2 agosto 2011 presentammo pubblicamente a Frosinone un Dossier sulla questione, curato dal dott. Francesco Bearzi (preceduto da una presentazione pubblica a Ferentino, il 12 luglio 2011, organizzata dal dott. Marco Maddalena). Successivamente, avanzammo più dettagliate considerazioni insieme all’associazione Codici, redatte dal dott. Bearzi con la collaborazione dell’Avv. Carmine Laurenzano, nelle Osservazioni alla Variante aeroportuale intermodale, inviate in relazione al procedimento di VAS dell’aeroporto di Frosinone, in data 1 settembre 2011, al Consorzio ASI e alla Regione Lazio, e presentate pubblicamente a Frosinone il 19 settembre 2011.
Tali documenti sono ancora pubblicamente consultabili:
http://www.retuvasa.org/no-aeroporto-ferentino-frosinone/dossier-retuvasa-codici-su-aeroporto-frosinone
http://www.retuvasa.org/no-aeroporto-ferentino-frosinone/variante-aeroportuale-intermodale-le-osservazioni-presentate-da-ret
(segue)

PROCESSO VALLE DEL SACCO, AGGIORNAMENTO UDIENZA 4 FEBBRAIO 2014





Processo Valle del Sacco, aggiornamento udienza 4 febbraio 2014
 
Ieri, 4 febbraio 2014, si è tenuta la prima udienza preliminare nel processo della Valle del Sacco, che, dopo essere pervenuto alla fase dibattimentale, è stato rimesso alla Procura per un vizio di notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di uno degli indagati/imputati.
La richiesta di rinvio a giudizio è stata formulata nei confronti di tutti gli imputati e si sono costituite molte parti civili, alcune già presenti nel processo, altre, numerose, nuove.
 
Il Giudice Ilari ha rinviato il processo all'udienza del 07.03.2014, quando si pronuncerà in ordine all'ammissione o esclusione delle parti civili e in merito ad un eventuale possibile stralcio delle posizioni degli altri imputati che verrebbero rimessi alla fase dibattimentale.
 
Le associazioni Raggio Verde, Retuvasa, U.G.I., Mamme di Colleferro si augurano che il processo abbia un decorso celere, senza vizi procedurali, che lo renderebbero inutile.
 
La Valle del Sacco dovrà subire a lungo le conseguenze nefaste di comportamenti devastanti per l'ambiente e per la salute pubblica e pretende almeno giustizia.
 
 
Valle del Sacco, 5 febbraio 2014
 

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