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Bando per Logo di "In Cammino Verso" Valle del Sacco, cosa c'è da fare dopo la perimetrazione del SIN.

SIN Bacino del fiume Sacco, la Regione Lazio in completa confusione.


Comunicato Stampa Congiunto

SIN Bacino del Fiume Sacco, la Regione Lazio in completa confusione.

 
Le intenzioni del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, comunicate all’assemblea generale di Unindustria, riguardo all’iniziativa congiunta con il Presidente del Consiglio Draghi e il Ministro Cingolani per giungere alla sospensione del decreto di perimetrazione del SIN “Bacino del fiume Sacco”, sono a dir poco inqualificabili e da intendersi come un affronto all’intelligenza della popolazione residente in un’area vasta come la Valle del Sacco.

Come comunità abbiamo partecipato e salutato con soddisfazione l’avvio del procedimento di nuova perimetrazione nel 2014, siamo stati pazienti per la firma del decreto di fine 2016, ancora di più per l’Accordo di Programma Quadro dei primi del 2019, per non dire della nomina di un commissario ad hoc per le operazioni di bonifica nel 2022. Ricordiamo che lo stato di emergenza socio-sanitaria che interessa ancora il territorio del SIN Bacino del fiume Sacco è attivo dal 2005.

Oggi con le intenzioni dichiarate dal Presidente Zingaretti e applaudite da Unindustria si torna indietro di ben 8 anni, il tutto condito dalle richieste lobbistiche della categoria industriale che avrebbe dovuto vigilare sull’operato dei propri associati. Il disastro ambientale che tutti conosciamo non ci è piovuto dal cielo: è originato dalle industrie e da un’idea di sviluppo industriale malata e predatoria. Aggiungiamo il ricatto dell’abbandono Catalent da Anagni utilizzato come cavallo di troia per rilanciare intenzioni politico economiche di de-perimetrazione nell’aria già da tempo.
È chiara, prevaricante e provocatoria l’intenzione di dimenticarsi del passato e chi sul territorio ha sofferto sulla propria salute il massiccio impatto industriale.

Le dichiarazioni mostrano anche una ignoranza abissale, la contaminazione delle aree ripariali e di quelle di esondazione non c'entrano nulla con la contaminazione endogena delle aree industriali, in particolare la situazione dell’area della Catalent, come altre, era nota da anni e sancita in base al dlgs 152/06 (T.U. ambiente). Nelle conferenze di servizi della vecchia perimetrazione e nelle caratterizzazioni della nuova, sono evidenti i gradi di contaminazione differenti per aree, per le quali è d’obbligo la giusta precauzione ed un’analisi approfondita. E’ necessaria una fotografia ambientale a colori del nostro territorio, non una in bianco e nero, una volta per tutte. Come sempre accade per le questioni ambientali si accusa l’eccesso di burocrazia, nascondendo le proprie responsabilità per non aver adeguato l’organizzazione e le risorse necessarie a gestire uno dei Sin più vasti del nostro paese ed il più complesso per la pluralità delle fonti di contaminazione provenienti dalle diverse aree industriali collocate lungo il fiume.

Quello che si sta pensando di fare, con tentativi di superamento delle normative nazionali ed europee, è un errore madornale che bisognerà anche valutare dal punto di vista giuridico amministrativo e di certo troverà l’opposizione di chi in questi anni con lo spirito collaborativo ed impegno ininterrotti ha profuso le proprie energie per cercare di trovare la soluzione del problema.
 
Valle del Sacco, 29 aprile 2022
 
Firmato:
Associazioni/Comitati
Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco (ReTuVaSa)
Circolo Legambiente Anagni
Associazione Diritto alla Salute (DAS)
Associazione Big Brother Ambiente
Associazione Unione Giovani Indipendenti (UGI)/Scaffale Ambientalista
Associazione Anagni Viva
Movimento No Biodigestore Anagni
Circolo Legambiente Frosinone
 
 
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--LAZIO. ZINGARETTI: CHIESTA A DRAGHI SOSPENSIONE DECRETO PERIMETRAZIONE VALLE SACCO
(DIRE) Roma, 28 apr. - "Occorrono segnali chiari che segnino una nuova fase. Per questo la scorsa settimana abbiamo avviato un'iniziativa direttamente col presidente del Consiglio Draghi, il ministro Cingolani e tutto il governo: la Regione Lazio ha chiesto la sospensione, eccetto le aree ripariali, del decreto di perimetrazione del SIN del Bacino Valle del Sacco". Lo ha detto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, intervenendo all'assemblea generale di Unindustria.
"Un decreto figlio di errori e illusioni che hanno finito nel tempo per bloccare tutto- ha aggiunto Zingaretti- Una sospensiva non per perdere tempo ma per definire in pochi mesi col territorio un perimetro che garantisca tutela, bonifica e rilancio produttivo. Un equilibrio tra sostenibilità e crescita, come ci chiede l'Europa".
(Mtr/ Dire)

 

Caffaro, Snia, Sorin, LivaNova: il delitto imperfetto.


Comunicato Stampa Retuvasa

Caffaro, Snia, Sorin, Liva Nova: il delitto imperfetto.
Possibili sviluppi economici per la bonifica della valle del Sacco?

 
 
Le attività di bonifica della valle del Sacco stanno procedendo lentamente rispetto all’Accordo di Programma Quadro sottoscritto agli inizi di marzo del 2019 con un orizzonte temporale al 2023, tra difficoltà oggettive in un SIN molto complesso e articolato, ma con responsabilità politiche sulle tempistiche di attuazione. Certo è che il 2023 è solamente il primo step a cui ne dovranno seguire necessariamente altri. 
Nel frattempo sono intervenuti fattori aggiuntivi che potrebbero in qualche modo dare nuova linfa economica per il prosieguo oltre la data stabilita e perché no una accelerazione.
La storia che andremo a raccontare è tanto complessa nella sua articolazione quanto interessante, tra movimentazioni societarie, furbetti del quartierino, procedimenti giudiziari extra territoriali, o meglio collegati al nostro territorio tramite la società Snia e la sua collegata Caffaro.
È necessario raccontare anche nel dettaglio al fine di cercare di rendere chiaro il più possibile quanto accaduto.
 
  1. Le ramificazioni societarie
La Snia acquisisce la BPD di Colleferro nel 1968, la SNIA a sua volta nel 1974 entra a far parte di Montedison che la acquista da Mediobanca, nel 1980 con il nome di Snia BPD viene acquisita da FIAT. nel 1998 Snia passa così sotto il controllo di Luigi Giribaldi e Cornelio Valetto, che attraverso il 30% societario e si ritrovarono azionisti di maggioranza. Nel 1999, è Emilio Gnutti a dirigere il gruppo, lanciando nel 2002 un'OPA sul 71% del capitale valutando l'intera società 950 milioni di euro. LA SNIA a sua volta diviene insolvente il16 aprile 2010, trascinata dalla insolvenza della controllata Caffaro, acquistata nel 2000.
 
  1. Il contenzioso civile: parte 1
In questo quadro societario il commissario straordinario della SNIA Spa in liquidazione e in amministrazione straordinaria a fine 2010 ha proposto azione di responsabilità con conseguente domanda di condanna nei confronti degli amministratori, sindaci e soci di riferimento, per un totale di n. 65 parti convenute e 24 terzi chiamati e con l’intervento ad adiuvandum del Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare e del Ministero dell’economia e delle finanze, rappresentati dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Milano.[i]
 
Ma cosa succede in questo primo grado di giudizio?
Il tribunale di Milano con sentenza del 10 febbraio 2016 ha dichiarato inammissibile l’intervento ad adiuvandum del Ministero dell’ambiente e dal Ministero dell’economia e delle finanze, estromettendoli dal giudizio e inammissibile anche la domanda di risarcimento del danno ambientale proposta dal Commissario straordinario.
E non finisce qui, le parti vengono anche condannate al pagamento delle spese processuali stimate in 10mln di euro.
 
  1. Il contenzioso civile: parte 2
A questo punto si passa in Appello e la sentenza viene completamente riformata in relazione allo specifico danno ambientale provocato da Caffaro, di proprietà Snia, scissione Sorin, cessione a Liva Nova PLC[ii].
 
  1. Il contenzioso civile: parte 3
Il 28 ottobre 2021 viene portato a termine l’Appello con i riscontri dei CTU nominati per i tre siti interessati di Brescia, Colleferro e Torviscosa [iii].
 
Riassumendo la risposta ai primi 3 quesiti contenuta nella sentenza: €22.059.598,34 per riparazione primaria strutture industriali; €52.574.138,69 per riparazione primaria Valle del Sacco; €10.612.285,71; €1.202.304.42 per capitale fruttifero per pompaggio Area chetoni; per complessivi €86.448.327,16 (€453.587.327,48 in totale per i tre siti di Brescia, Colleferro, Torviscosa).  
 
Col quarto quesito, infine, la Corte ha chiesto ai consulenti di indicare “ove possibile e rilevante, quali fossero alla data del 2 Gennaio 2004 le condizioni di inquinamento dei siti in esame, con relative misure di riparazione, come sopra specificate, e con i relativi costi”.
Con riguardo al sito di Colleferro, i consulenti hanno risposto che “alla data in oggetto si ritiene che lo stato di inquinamento del sito in esame fosse del tutto analogo allo stato attuale, in quanto non si ravvisano sul sito di Colleferro o nella Valle del Fiume Sacco dopo tale data, attività di alcun genere da parte delle società riconducibili al gruppo SNIA”.
 
  1. Il contenzioso civile: riepilogo
La sentenza non definitiva, n.973/2019, afferma che SNIA, quale proprietaria delle aree e degli stabilimenti, gestore diretto e capogruppo delle società via via partecipate ed acquisite, e Sorin, limitatamente all’attivo conferito –ma senza alcuna limitazione temporale relativa all’epoca di produzione dei danni, compresi, perciò, oltre a quelli esistenti al momento della scissione, anche quelli successivi, poiché ampiamente prevedibili –devono ritenersi corresponsabili in solido dei danni arrecati nei tre predetti siti. Tuttavia, stante la pendenza della procedura di amministrazione straordinaria nei confronti di SNIA s.p.a., il predetto importo di €453.587.328,48, in moneta attuale, deve essere qui posto solo a carico di LivaNova P.L.C.
  1. Conclusioni
Una sentenza in Appello quella di Milano che apre un nuovo scenario nell’ambito della giurisprudenza sui reati ambientali, prevedendo però che Liva Nova PLC ricorra in Cassazione ed eventualmente alla Corte di Giustizia Europea,
 
Viene affermato il principio “chi inquina paga” anche a soggetti subentranti a chi ha realmente cagionato il danno.
Questa storia mette ancora in evidenza la spregiudicatezza del comparto finanziario del nostro Paese, sempre più spesso coinvolto in affari illeciti o sul filo del limite ammissibile al solo scopo di capitalizzare, distraendo grossi quantitativi di fondi economici a discapito finale di ignari cittadini.
Se tale situazione venisse confermata la bonifica della valle del Sacco potrebbe trovarsi a disposizione nuovi fondi anche se potrebbero rientrare nelle casse dell’erario in quanto utilizzati come “azione in danno”.
Sarebbe opportuno però che tali fondi, se dovessero entrare nelle disponibilità del MITE, venissero riversati per la bonifica dei territori che hanno subito ingenti danni socio-economico-ambientali non immediatamente quantificabili nel tempo. Pertanto è auspicabile che nello specifico della Valle del Sacco, i soggetti in gioco quali MITE e Regione Lazio si adoperino per rendere trasparente tutta l’operazione di recupero su Liva Nova PLC.
 
Valle del Sacco, 22 marzo 2022

Il Consiglio di Amministrazione della Società si compone di 13 membri (anno 2003)
 
Umberto Rosa, Presidente e Amministratore Delegato
Carlo Callieri, Vice Presidente
Leonardo Bossini, Consigliere
Giorgio Cirla, Consigliere
Umberto Colombo, Consigliere
Giovanni Consorte, Consigliere
Maurizio Dallocchio, Consigliere
Pier Giorgio Primavera, Consigliere
Mauro Gambaro, Consigliere
Emilio Gnutti, Consigliere
Tiberio Lonati, Consigliere
Andrea Pininfarina, Consigliere
Marco Vitale, Consigliere
 
 

[i] La prima richiesta e la più rilevante, sotto il profilo del danno cagionato, delle condotte censurate consiste in una omissione, protrattasi a far data dal 3 aprile 2000, che avrebbe esposto SNIA Spa alla responsabilità per tutti i debiti della controllata al 100 per cento società Caffaro Srl, conseguenti ai danni all’ambiente causati da quest’ultima nei tre SIN di Torviscosa, Brescia e Colleferro.
Altra rilevante condotta censurabile da parte di amministratori e sindaci della SNIA è rappresentata dalla cosiddetta «scissione distrattiva» della SORIN Spa. In parole semplici si ipotizza il dolo di BIOS che trasferisce in SORIN il comparto redditizio del biomedicale con grave pregiudizio per gli altri soci, i quali si trovano con patrimonio diminuito e impossibilitati a proseguire le attività. Da qui la richiesta di risarcimento danni.
 
 
[ii] La prima sezione del corte d’appello civile del tribunale di Milano nel giugno 2018 con sentenza del marzo 2019 accoglie la domanda di Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, del Ministero dell’economia e delle Finanze, della Presidenza del Consiglio dei Ministri dichiarando la corresponsabilità di Sorin, ora Liva Nova PLC, con Snia per gli interventi di riparazione ambientale sostenuti e da sostenere nei siti di Brescia, Colleferro e Torviscosa, stante l’inattività delle corresponsabili. Di fatto si chiede la riparazione del danno a Liva Nova PLC.
Dispone altresì la prosecuzione del giudizio per determinare tramite CTU collegiale: l’esatta dimensione dell’inquinamento dei siti di Brescia, Colleferro e Torviscosa, le necessarie misure di riparazione ambientale, l’esatta determinazione dei relativi costi di risanamento.
 
 
[iii] Il primo quesito posto ai consulenti è così formulato: “valutino i CTU l’esatta natura ed il grado del deterioramento ambientale provocato dalle aree interne ed esterne i SIN, siti industriali di Brescia, Torviscosa e Colleferro per cui è causa, dall’attività svolta dalle società riconducibili al Gruppo SNIA”.
In risposta, i consulenti hanno svolto una premessa metodologica, specificando che “è stata effettuata una disamina accurata e completa della vasta documentazione disponibile, con il fine di identificare, per ogni sito, i contaminanti di riferimento e se ed in che misura tali contaminanti siano connessi alle attività svolte delle società riconducibili al gruppo SNIA”. “Si è, inoltre, tenuto ben presente come il quesito non riguardi la definizione dello stato di contaminazione alla data attuale, che pagina compete alla progettazione di interventi di bonifica, ma richieda un esame dello stato di contaminazione fin dalla sua prima identificazione come ben dettagliato nella relazione”.
Per il Sin Valle del Sacco i tecnici si soffermano sulla secolare attività industriale del sito di Colleferro e sulla contaminazione diffusa da Beta-esaclocicloesano (BetaHCH) del sedimento del fiume con progressiva diminuzione di presenza del contaminante in relazione alla distanza del fiume, confermando il nesso causale tra attività industriale specifica delle società riconducibili al gruppo SNIA.
 
Col secondo quesito, la Corte ha chiesto indicarsi, “in relazione al deterioramento ambientale riscontrato nei tre siti, gli interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino delle aree (pubbliche e private) già realizzati dalle parti interessate”.
Con riguardo al sito di Colleferro, la risposta è che “gli interventi di bonifica e messa in sicurezza presso il sito industriale di Colleferro sono molteplici, ma non tutti sono di rilevanza per la contaminazione da pesticidi oggetto principale di questa analisi, e ancora meno sono quelle la cui competenza ricade in ultima istanza su SNIA e le società ad essa a vario titolo collegate”.
 
Col terzo quesito, la Corte ha chiesto “indicazioni in ordine alle misure di riparazione (primaria, complementare e compensativa, di cui all’allegato 3 alla parte sesta del D.Lgs.n.152/06) necessarie per l’integrale rimozione delle conseguenze prodotte dall’inquinamento e per il ripristino della piena fruibilità delle risorse e/o dei servizi naturali danneggiati, precisandone tipologia, oggetto, modalità, tempi di realizzazione e determinandone i relativi costi”.
Con riguardo al sito di Colleferro i consulenti precisano che “nel suo complesso la stima del danno ambientale per il sito di Colleferro-Valle del Fiume Sacco può essere suddivisa nelle seguenti parti: 1) riparazione primaria del sito industriale, per la porzione di competenza Caffaro-SNIA, 2) riparazione primaria della valle del Sacco, 3) riparazione compensativa, con particolare riguardo alla valle del Sacco.
 
Il punto 1) nella disamina dei periti risulta essere molto complesso ed articolato in quanto le attività portate avanti dall’ex Ufficio Commissariale sono state molteplici e riferite all’area Benzoino (completata), all’area ARPA1 (completata), all’area ARPA2 (programmata ma non realizzata), alla rete delle acque bianche (completata), all’area Chetoni-Feniglicina (da effettuare), all’area compresa tra Benzoino e ARPA1 (caratterizzata), alle attività di caratterizzazione-valutazione-manutenzione.
Una nota particolare si legge nella relazione e relativa ad ARPA2: “Tuttavia alla data odierna tale bonifica non è stata realizzata, e nell’ambito dell’Accordo di Programma Regione Lazio-MATTM del 2019 e successiva Rimodulazione ed Integrazione del 27 ottobre 2020, i relativi costi sono stati rivalutati (si veda più avanti) con una situazione incerta relativa al contributo SeCoSvIm che porta ad escludere tale contributo dal computo in questa sede, quindi con costi presunti totalmente a carico dell’erario.” Per completezza di informazione la SeCoSvIm avrebbe dovuto partecipare con l’80% dell’importo totale di € 8.765.402,82, che ora ricadrebbero totalmente a carico dell’erario.
Al punto 2) oltre agli altri costi ripresi dall’Accordo di Programma Quadro del 2019 e rimodulato il 27 ottobre 2020 merita attenzione il passaggio sul ripristino ambientale del letto del fiume Sacco che può avvenire solamente con dragaggio. Il costo per tale operazione a partire da Colleferro fino alla confluenza con il Liri viene stimato in poco meno di 44mln di Euro.
Al punto 3) si ripercorrono gli indennizzi alle attività zootecniche e i costi stimati per la coltivazione dei pioppi 

 

SIAMO RE.TU.VA.SA., ASSOCIAZIONE NON DOMESTICA NÉ ADDOMESTICATA


COMUNICATO STAMPA RETUVASA

SIAMO RE.TU.VA.SA., ASSOCIAZIONE NON DOMESTICA NÉ ADDOMESTICATA
 
 
 
I tre sindacati confederali della Provincia di Frosinone (https://www.alessioporcu.it/articoli/i-sindacati-si-schierano-con-il-green-e-con-saxa/) ci chiamano pesantemente in causa, in relazione ai progetti di Saxa Gres sul territorio di Anagni. Non possiamo non replicare, in particolare, alla seguente affermazione: “Siamo stanchi di associazioni domestiche che spaventano le aziende con atteggiamenti pretestuosi ed inutili, entrando nel merito di progetti complessi di cui non hanno alcuna conoscenza e competenza per intervenire”. Un’affermazione che è difficile non considerare superficiale e offensiva. Ma rispondendo non intendiamo alimentare la polemica; al contrario, intendiamo fare chiarezza e promuovere un dialogo, quantomeno potenzialmente, costruttivo.

In primo luogo, non possiamo non rammentare alcune (e solo alcune) delle azioni dispiegate in 13 anni di attività, a puro titolo di volontariato, sottraendo tempo al nostro lavoro e alle nostre famiglie nel tentativo di costruire il bene della Comunità. Azioni richiedenti notevoli e molteplici conoscenze e competenze, distribuite tra i membri dell’Associazione.

Alcune azioni “costruttive”

Partecipazione, in maniera propositiva, a tutte le attività del SIN “Valle del Sacco”, dalla sua istituzione ad oggi; costante contributo alle conferenze dei servizi che ne hanno definito la nuova perimetrazione; informazione alla cittadinanza sulla natura del SIN e sulle ragioni della sua istituzione, sulla sua essenziale funzione per la difesa della salute e dell’ambiente;

Partecipazione attiva al coordinamento nazionale dei SIN, nonché delle azioni dei Comitati e delle Associazioni che agiscono nei territori dei SIN;
Organizzazione di incontri pubblici su modelli di sviluppo sostenibile per il territorio, ad esempio quella con partecipazione del direttore culturale del distretto di Essen (Ruhr);

Organizzazione di incontri pubblici di informazione alla cittadinanza con enti come Regione Lazio, Istituto Zooprofilattico di Lazio e Toscana, DEP Lazio;
Collaborazione con la Fondazione Kambo alla costruzione di un Master Plan per la Valle del Sacco (con forte partecipazione, tra l’altro, delle associazioni di categoria degli industriali e dei sindacati confederali);

Realizzazione di numerosi progetti di educazione ambientale nelle scuole;

Partecipazione a decine di eventi televisivi e a cronache e approfondimenti nelle testate giornalistiche (ad esempio, TG1, TG2, TG3, RAI News, Le Jene, Report, Repubblica TV, Extra TV, Lazio TV, Il Fatto Quotidiano, Il Messaggero, Il Tempo, Il Manifesto, Ciociaria Oggi, Extra TV, Lazio TV);
Partecipazione, con le nostre testimonianze a progetti editoriali come "Così ci uccidono" di Emiliano Fittipaldi, "Malaterra" di Marina Forti, "Roma come Napoli" di Nello Trocchia.

Alcune azioni “di contrasto”

Azioni e osservazioni procedurali contro aeroporto di Frosinone, che si sono rivelate decisamente fondate;
Azioni e osservazioni procedurali contro progetto di incenerimento di car fluff, proposto da Marangoni ad Anagni, poi non autorizzato;
Azioni e osservazioni procedurali contro rinnovo inceneritore pneumatici Marangoni ad Anagni;
Azioni e osservazioni procedurali contro inceneritori e rinnovo/ampliamento discarica di Colleferro, sempre ammessi nei ricorsi al TAR;
Partecipazione al progetto di urbanizzazione dell'attuale parco del Castello Vecchio a Colleferro, divenuto in seguito un importante patrimonio pubblico;
Partecipazione a numerose attività e mobilitazioni nei territori di Ferentino, Frosinone, Ceccano, Ceprano, Patrica;
Partecipato al processo Valle del Sacco come parte civile.

Naturalmente, le azioni “costruttive” e “di contrasto” sono strettamente collegate, cospirano a un unico disegno, un modello di sviluppo autenticamente sostenibile per la Valle del Sacco, capace di elevare la qualità della vita, promuovere il benessere e l’occupazione, tutelare la salute della popolazione.

Le conoscenze e le competenze presenti nell’associazione sono sempre state in dialogo e condivise con quelle di esperti esterni di varia provenienza, comportando in genere lunghe e faticose attività di studio. Ci piace almeno ricordare la collaborazione con la Prof.ssa Margherita Eufemi, che tanto ha contribuito a chiarire gli effetti del beta-HCH sulla salute umana. La condivisione delle conoscenze specialistiche, in un processo di apprendimento progressivo da parte dei cittadini, ha aperto inoltre la possibilità di raccogliere e chiarire le esperienze di vita dei cittadini stessi, che sono usciti così dall’isolamento, costruendo cultura, solidarietà e partecipazione democratica. In questo ci sentiamo eredi della migliore tradizione sindacale.

Riteniamo che i sindacati svolgano un ruolo fondamentale, tutelando i diritti dei lavoratori. E non possiamo non apprezzare la sollecitudine e la preoccupazione espressa in riferimento ai lavoratori impegnati nel processo produttivo in questione. Tuttavia, ci sembra che i sindacati, in questa e in altre ancor più plateali occasioni (15 posti di lavoro nell’inceneritore di pneumatici Marangoni, con tutte le conseguenze che tale impianto ha comportato), rischino essi stessi una deriva decisamente “domestica”, nonché “addomesticata” agli interessi e ai capitali di turno. Parcellizzare le vertenze sindacali perdendo di vista l’insieme è un tragico errore storico dell’operato sindacale nella Valle del Sacco, come illustra il recente libro di Annamaria Mariani, in collaborazione con docenti dell’Un. di Roma Tre, edito dall’Associazione Oltre l’Occidente, “Realtà identitarie smarrite. Rilettura della evoluzione dei modelli antropologici in Ciociaria dagli anni Cinquanta ad oggi”. Come ieri l’industria ha portato benessere solo apparente, lasciandosi dietro il deserto per tante altre opportunità lavorative (per non parlare delle conseguenze ambientali ed epidemiologiche), oggi la “Transizione ecologica” rischia di diventare la nuova Cassa del Mezzogiorno, se le attività produttive promosse non costituiranno un’economia autenticamente circolare e se produrranno forti impatti per l’ambiente e la salute, inficiando altri settori occupazionali.

Per questo abbiamo promosso una riflessione, definita “vertenza per la Valle del Sacco”, su cui vogliamo ricreare mobilitazione, cooperazione e co-progettazione tra tutti i soggetti economici, sociali ed istituzionali della nostra Valle. I sindacati, animati da autentico spirito di dialogo e privi di pregiudizi e riduzionismi, dovrebbero costituirne parte integrante.

Sui progetti di Saxa Gres, sono agli atti le motivazioni della nostra opposizione e di quelle rappresentate dal prezioso contributo di altre Associazioni e Comitati. La condivisione delle conoscenze e il pubblico confronto costituiscono un nostro fondamento metodologico. Al confronto pubblico invitiamo chiunque abbia qualcosa da dire e intenda esprimere le proprie ragioni.

Saluti solidali.

Valle del Sacco, 03.08.2021

 

Anagni, replica al Dott. Francesco Borgomeo


Comunicato Stampa

Replica al Dott. Francesco Borgomeo
 

Le esternazioni del Dott. Francesco Borgomeo sulla nostra comunicazione relativa alla sentenza del Consiglio di Stato circa l’attività produttiva Saxa Gres (produzione di ceramiche con recupero di scorie di incenerimento rifiuti), che rinvia al giudizio di merito del TAR Lazio, ci inducono a replicare a nostra volta, riportando il confronto nei confini dell’ambito giuridico-amministrativo, non senza però affrontare il tema delle conseguenze occupazionali agitate nelle suddette esternazioni.

Premesso che effettivamente, allo stato attuale, nulla impedisce a Saxa Gres di procedere nella produzione come da progetto approvato, risulta necessario fare chiarezza, a beneficio della popolazione della Valle del Sacco, sugli scenari che l’ambito normativo e giuridico avranno il compito di dirimere.

La nostra opposizione, in sede di ricorso, si è concentrata sulla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) relativa all’impianto in questione, non sull’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). La normativa stabilisce che, una volta che l’AIA sia stata autorizzata, è consentito al proponente di procedere con la produzione.

C’è però qualcosa che il Dott. Borgomeo sembra tralasciare, consapevolmente o meno.

In questo momento il giudizio ritorna al TAR del Lazio, che si dovrà esprimere in merito alle nostre opposizioni.

In base all’art 29 c. 3 del Codice Ambiente, qualora il TAR riconoscesse fondati i nostri motivi, solamente la VIA verrebbe annullata, al contrario dell’AIA.
Ciò significa che per la VIA sarebbe necessario riavviare l’iter, sulla base delle indicazioni espresse nella sentenza dal TAR del Lazio. A tale sentenza Saxa Gres potrebbe però, a propria volta, ricorrere in appello al Consiglio di Stato.

Nel contesto del nuovo iter di VIA, gli uffici regionali preposti potrebbero pronunciarsi in modo differente che in precedenza, richiedendo una diversa composizione dell’impasto delle ceramiche e in particolare escludendo l’utilizzo di scorie derivanti da incenerimento rifiuti. Tale provvedimento sarebbe successivamente riportato in AIA, a titolo di modifica sostanziale.

Stiamo parlando di semplici ipotesi, delineando scenari possibili in ossequio all’esigenza di informare la popolazione in termini trasparenti. Come ricorrenti, ci auguriamo naturalmente che i nostri rilievi vengano integralmente recepiti, con particolare riferimento ai dubbi espressi circa la possibilità di utilizzare rifiuti pericolosi nel corso del processo produttivo, sulla base della normativa europea di riferimento. Un rifiuto del genere può essere contenuto in un prodotto di uso commerciale e pubblico solamente ove vi sia comprovata certezza della salubrità di quest’ultimo. Cosa che non crediamo che il Dott. Borgomeo sia in grado di dimostrare.

Riguardo, infine, alle affermazioni del Dott. Borgomeo dichiaratamente volte a rassicurare i lavoratori dell’impianto produttivo - affermazioni dal sapore piuttosto paternalistico, elargite a titolo di luminoso benefattore dell’umanità e di disinteressato alfiere della transizione ecologica, che sembrano peraltro manifestare un certo disprezzo nei confronti dell’operato della società civile da noi rappresentata - non possiamo non esprimere a nostra volta solidarietà, sincera, ai lavoratori. Un lavoratore la merita sempre. Riteniamo tuttavia che un autentico sviluppo sostenibile, per i lavoratori e i cittadini della Valle del Sacco (circa mezzo milione), dovrebbero costituire un interesse decisamente superiore, tale da maturare un senso di Comunità e una solidarietà capace di trascendere le singole categorie e gli interessi di parte.
 
Anagni, 24.07.2021
 
Le Associazioni  firmatarie  dell’ Appello  al  Consiglio di Stato
Anagni Viva  - Comitato residenti Colleferro – Rete per la  Tutela della  Valle  del Sacco.
IL COORDINAMENTO  AMBIENTALE DI ANAGNI 
LE ASSOCIAZIONI: ANAGNI VIVA, RETUVASA, COMITATO RESIDENTI COLLEFERRO, RAGGIO VERDE, ASSOCIAZIONE DIRITTO ALLA SALUTE
 

In Cammino Verso, il nostro Logo


In Cammino Verso
 
Comunicato Stampa #4 
Il nostro Logo

 
 
Prende sempre più forma l’iniziativa “In cammino verso” prevista per il prossimo 5 settembre presso il Parco del Castello Vecchio a Colleferro (Rm), continuano infatti le nostre riunioni e la voglia di costruire un percorso condiviso che continuerà nel tempo e che vuole essere promotore di cambiamento e trasformazione.
 
Oggi abbiamo anche un logo che Stefania Spanò, in arte Anarkikka ha realizzato generosamente per noi. Interpreta la voglia di andare avanti, costruire speranza, immaginare e progettare un futuro in cui la speranza possa essere creata dalle nostre azioni, anche piccole e quotidiane, ma condivise e divenire contagiosa, coinvolgere sempre più cittadine e cittadini, a partire dai più giovani.
 
La carica di emozione che ha attraversato le nostre comunità dopo il terribile omicidio di Willy Monteiro Duarte, e la grande solidarietà arrivata da ogni parte del Paese, deve diventare la molla per costruire un tessuto sociale capace di respingere quella violenza furibonda di cui è stato scenario un angolo del nostro territorio.
Interrogarsi, confrontarsi, discutere, coinvolgere, vogliamo partire da qui, vogliamo partire il prossimo 5 settembre, vogliamo farlo insieme.
 
Il programma della giornata è in costruzione, ma possiamo già anticiparvi che tanti amici artisti riempiranno la giornata di suoni e colori.
 
Continuano le adesioni, singole e di associazioni, per unirvi a noi con la vostra scrivete a incamminoverso2021@gmail.com, di seguito le troverete aggiornate al 14 luglio. 
Vi ricordiamo anche i nostri precedenti comunicati:

 
Comunicato stampa #1
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2558902064416437&id=100008900047437

Comunicato stampa #2
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2567172916922685&id=100008900047437

Comunicato stampa #3
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2578637702442873&id=100008900047437
  
Nel ringraziare Anarkikka, che è una delle aderenti alla nostra iniziativa, per aver realizzato per il logo vi informiamo che gli elaborati arrivati per il concorso che avevamo indetto non sono stati ritenuti idonei e pertanto abbiamo concordato di utilizzare risorse interne alla nostra organizzazione.
 
 
In Cammino Verso, 14.07.2021
 
Elenco Adesioni al 14.07.2021
 
Associazioni/Comitati
 
ANPI Colleferro - "La Staffetta Partigiana"
ANPI Genazzano - Sezione "Emilio D'Amico - Lidia Ciccognani"
ANPI Palestrina - Sezione XI - "Martiri"
Associazione culturale "Bramarte"
Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco (RETUVASA)
Associazione Rete Sociale 
[comprende:
Artena è Casa Mea ONLUS 
Associazione Comitato di Quartiere Centro Storico 
Associazione Ferao Valmontone/Artena 
Associazione Genitori Artena 
Associazione Live Artena 
Associazione Sbandieratori e Musici del Cardinal Borghese 
Associazione Scout d'Italia - Gruppi Artena e Colleferro 
Polygonal ngo Cori]
Azione Cattolica Velletri-Segni
Chiesa valdese di Colleferro
Cuori in ballo
Emergency Colleferro
Oltre il Ponte
Parrocchia Santa Maria di Gesù
Piccola Soc. Coop. “Il domino” ARL Colleferro
Punto Pace Velletri-Segni (Pax Christi)
SconfinataMente odv Anagni
Centro Islamico per la Pace
Comunità di Sant’Egidio
Circolo Legambiente – Anagni
Associazione Zetanove (FR)
Arcigay Frosinone
Arcigay Roma
CGIL CdLT Roma Sud Pomezia Castelli
Amnesty International Lazio
Socialmentedonna
Gruppo Giovani 085 - Amnesty International
ANPI Velletri - Sezione “Edmondo Fondi”
Mondo Futuro
PeaceLink
Libera Roma
Mediterranean Hope
Etika - SOS Rosarno
Confronti Magazine
ANPI Barona Milano
ANPI Provinciale Roma
Resta - Serrone
ANPI Sez. “Cap. Carlo Barbieri” Todi
NIBI-Neri Italiani Black Italians
ANPI Sez. “Marcella Balconi” Novara
Associazione La Torre-Mattarella Novara
ANPI Provinciale Frosinone
Associazione Culturale Ninfea - Genazzano
Associazione Saltatempo - Genazzano
Associazione per la Pace - Novara
Casa dei Diritti Sociali Lazio ODV
FOCUS-Casa dei Diritti Sociali
Aranira, gruppo musicale
Lupus in Fabula
Rete #NoBavaglio liberi di essere informati
Associazione Scosse
Progetto T.E.R.RA.
Aspagorà-Sora
Coop. E.D.I. Educazione ai Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza
Associazione Cornelia
Movimento dei Focolari nella Diocesi di Velletri-Segni
Scuola Taiko Roma
 
Adesioni singole
 
Sabrina Romiti
Valentina Pascucci
Antonietta Germani
Romina Perni (Ricercatrice)
Roberto Vicaretti (Giornalista)
Mauro Biani (Educatore Professionale e Vignettista)
Angela Caponnetto (Giornalista)
Andrea Satta (Pediatra e Artista)
Stefania Spanò in arte Anarkikka (Vignettista)
Enrico Calamai (ex console di Buenos Aires, attivista per i diritti umani)
Paolo Naso (professore Scienze politiche Sapienza, coordinatore progetto “Mediterranean Hope” della FCEI)
Francesco Piobbichi (operatore progetto “Mediterranean Hope”; coordinatore progetto “Etika SOS Rosarno” della FCEI)
Ivano Taietti (vicepresidente ANPI Provinciale Milano)
Lucamaleonte (artista)
Paolo Di Paolo (scrittore)
Stefano Ciccone, Maschile Plurale
Simone Alliva, giornalista
Domenico Massano
Marino Bisso, giornalista
Paolo Berizzi, giornalista
Davide Fischanger
Giulia Lorenzon
 

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