Home

Buone Letture



 Il futuro Bruciato
Così ci uccidono

La casta dell'acqua
 

Learn to See Like an Artist How level is https://www.levitradosageus24.com/ buy online securely brand viagra a line?

gennaio 2013

IL MINISTERO DELL'AMBIENTE RISCRIVE LA STORIA DELLA BONIFICA DELLA VALLE DEL SACCO


COMUNICATO STAMPA RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO
 
 
Piangere oppure ridere? Questa l’alternativa di fronte al grottesco comunicato stampa del Ministero dell’Ambiente “Torna alle Regioni la competenza di 18 aree da disinquinare”, da oggi sul sito web dell’ente.
Dopo aver magnificato le conseguenze della trasformazione di 18 ex Siti di Bonifica di Interesse Nazionale (SIN) in altrettanti Siti di Interesse Regionale (SIR), parola d’ordine “Meno burocrazia, più velocità negli investimenti e più vicinanza ai cittadini e alle esigenze locali” - ma ci sembra invece che nella filosofia del provvedimento e nei riferimenti normativi a monte prevalga l’intenzione di dismettere competenze governative, con dequalificazione della rilevanza delle aree soggette a bonifica, e delega alle Regioni di compiti di coordinamento e di spesa che spetterebbero a istituzioni di livello superiore - il Ministero, guarda caso, si sofferma nello specifico su un solo SIN, quello della Valle del Sacco.

Riportiamo testualmente:
“Nel caso della valle del Sacco, la zona è distinta in due diverse aree. Una zona è l’area del polo chimico di Colleferro, per la quale nel 2005 era stata dichiarata l’emergenza socio-economica-sanitaria. Questa area non è compresa nel decreto perché non è mai stata classificata Sin ed era di competenza di un commissario straordinario. Il decreto invece trasferisce alla Regione Lazio una seconda area, l’ex sito di interesse nazionale della valle del Sacco: è una parte del territorio del bacino del fiume Sacco completamente distinta da quella dichiarata in stato d’emergenza; non vi sono attività industriali di dimensione significativa tale da poter essere considerata presupposto per la classificazione di sito di interesse nazionale”.

Ci si passino i termini, qui siamo di fronte ad affermazioni incredibili, che sembrano frutto di disinformazione o di incompetenza.
In primis - ricorda Alberto Valleriani, presidente RETUVASA - “il decreto istitutivo del SIN (L. 2 dicembre 2005, n. 248, art. 11 quaterdecies, comma 15 - ma cfr. già O.P.C.M. n. 3441 del 10 giugno 2005, in particolare art. 1) non esclude certo dai confini del SIN il polo chimico di Colleferro, origine della contaminazione stessa”.

In secundis - ipotizza Francesco Bearzi, coordinatore RETUVASA Frosinone - “gli autori del comunicato stampa forse identificano il SIN con la perimetrazione del bacino ripariale contaminato, ma si tratta di due cose ben distinte. La perimetrazione è complementare al SIN, non lo sostituisce. Identificando erroneamente il SIN con la perimetrazione delle aree ripariali, il Ministero fa bene a sostenere che non vi si trovano impianti industriali significativi, perché in tal caso dovrebbero essere ubicati sulle sponde del fiume Sacco. Si trovano invece tutti nel raggio di qualche chilometro e, come tutti sanno, ad eccezione, pare, dello stesso Ministero dell’Ambiente, gli scarichi industriali sono confluiti e continuano a confluire nel fiume Sacco, determinando criticità ambientali storiche e recenti”. 

A prescindere dalle affermazioni clamorosamente erronee riportate nel comunicato stampa ministeriale - concludono Valleriani e Bearzi - la Rete per la Tutela della Valle del Sacco ha già anticipato pubblicamente dieci giorni fa il cuore delle ragioni per cui il “declassamento” del SIN sembra risultare, alla luce della normativa, decisamente illegittimo, e in base alle quali RETUVASA e altre associazioni ricorreranno in sede giudiziaria.
 
 
Valle del Sacco, 31 gennaio 2013  
 

CLINI HA FIRMATO IL DECRETO SUL DECLASSAMENTO DEI SITI DI INTERESSE NAZIONALE





COMUNICATO STAMPA COORDINAMENTO VALLE DEL SACCO 

 
 
Il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha firmato in data 11 gennaio 2013 con protocollo n. 7 il decreto prescrivente il declassamento di ben 18 Siti di Bonifica di Interesse Nazionale a Siti di Interesse Regionale. Tra questi, i due SIN della Valle del Sacco, “Bacino del fiume Sacco” e “Frosinone”, la cui bonifica non si è conclusa, e i cui confini non si sono mai saldati, ponendo le premesse per affrontare strutturalmente l’inquinamento della Valle.
Tale decreto sta diventando legge dello Stato, il passaggio sulla Gazzetta Ufficiale è un semplice pro forma.
Nel frattempo, le dichiarazioni trasversali della politica territoriale contro il declassamento dei SIN “Bacino del fiume Sacco” e “Frosinone” non ci hanno pienamente convinto. Eccetto rari casi più credibili alla luce di un impegno continuativo, per lo più ci sembra si tratti di frasi di circostanza o di propaganda elettorale.
Va sottolineato il fatto che la notizia non sia arrivata dalle assise politiche, ma dal volontariato e dall’associazionismo, attraverso i contatti stabiliti in una Rete sempre più partecipata. Non le istituzioni hanno informato i cittadini della Valle del Sacco di cosa stesse succedendo sulle loro teste, ma ha divulgato la notizia chi si impegna per l’ambiente sottraendo tempo alla propria attività lavorativa e alla propria famiglia, reperendo un decreto di cui nessuno aveva il dettaglio fino a poco prima della nostra comunicazione. E soprattutto, la Giunta Polverini si è ben guardata dall’opporsi al declassamento dei SIN - benché la relativa comunicazione ministeriale le fosse pervenuta il 14 novembre scorso - entro i 15 giorni previsti dalla normativa.
È interessante notare come l’alacre Ministero in questione sia riuscito, nel breve arco temporale intercorso tra il 7 agosto 2012 (Legge n. 134), al 14 novembre 2012, data di invio dell’informativa alle Regioni, a maturare tutti gli elementi necessari per ritenere che questi territori, con bonifiche in itinere, non possedessero i requisiti previsti dalla normativa. In soli tre mesi si è gettata alle ortiche la speranza di una parte d’Italia di rivedere i luoghi di appartenenza riportati a condizioni accettabili di vita.
Per quanto riguarda in particolare i nostri SIN, ci auguriamo che le motivazioni tecniche circa l’illegittimità e l’insensatezza del declassamento, alla luce della stessa normativa e della situazione reale della Valle del Sacco, comincino ad essere valutate da chi ha il compito di farlo, con la massima accuratezza, per responsabilità governativa.
E ribadiamo di essere pronti a ricorrere contro l’illegittimità dell’atto.
  
Valle del Sacco, 30 gennaio 2013

In allegato è disponibile il Decreto
 

RIFIUTI NEI CEMENTIFICI, NUOVA INFRAZIONE EUROPEA.




COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO ASSOCIAZIONI

 
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO, RAGGIO VERDE
UNIONE GIOVANI INDIPENDENTI, MAMME COLLEFERRO
 
Le associazioni Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Raggio Verde, Unione Giovani Indipendenti, Mamme Colleferro esprimono sconcerto per la proposta di Regolamento del Ministero dell’Ambiente che consentirebbe ai cementifici di utilizzare Combustibili Solidi Secondari per meglio dire rifiuti speciali, in parziale sostituzione dei combustibili fossili tradizionali, senza sottoporsi ad alcuna procedura di autorizzazione particolare.
Il Regolamento in questione vorrebbe introdurre il principio secondo cui l’utilizzazione per i cementifici di tale combustibile costituirebbe a “scatola chiusa” una “modifica non sostanziale”, anziché come avviene attualmente, una modifica da assoggettare ad una valutazione di impatto ambientale ed eventualmente a valutazione ambientale strategica.  
 
Ma che si tratti di “modifica non sostanziale” è solo un’idea del Ministro Clini che non trova riscontro con quanto previsto dagli articoli 20 e 54 della direttiva 2010/75    dell’Unione Europea, sulle emissioni industriali, che doveva essere adottata dagli stati membri entro il 7 gennaio 2013.

CLINI CONVERTE LA VALLE DEL SACCO DA SITO DI INTERESSE NAZIONALE A REGIONALE


COMUNICATO STAMPA RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

 
Il DL del Ministero dell’Ambiente, a firma Corrado Clini, in attesa solo della pubblicazione sulla Gazzetta  Ufficiale, declassa i Siti di bonifica di Interesse Nazionale (SIN) “Bacino del fiume Sacco” (ex DPCM 19 maggio 2005 e L. 2 dicembre 2005, n. 248, art. 11 quaterdecies, comma 15) e “Frosinone” (ex DM Ambiente 18 settembre 2001, n. 468) a Siti di Interesse Regionale (SIR), insieme a un terzo degli attuali SIN presenti sul territorio italiano.
In primo luogo, va sottolineato che tale processo, al solito, si compie “dall’alto”, senza coinvolgere i portatori di interesse locali, e in particolare le associazioni ambientaliste.

Dichiara al proposito Alberto Valleriani, presidente RETUVASA: “È sconcertante che provvedimenti di tale rilevanza si apprendano per vie traverse attraverso il Web e non, nei tempi e nei modi dovuti, dalle istituzioni, che peraltro non hanno mai dato alle associazioni veri segnali di condivisione, per non parlare della trasparenza e della completezza informativa sullo stato dei SIN”.
Ma su quali fondamenti poggia la conversione dei SIN in questione in SIR, e quali conseguenze dovrebbe comportare?
La risposta richiede considerazioni piuttosto articolate e precisi riferimenti tecnici e normativi.

Spiega Francesco Bearzi, coordinatore RETUVASA Frosinone: “Ad un primo esame della normativa, l’impatto sembra chiaro: una sostanziale dequalificazione, per cui diversi SIN, non più considerati in possesso dei requisiti prescritti, passano sotto la responsabilità diretta delle Regioni, le quali avrebbero potuto opporsi al provvedimento. Nel nostro caso, la Giunta Polverini non l’ha fatto, con nocumento dell’interesse pubblico”.
“Tuttavia per i SIN che ci riguardano, Valle del Sacco e Frosinone, la valutazione della mancanza di tali requisiti appare assolutamente discutibile e appellabile. Infatti i nuovi criteri per la definizione dei SIN previsti dall’art. 36 bis della L. 7 agosto 2012, n. 134, che integra quelli stabiliti dall’art. 252 del D. Lgs. 152/2006, dovrebbero includere a pieno titolo a tutt’oggi entrambi i SIN in questione. In particolare, ma non solo, ammesso e non concesso che l’emergenza socio-economico-ambientale dichiarata dal DPCM 19 maggio 2005 possa dirsi completamente rientrata, entrambi i SIN condividono la situazione prevista dall’art. 36 bis, comma 2, punto f bis della succitata L. 134/2012, ovvero la presenza, attuale o storica, di impianti chimichi integrati.

[Gli impianti chimici integrati sono definiti dal DPCM 377/88, art. 1, come ‘impianti per la produzione su scala industriale mediante processi di trasformazione chimica di sostanze in cui si trovano affiancate varie unità produttive funzionalmente connesse fra di loro per la fabbricazione di prodotti chimici organici di base, per la fabbricazione di prodotti chimici inorganici di base, per la fabbricazione di fertilizzanti a base di fosforo, azoto, potassio (fertilizzanti semplici o composti), per la fabbricazione di base di fitosanitari e biocidi, per la fabbricazione di prodotti farmaceutici di base mediante procedimento chimico o biologico, per la fabbricazione di esplosivi’].

Notoriamente la Valle del Sacco è ed è stata interessata da queste situazioni. Ma il problema di fondo - prosegue Bearzi - è un altro. Nonostante la maggior parte del SIN “Bacino del fiume Sacco” ricada sul territorio di Frosinone, da Anagni a Falvaterra, non si è compiuta la saldatura di questo SIN con quello di “Frosinone”, riconoscendo dunque l’opportunità di un’azione normativa strutturale volta alla risoluzione delle criticità ambientali dell’intera Valle del Sacco, foriera di adeguate risorse e di interventi di respiro europeo”. Il SIN “Bacino del fiume Sacco” è stato definito inizialmente per la presenza di beta-HCH nelle acque e nel sedimento del fiume Sacco, quello di “Frosinone”, in sé di rilevanza forse più modesta, per la disseminazione di depositi di rifiuti solidi urbani (ex discariche). A prescindere dall’incompletezza delle relative azioni di bonifica, il grave vizio metodologico che abbiamo in più occasioni denunciato consiste nel non riuscire ad andare “al di là del proprio naso”, non collegando i due SIN a un inquinamento ancora più grave e strutturale, quello di tutte le aree produttive e soprattutto ex produttive, presenti ad esempio a Colleferro, Anagni/Paliano, Frosinone, Ceccano, Ceprano. Ciò avrebbe richiesto l’istituzione di un SIN a sé, in aggiunta agli altri due, o ancor meglio la saldatura di tutte le situazioni in oggetto in un unico SIN “Valle del Sacco”. Peraltro, tale opportunità comincia a risultare, ad esempio, dalla Convenzione stipulata tra Ministero dell’Ambiente, Regione Lazio e ARPA Lazio che, avviata la sub-perimetrazione del SIN “Bacino del fiume Sacco”, ha prodotto nel giugno 2011 una Carta dei siti censiti potenzialmente contaminati che registra un numero del tutto incompleto ma estremamente significativo di aree industriali ancora in attività, aree soggette a rischio di incidente rilevante, attività estrattive e minerarie, discariche autorizzate e non autorizzate, ecc. Ed è appena il caso di ricordare, ad esempio, la presenza del’ex Cemamit di Ferentino (rilevante tra l’altro per il riconoscimento del SIN in base alla L. 134/2012, art. 36 bis, comma 2 bis)”.

Si tratta dunque non solo di riconsiderare la conversione dei due SIN in SIR, non giustificata dalla stessa normativa di riferimento del DL Clini, ma di avviare un processo di più ampio respiro, che riconosca la criticità ambientale dell’intera Valle del Sacco in termini da non dequalificare l’attività agricola ancora fiorente in alcune aree sane o anche integre e di pregio, e di promuovere, con fondi nazionali ed europei, la parziale riconversione dell’attività industriale in termini di risanamento ambientale e green economy. E qui non possono non essere ricordati l’ODG  proposto da Angelo Bonelli nel febbraio 2011 e approvato dal Consiglio regionale, volto a dichiarare la Valle del Sacco area ad alta criticità ambientale, lasciato poi cadere dalla Giunta Polverini; il Master Plan ‘Progetto per la valorizzazione strategica della Valle del Sacco’ proposto dalla Fondazione Kambo alla fine del 2010, caduto purtroppo anch’esso nel vuoto, il convegno tenutosi a Colleferro lo scorso novembre con la partecipazione di Hanns-Dietrich Schmidt, responsabile relazioni internazionali del distretto della Ruhr, organizzato da RETUVASA e Gruppo Logos per rilanciare la Valle del Sacco adattando al territorio il ‘modello Ruhr’.

È bene chiarire - conclude Bearziche in base al DL Clini, art. 2, commi 1 e 4, il Ministero dell’Ambiente ovviamente manterrebbe gli impegni economici in corso, e potrebbe anche stipularne di nuovi nel contesto di futuri accordi di programma con le Regioni e gli Enti locali competenti. Ma ciò non toglie che nella filosofia del provvedimento e dei riferimenti normativi a monte prevalga l’intenzione di dismettere competenze governative, e che soprattutto ciò comporti una sostanziale dequalificazione della rilevanza delle aree soggette a bonifica, delegando alle Regioni compiti di coordinamento e di spesa che spetterebbero a istituzioni di livello superiore. Lasciamo ad altra sede riflessioni sullo smantellamento dell’intervento pubblico in ogni ambito e la perdita di autonomia reale da parte delle amministrazioni locali, sotto i vincoli di bilancio, in un quadro di disarticolazione delle politiche di risanamento del territorio”.

Infine - afferma Alberto Valleriani - la situazione dei due SIN della Valle del Sacco appare forse più grave, ma non così diversa da altri, per cui ci giungono segnalazioni da diverse parti d’Italia. Sarebbe dunque opportuno che il Ministero dell’Ambiente riconsiderasse il provvedimento in oggetto, avviando un procedimento partecipativo voluto fortemente dall’Europa, volto a definire, con il contributo delle associazioni ambientaliste territoriali e gli enti locali, una nuova lista dei SIN davvero fondata e funzionale. In ogni caso, siamo pronti a impugnare l’atto con ricorsi sia in ambito giuridico nazionale che europeo, come presumibilmente avverrà anche in altri territori interessati. E premeremo sulla Regione perché sani la propria mancata opposizione al provvedimento. Riteniamo che il tema dovrebbe anche costituire un punto di riferimento programmatico essenziale su cui tutte le forze politiche impegnate in campagna elettorale dovrebbero confrontarsi”.

 
Per completezza, i SIN che il DL Clini trasforma in SIR sono i seguenti:
Abruzzo – Fiume Saline Alento.
Campania – Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano; Pianura; Bacino Idrografico del fiume Sarno; Aree del Litorale Vesuviano.
Emilia-Romagna – Sassuolo-Scandiano.
Lazio – Bacino del fiume Sacco; Frosinone.
Liguria – Pitelli (La Spezia).
Lombardia – Milano-Bovisa; Cerro al Lambro.
Marche – Basso Bacino del fiume Chienti.
Molise – Guglionesi II.
Piemonte – Basse di Stura.
Sardegna – La Maddalena.
Toscana – Le Strillaie.
Veneto – Mardimago-Ceregnano.
Provincia autonoma di Bolzano – Bolzano.
 
Valle del Sacco, 21 gennaio 2013 

FERTIRRIGAZIONE ACS DOBFAR, VERSO L'EPILOGO


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO
CODICI
 
“Salutiamo con favore l’ordinanza del Consiglio di Stato e attendiamo fiduciosi il giudizio di merito del TAR” – così Francesco Bearzi, coordinatore RETUVASA Frosinone e responsabile ambiente CODICI Frosinone.
“Da anni la cittadinanza mormorava l’inosservanza delle stesse prescrizioni dell’autorizzazione in possesso della multinazionale di casa madre italiana relative allo spandimento dei fanghi di depurazione ad uso agronomico (fertirrigazione).

Ricordiamo che:
  • lo scorso 7 agosto, la Provincia di Frosinone, Settore Ambiente, invertendo la rotta delle reiterate proroghe precedenti, anche a seguito delle irregolarità relative all’attività di fertirrigazione in questione riscontrate dagli enti di controllo, ha sospeso la relativa autorizzazione;
  • contro tale provvedimento provinciale, ACS Dobfar è ricorsa al TAR;
  • la Provincia di Frosinone si è costituita in giudizio;
  • con ordinanza cautelare dello scorso 18 ottobre, il TAR, sezione staccata di Latina, ha negato la sospensiva del provvedimento provinciale richiesta da ACS Dobfar;
  • ACS Dobfar è ricorsa in appello al Consiglio di Stato;
  • con ordinanza dello scorso 14 dicembre, la terza sezione del Consiglio di Stato ha respinto l’appello, sulla base degli atti pregressi e «ritenuto che, anche ai fini d’una più sollecita definizione del procedimento di AIA e per i valori ambientali implicati nella vicenda in esame, appare comunque opportuno, nel bilanciamento dei rispettivi interessi e per evitare ogni periculum in mora, che il TAR fissi, con priorità, la trattazione della causa nel merito ed approfondisca in quella sede le questioni di diritto proposte anche in appello».
Considerato che appare inverosimile che il procedimento AIA possa reintegrare l’attività di fertirrigazione richiesta da ACS Dobfar, attendiamo con fiducia il definitivo pronunciamento del TAR, ringraziando per aver potuto dimostrare l’inosservanza delle prescrizioni della defunta autorizzazione la cittadinanza attenta e vigile e gli enti di controllo, in particolare l’Arma dei Carabinieri”.
 
Anagni, 12 gennaio 2013
 

PROCESSO INCENERITORI COLLEFERRO, TUTTI RINVIATI A GIUDIZIO.


Comunicato Stampa Rete per la Tutela della Valle del Sacco


Estrema soddisfazione della Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) per l’ordinanza di rinvio a giudizio emessa dal Tribunale di Velletri il 10 gennaio 2013 per i 26 indagati nel processo riguardante gli illeciti nella gestione degli inceneritori di Colleferro.
Nel marzo 2009 si evidenziarono in tale gestione procedure criminose di vario genere volte allo smaltimento illecito dei rifiuti, dalla falsificazione di certificati di conferimento, alla modifica dei valori limite riguardanti le emissioni in atmosfera, alle intimidazioni ai dipendenti perché non collaborassero con il NOE, all’omissione dei poteri di controllo.
Una rete di illegalità che, oltre alla dirigenza degli impianti, ha interessato amministratori e responsabili di diverse società del settore sparse in tutta Italia.
 
“Siamo molto soddisfatti” - dichiara Alberto Valleriani, presidente Retuvasa - “ma sembra una catena senza fine. Viviamo in un paese, Colleferro, dove sono già aperti ben 3 processi, in tutti i quali siamo stati ammessi come parte civile, relativi a gravissimi reati ambientali che hanno inquinato terra, acqua, aria, esseri umani. Speriamo anche così di contribuire al risveglio della coscienza civica e ambientale di chi risiede in un’area così abusata, da difendere a tutti i costi e con tutti i mezzi a disposizione. Ci auguriamo che in questo e negli altri casi il procedimento si concluda nei termini, vengano accertate e punite tutte le eventuali responsabilità, che sembrano in alcuni casi decisamente evidenti. Resta comunque inaccettabile il fatto che alcuni soggetti oggi rinviati a giudizio ricoprano ancora incarichi di responsabilità all’interno degli impianti di incenerimento”.
 
La prima udienza dibattimentale è prevista per il 12 novembre 2013 alle ore 9,00.

 
Colleferro, 11 gennaio 2013

DOPO L'ATTESA BOCCIATURA TAR DEL PIANO RIFIUTI LAZIO, SI FERMI IL DECRETO CLINI


COMUNICATO STAMPA RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO
 
Il TAR accoglie le ragioni degli ambientalisti, della Commissione Europea e della Corte di Giustizia Europea, bocciando il Piano Rifiuti regionale a seguito del ricorso presentato da Verdi, VAS e Forum Ambientalista e in adiuvandum dalla Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa), rappresentata dagli avv. Daniela Terracciano e Vittorina Teofilatto.
           
Va rimarcato che solo la Provincia di Latina si è validamente costituita in giudizio, presentando articolata memoria difensiva. Altre Province e Comuni, contrari al Piano rifiuti, avrebbero potuto rappresentare le loro ragioni nelle sedi opportune.
 
Retuvasa, con la collaborazione dell’Unione Giovani Indipendenti (Ugi), si è fatta portavoce dell’interesse dei cittadini della Valle del Sacco e ha esposto al Collegio Giudicante le pesanti problematiche connesse al ciclo rifiuti nel ns. territorio, compresa la pratica di conferimento dei rifiuti nella discarica di Colle Fagiolara senza alcun previo trattamento. Retuvasa ha inoltre rilevato l’assoluta mancanza di pianificazione da parte della Regione Lazio finalizzata a porre fine a tale pratica illecita, che consentirebbe l’apertura di una nuova procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea. Inoltre è stata stigmatizzata l’assoluta irrazionalità dell’estensione degli ATO, che avevano comportato l’inclusione dei Comuni di Paliano ed Anagni all’ATO di Roma, senza coinvolgere i Comuni interessati e senza considerare minimamente la densità abitativa, che avrebbe dovuto imporre la scorporazione del territorio di Roma da quello dei Comuni della Valle del Sacco.

ITALCEMENTI COLLEFERRO VUOLE BRUCIARE PLASTICA, PNEUMATICI, FANGHI: COME UCCIDERE UNA CITTA' A NORMA DI LEGGE.


COMUNICATO STAMPA RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO
 
Nell’assoluto delirio della gestione dei rifiuti nel Lazio, con dichiarazioni istituzionali sull’ipotesi di incenerire negli impianti di Colleferro o smaltire negli impianti delle province, quanto Roma Capitale non riesce a più a sostenere, restiamo esterrefatti dalla richiesta di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) relativa al nuovo progetto presentato da Italcementi Colleferro in data 27 dicembre 2012 presso la Regione Lazio.
In una città in cui insistono una discarica di Rifiuti Solidi Urbani, sostanzialmente fuorilegge, due inceneritori di Combustibile Derivato da Rifiuti (CDR), un’area industriale con due siti di stoccaggio definitivo per rifiuti tossici, un cementificio, due industrie che devono rispondere alla legge Seveso Bis per i rischi da incidente rilevante, una centrale a turbogas, occupazioni di suolo con parchi fotovoltaici per quella che noi definiamo “militarizzazione energetica”, non ci saremmo mai aspettati che qualcuno avesse ancora la faccia tosta di proporre nuovi impianti, per usare un eufemismo, fuori luogo.

VIDEOTECA VALLE DEL SACCO

Community

                                                 
                                   

         

 

Osservatorio PM10

Emissioni Valle del Sacco

Retuvasa on the web