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settembre 2013

CS su aeroporto Frosinone - 27.09.13


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO
Inchiesta della Procura su aeroporto di Frosinone

 

Il nostro precedente comunicato stampa sull’aeroporto di Frosinone risale al 31 maggio scorso. Ricordammo in tale occasione che, a distanza di anni, le ragioni tecniche, economiche e ambientali dell’insostenibilità del progetto di un aeroporto di Frosinone, a più riprese formalizzate dalla nostra associazione (supportata in varie occasioni dal Comitato no aeroporto Frosinone e da diverse associazioni nazionali), venivano finalmente denunciate da senatori ed europarlamentari gravitanti sul territorio. Osservammo che non era mai troppo tardi per ravvedersi, anche se il movente non sembrava, almeno in alcuni casi, così trasparente.

Condividemmo gli inviti allo scioglimento del cda di AdF, che non aveva evidentemente più alcuna ragion d’essere, già oggetto delle note indagini della Corte dei Conti. Indagini relative in particolare al periodo del governo provinciale del centrosinistra. Ma il centrodestra raccolse l’inopportuna eredità e, ad oggi, la società AdF è ancora operante.

In riferimento al progetto eliportuale, allora rilanciato da alcuni politici e ripreso anche recentemente, osservammo che sembrava chiaro che, a prescindere dalla problematica convivenza con la scuola elicotteristica di volo del 72.o stormo - unica nell’ala rotante in Italia nonché nota per la sua eccellenza -, la sua reale funzione fosse quella di una sorta di trojan horse per l’aeroporto, con il forte rischio di potenziali speculazioni edilizie innescate dalla Variante aeroportuale intermodale. Ci chiedevamo e ci chiediamo in particolare: perché AdF e il Consorzio ASI, se intendevano limitarsi alla realizzazione dell’eliporto, non avevano ancora ritirato la colossale Variante, che esproprierebbe 300 ettari di territorio?

Conclude il coordinatore provinciale della Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Francesco Bearzi: “Attendiamo con fiducia l’esito delle indagini della Procura. Una cosa è certa: quanto avviene è il risultato della pervicacia della società AdF, del Consorzio ASI, delle istituzioni provinciali e regionali, nel perseguire un progetto che appare del tutto privo di utilità pubblica per ragioni tecniche, economiche e ambientali. Si chiuda con un rigetto l’iter regionale della Variante aeroportuale intermodale e si sciolga la società AdF, da cui si ritirino subito i singoli soci”.

Francesco Bearzi - Coordinatore Provincia Frosinone
 
Valle del Sacco, 27.09.2013 
 

COLLEFERRO, LA PROCURA PROSEGUA LE INDAGINI SULLA DISCARICA DI COLLE FAGIOLARA.


Comunicato Stampa
 
Rete per la Tutela della Valle del Sacco  
Comitato Residenti Colleferro 
 
 
Il re è nudo: le discariche di mezza Italia, dopo la circolare del Ministro dell’Ambiente, Orlando, del 6 agosto 2013, sono da considerarsi fuorilegge. Approfondisce la questione Andrea Palladino sul numero de l’Espresso del 5 settembre 2013, riportando le dichiarazioni di alcuni dirigenti del Ministero, oltre a ripercorrere storicamente l’ iter sui conferimenti di rifiuti in discarica.
Nel 2009 l’allora Ministro Prestigiacomo per aggirare la normativa europea, che non permetteva il conferimento indifferenziato, emanò una circolare che introduceva il sistema della tritovagliatura - semplice sminuzzamento dei rifiuti per irdurne la volumetria - in luogo della separazione per il riciclo. Il trucco fu scoperto e l’Italia venne ammonita con il pagamento di una ammenda fortettaria e giornaliera di milioni e milioni di Euro, pagati dai cittadini contribuenti.
Finalmente, dopo quattro anni, il 6 agosto 2013, il Ministro dell’ambiente, Andrea Orlando, ha emanato una nuova circolare (U.prot.GAB -2009-0014963), con la quale vieta, in termini netti, il conferimento in discarica del rifiuto “tal quale”.
Il metodo furbetto della tritovagliatura, come unico trattamento prima del conferimento in discarica, è molto diffuso in Italia, ma oggi, dopo la nuova circolare del Ministro Orlando, questo sistema non è più a norma.  
Secondo gli stessi dirigenti del Ministero, le Procure possono agire in qualsiasi momento contro i gestori, mentre la Corte dei conti – fatto nuovo non contemplato nella Circolare – può condannare Sindaci ed Assessori.
Come è noto, anche la discarica di Colle Fagiolara, di proprietà del Comune di Colleferro e in gestione alla società regionale Lazio Ambiente SpA, utilizza il sistema della tritovagliatura: nell’immediato, quindi, essa dovrebbe cessare la sua attività, perché dal 6 agosto 2013, in base alla circolare del Ministro Orlando, il sito è illegale, anche per Lazio Ambiente SpA, (subentrata al gruppo Consorzio Gaia SpA), incaricata della gestione della discarica.
Per tutti i Sindaci e Assessori con delega all’ Ambiente dei Comuni conferitori, si delinea invece un’altra ipotesi di reato.
 
QUALE?  
 
Il fatto rilevante che deve preoccupare gli amministratori locali sono le conclusioni della  sentenza “storica” della Corte dei Conti, sezione giurisdizionale della Liguria, del 29 maggio 2013.
Per la prima volta in Italia sono stati condannati al pagamento di danni erariali amministratori del Comune di Recco per mancato raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti prevista dalla legge italiana e della quota fissata dall’Unione Europea.
 
Una condanna pesante che delinea un effetto a catena nei confronti di altre amministrazioni, Sindaci ed Assessori all’Ambiente o con delega, che possono essere citati in giudizio da associazioni e comitati di cittadini per danno erariale e patrimoniale, di cui rispondono personalmente in termini economici, qualora abbiano privilegiato l’utilizzo della discarica “tal quale” invece di rendere efficiente la raccolta differenziata, nel rispetto delle percentuali dettate dalla legge 152/2006.
 
La situazione di Recco sembra riprodurre quella degli amministratori locali dei Comuni partecipati nell’ex gruppo Gaia SpA, nei quali la raccolta differenziata è ben al di sotto dei termini di legge, eccetto qualche Comune virtuoso che ha avviato il sistema di raccolta porta a porta, in alcuni casi con risultati soddisfacenti, in altri meno.
Nel caso di Colleferro vi è un ulteriore aggravante, perchè lex gruppo Gaia SpA, che effettuava i servizi di raccolta e spazzamento rifiuti, era anche gestore della discarica, quindi con un interesse economico maggiore a non incentivare pratiche virtuose, complici i Comuni consorziati, e a realizzare ulteriori impropri profitti.
 
Il risultato di decennali politiche dei rifiuti nella Regione Lazio, dannose per ambiente e salute, hanno generato flussi economici esorbitanti: vedi l’intera vicenda dell’ex gruppo Gaia SpA, i livelli di inquinamento ambientale della Valle del Sacco e le conseguenze sanitarie subite da un’intera comunità accertate dal rapporto epidemiologico ERAS, specifico sulle compromissioni sanitarie da presenza di impianti per la gestione dei rifiuti, la situazione eclatante di Malagrotta, quelle simili a Colleferro di Albano, Guidonia e Borgo Montello, il delirio del conferimento dei rifiuti di Roma e Latina a Colfelice.
Per tutto questo non può esistere stima di risarcimento, ma solo condanne giudiziarie.
 
Le Associazioni, i Comitati, i Cittadini, l’Opinione pubblica, la Società civile, nelle loro  diverse espressioni guardano all’affidabilità del sistema giustizia e  alla prosecuzione dell’operato della Procura della Repubblica di Velletri per la situazione di Colleferro,  mentre cresce il sentimento di insoddisfazione e sfiducia verso i rappresentanti politici.


Colleferro, 8 settembre 2013
 

ANALISI ACQUA COLLEFERRO


ANALISI ACQUA COLLEFERRO - GESTORE G6 RETEGAS ora ENEL RETEGAS



MAPPA DEI PRELIEVI

 
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