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Colleferro, il processo incenerito. SIN Valle del Sacco, errori sulla perimetrazione. SIN Valle del Sacco, i dettagli della Conferenza di Servizi del 19 gennaio 2015. SIN Valle del Sacco, il Ministero dell'Ambiente ricorre al Consiglio di Stato.

Colleferro, il processo incenerito


COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO
 
“COLLEFERRO, IL PROCESSO INCENERITO “


Il Tribunale di Velletri si è finora occupato del processo sugli inceneritori di Colleferro, processo che è stato agli onori della cronaca, per l'estrema scientificità delle condotte criminose, oggetto di scrutinio da parte del Tribunale. Risulta dal capo di imputazione che gli imputati hanno bruciato nell'inceneritore rifiuti non consentiti, arrivando, per non far emergere le loro responsabilità, a far falsificare i certificati relativi e a penetrare nel sistema informatico di monitoraggio in continuo, onde non far risultare lo sforamento delle soglie per inquinanti emessi in atmosfera. Ad oggi, la popolazione colleferrina non sa che cosa sia stato bruciato prima del 2008 nell'inceneritore, ma i dati per asma pediatrico e patologie alle vie respiratorie parlano -purtroppo- da soli.
 
Qualunque cittadino si aspetterebbe una gestione scrupolosa di un processo tanto delicato. Purtroppo tale attesa non ha trovato riscontro nei fatti.
 
Il Tribunale di Velletri, dopo quattro anni di processo - tra fase dell'udienza preliminare e fase dibattimentale – ha, accogliendo un'eccezione della difesa degli imputati formulata già in fase di udienza preliminare – dichiarato la propria incompetenza funzionale, essendo per la tipologia di delitti contestati, competente il Tribunale di Roma. Ciò sta a significare che sono stati letteralmente “inceneriti” quattro anni di processo, ed essendo la notizia di reato del 2008, anche questo processo potrebbe essere segnato dalla prescrizione.
 
Non intendiamo entrare nel merito della decisione. Quello che però lascia interdetti è che per giungere a detta decisione, ci sono voluti 3 anni di processo in fase di udienza preliminare e 1 anno di giudizio dibattimentale. Il Tribunale di Velletri si è potuto pronunciare sulle eccezioni preliminari, rispetto alle quali, normalmente, basta un'udienza, dopo una serie svariata di rinvii, pari alla lunghezza di un anno, dovuti ad omesse o inefficaci notifiche.

Un processo di tale delicatezza avrebbe meritato una maggiore attenzione ed efficienza a partire dalle notifiche fino a pervenire allo studio scrupoloso della questione.
 
Le associazioni ambientaliste, parti civili, si augurano di trovare nel Tribunale di Roma una maggiore efficienza e sensibilità ambientale, affinché venga fatta giustizia, come richiesto da tutti i cittadini che si trovano ad affrontare sempre più spesso situazioni analoghe.


Colleferro, 24 marzo 2015
 
F.to
Ass. Raggio Verde 3389213916
Ass. Rete per la tutela della Valle del Sacco (Retuvasa)
Ass. Unione Giovani Indipendenti (UGI)
Comitato Residenti Colleferro
Ass. Mamme Colleferro (A.Ma) 

SIN Valle del Sacco, necessario stringere i tempi.


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO
 
SIN Valle del Sacco
Piccoli passi in avanti con la perimetrazione, le nostre prime proposte successive a questa fase.


 
Il 12 febbraio scorso si è tenuta presso il Ministero dell’Ambiente una nuova conferenza di servizi per la perimetrazione del SIN “Bacino del Fiume Sacco”, dal cui verbale emerge sostanzialmente la necessità di chiudere la fase preliminare, sulla base della proposta elaborata da Regione Lazio e Arpa Lazio, per poter quindi avviare le attività istruttorie. 
 
Il dicastero ritiene necessario definire le prime aree di intervento, osservando che queste potranno essere successivamente ampliate, e ribadisce la volontà di rispettare i criteri di inserimento dettati dalla legislazione vigente sui SIN. Le aree che invece verranno segnalate come potenzialmente contaminate e che non rientreranno nei parametri definitori del SIN dovranno invece essere prese in carico dalla Regione. Si tratta ad esempio dell’area prospiciente la Marangoni Tyre di Anagni, dove sono presenti concentrazioni rilevanti di diossina e PCB, nonché di numerose altre aree industriali in diversi Comuni, in particolare Ferentino, Ceprano e Paliano.

Emergono però difficoltà di tipo oggettivo per superare l’impasse. I documenti in possesso della Regione Lazio riguardanti le operazioni di bonifica finora effettuate, utili per poter ridefinire l’area di perimetrazione, sono state sequestrati dalla Procura della Repubblica di Velletri per un’indagine in corso. Inoltre, quanto richiesto dal Ministero dell’Ambiente nella precedente riunione non è stato prodotto da diversi Comuni, che hanno fornito elementi non pertinenti.

Alcune amministrazioni hanno invece fornito elementi interessanti su alcune possibili aree di intervento, tra cui ad esempio l’ex area industriale di Castellaccio nel Comune di Paliano; viene finalmente richiesta l’inclusione dell’area ex Cemamit nel Comune di Ferentino; molte altre proposte di inserimento sembrano invece dimostrare che non c’è ancora molta chiarezza tra gli enti locali su cosa possa essere concretamente inserito in un SIN.

Anche per questo la Regione Lazio propone, in data 6 marzo, un incontro con amministrazioni e associazioni al fine di semplificare il lavoro di raccordo, istituendo per comodità una apposita mail cui far confluire le necessarie documentazioni.

Riteniamo effettivamente urgente e indifferibile stringere su questa fase, ma ci sentiamo di andare avanti, guardando al post-perimetrazione e fornendo elementi utili per il prosieguo delle attività di bonifica, ferma ormai da più di due anni. Da tener presente che lo stand-by ha prodotto o sta producendo ingenti danni economici. Ad esempio, alcuni milioni di euro stanziati per la bonifica, inutilizzati, sono rientrati o stanno rientrando in dotazione al Ministero dell’Ambiente, e non è affatto scontato che possano essere nuovamente utilizzati per la Valle del Sacco. Riteniamo, quindi, che sia necessario avviare in tempi ragionevoli alcune attività particolarmente rilevanti, per non compromettere totalmente i pur parziali risultati ottenuti a dieci anni dalla dichiarazione dello stato di emergenza nella Valle del Sacco.

A parer nostro l’operazione prioritaria consiste nella verifica idrologica degli argini del fiume, con successivo rafforzamento nelle aree a rischio di esondazione, in quanto il contaminante Beta-HCH è ancora presente nel sedimento fluviale e potrebbe nuovamente riversarsi nelle aree ripariali.
 
La seconda operazione urgente consiste in una nuova caratterizzazione di tutte le fasce agricole ripariali (la precedente è ferma al 2008), utile alla ridefinizione dei perimetri di interdizione ad uso agricolo e zootecnico. Non è detto che alcune zone non possano essere restituite alla coltivazione.

La terza è affrontare in modo definitivo la decontaminazione delle aree agricole trovate contaminate dopo la caratterizzazione, con tecniche che non producano nuovi danni.

In parallelo è indispensabile sbloccare la situazione amministrativa sulle autorizzazioni allo scarico del barrieramento idraulico nell’area industriale di Colleferro (è peraltro probabile che nel frattempo giunga il pronunciamento del TAR Lazio relativo a un ricorso intentato da SE.CO.SV.IM contro la Provincia di Roma) e avviare il percorso di Messa in Sicurezza di Emergenza della discarica di rifiuti tossici denominata ARPA2.
 
Nel frattempo il territorio, dal basso, deve avviare un percorso unitario di pressione, che sia di ausilio al tavolo di Coordinamento dei Sindaci, affinché la comunità sia costantemente informata e possa rendersi partecipe sulle operazioni future di intervento e di riqualificazione.
 
 
Valle del Sacco, 27.02.15

 
  
CLICCA QUI per scaricare il verbale della Conferenza di Servizi del 12 febbraio 2015
 

SIN Valle del Sacco, errori sulla perimetrazione.


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
SIN Valle del Sacco: mentre il ministero ricorre al consiglio di Stato, si perpetua la confusione sulla perimetrazione e sul numero stesso dei SIN.

 
Torniamo sulla Conferenza di Servizi per il SIN “Bacino del fiume Sacco” del 19 gennaio 2015 in quanto, non riportato sul verbale, si è avuta la percezione che sia al Ministero dell’Ambiente che alla Regione Lazio non si abbia la certezza di quanti SIN insistono sul nostro territorio (incredibile, ma vero!!). Ripercorriamo quindi l’iter amministrativo per chiarire questo punto.

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 19 maggio 2005.
E’ stato dichiarato lo stato di emergenza socio-economico-ambientale nel territorio dei comuni di Colleferro, Segni e Gavignano in provincia di Roma, e dei comuni di Paliano, Anagni, Ferentino, Sgurgola, Morolo e Supino, in provincia di Frosinone;

Ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 giugno 2005, n. 3441 e 14 luglio 2005, n. 3447.
E’ stato nominato Commissario delegato per l’emergenza il Presidente della Regione Lazio che si può avvalere di un Soggetto attuatore per porre in essere tutte le attività volte al superamento dell’emergenza. Le stesse Ordinanze hanno definito i compiti e l’organizzazione dell’Ufficio commissariale, individuando le risorse economiche utili per i primi interventi. L’ufficio è competente per l’area industriale di Colleferro e le fasce ripariali del fiume Sacco. 
 
Legge 2 dicembre 2005, n. 248, art. 11-quaterdecies, comma 15.
L’area dei nove comuni è stata inserita nella lista dei siti di interesse nazionale da bonificare.
Essa dispone: «Al comma 4 dell'art. 1 della legge 9 dicembre 1998, n. 426, dopo la lettera p-terdecies), e' aggiunta la seguente: «p-quaterdecies) area del territorio di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 maggio 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 122 del 27 maggio 2005.

Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3552 del 17 novembre 2006 - art. 16.
Ha integrato la precedente ordinanza n. 3441 del 10 giugno 2005. Essa attribuisce, tra l'altro, al commissario delegato l'esclusiva competenza per il superamento dell'emergenza nel territorio dei comuni di Colleferro, Segni e Gavignano in provincia di Roma, e dei comuni di Paliano, Anagni, Ferentino, Sgurgola, Morolo e Supino, in provincia di Frosinone;

Decreto Ministeriale 31 gennaio 2008.
Definisce una nuova perimetrazione del sito di interesse nazionale del bacino del fiume Sacco, comprendente tutti i comuni del bacino idrografico, ad eccezione dei territori dei nove comuni di esclusiva competenza commissariale, nonché di alcune aree di discarica già perimetrate nell'ambito del sito di bonifica di interesse nazionale di «Frosinone». Il sito di interesse nazionale di Frosinone è stato individuato dal D.M. n. 468/01 e perimetrato con successivi D.M. 2 dicembre 2002 e D.M. 23 ottobre 2003.
Il criterio adottato è relativo all'inquinamento comportante potenziali conseguenze ambientali per le quali e' oltremodourgente e indifferibile procedere ai necessari accertamenti al fine di porre in essere adeguati interventi di messa in sicurezza d'emergenza, caratterizzazione e bonifica delle aree inquinate interessate.

DPCM del 29 ottobre 2010 pubblicato in GU n. 270 del 18 novembre 2010.
Viene prorogato ulteriormente lo stato di emergenza fino al 31 ottobre 2011 e contemporaneamente viene esteso anche ai comuni di Frosinone, Patrica, Ceccano, Castro dei Volsci, Pofi, Ceprano e Falvaterra, limitatamente alle fasce ripariali.

Il punto critico a partire dal quale si ingenera una tragica confusione è il Decreto Ministeriale 31 gennaio 2008,dalla cui interpretazione si è ricavata una perimetrazione del SIN che esclude i nove comuni sul cui territorio insistono le cause e gli effetti più gravi dell’inquinamento del fiume Sacco. Ad una lettura più attenta del dispositivo si potrebbe interpretare come una aggiunta -della nuova area perimetrata- al territorio dei nove comuni, ma il testo è talmente mal scritto che così non è stato. Il vizio originale si ritrova in una frettolosa operazione mirante ad allargare al massimo l’area di intervento, senza il fondamento di una analisi rigorosa dei processi di inquinamento.

Pertanto, il SIN è unico ma il Ministero perpetua l’errore di non considerarlo tale, tant’è che nella legge di declassamento non si tiene conto delle aree dei nove comuni che, sebbene gestite a titolo esclusivo da un commissario, fanno sempre parte dello stesso SIN.

Detta confusione emerge anche dal verbale della riunione tecnica convocata dal MINAMB in data 8 settembre 2014, dal cui verbale si legge che “il perimetro provvisorio del SIN, successivamente declassato a SIR, oggetto del ricorso e della relativa sentenza del TAR che riassegna la titolarità del procedimento al MATTM, non comprende le porzioni del territorio assegnate alla responsabilità e competenza esclusiva del Commissario delegato ex OPCM 3552 del 2006. Pertanto si evidenzia una incongruenza tra il perimetro di cui al DM 4352 del 31 gennaio 2008 e il perimetro indicato dalla Legge istitutiva del SIN (Legge 2 dicembre 2005, n. 248)”.

ARPA Lazio, che ha ricevuto dalla Regione Lazio il compito di ridefinire la perimetrazione del SIN, ha proseguito nell’errore, tant’è vero che i 9 comuni non sono stati neppure invitati alla conferenza dei servizi del 19 gennaio2015. Inoltre vi sono aree ad esempio l’ex area industriale di Castellaccio a Paliano, la Ex Cemamit a Ferentino, che sono state escluse perché ricadenti nella prima definizione di SIN, ma in area esterna alle competenze sia dell’Ufficio Commissariale che del Ministero, in una sorta di limbo amministrativo.

Viste le contraddizioni e le mancanze riscontrabili nella successione di interventi amministrativi e legislativi, il ricorso al Consiglio di Stato avverso la sentenza del TAR Lazio sede di Roma, che ha riportato la titolarità del SIN al Ministero dell’Ambiente, è ancora più sconcertante. Il Ministero è venuto meno alla sua funzione di coordinamento strategico degli interventi.

Questa catena di eventi dimostra ancora una volta la necessità di una nuova legge che stabilisca modalità, competenze e risorse per l’individuazione dei territori, per la progettazione e la realizzazione dell’azione di bonifica dei Siti di Interesse Nazionale. E’ condizione necessaria riorganizzare e coordinare in modo efficace tutti gli enti e le istituzioni, con compiti di controllo sullo stato di salute delle popolazioni e dell’ambiente. Ciò sarà possibile solo ricostruendo il ruolo e le funzioni di una agenzia nazionale per l’ambiente, contro l’inquinamento.

Riteniamo che questa situazione vada stigmatizzata in tutte le sedi istituzionali, che le rappresentanze politiche locali a tutti i livelli se ne facciano carico, in modo coordinato tra loro e con associazioni e comitati che in questi anni hanno garantito la circolazione delle informazioni, la vigilanza costante su interventi e provvedimenti, sino al punto di sollecitare l’intervento dell’autorità giudiziaria.

E’ necessario ribadire al Ministro Galletti la contrarietà ed il disappunto del Territorio della Valle del Sacco per la contraddittorietà e l’inefficacia degli interventi del Ministero, chiedendo con fermezza che sia ritirato il ricorso al Consiglio di Stato. 
 
 
Valle del Sacco, 11 febbraio 2015
 
 
CLICCA QUI per scaricare la pianta della perimetrazione del SIN da noi elaborata.
 

SIN Valle del Sacco, i dettagli della Conferenza di Servizi del 19 gennaio 2015


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

SIN Valle del Sacco: i dettagli della Conferenza di Servizi.
Inerzia e incompetenza, la demagogia politica fa da contorno.
 
 
Dal verbale della Conferenza dei Servizi dello scorso 19 gennaio emergono ulteriori dettagli dell’incompetenza e dell’inerzia amministrativa già sottolineate, per sommi capi, nel nostro precedente comunicato stampa:
 
1) Nonostante la regolare convocazione, risultano assenti ben 32 Comuni, oltre alla Provincia di Frosinone, alla USL di Frosinone e all’Istituto Superiore di Sanità;
 
2) I 9 Comuni appartenenti all’area ex emergenziale e al SIN originariamente istituito, tra cui Colleferro, non sono stati neppure convocati per un disguido tra Regione Lazio, Arpa Lazio e  MATTM;
 
3) Arpa Lazio perimetra un’area enorme che sulla carta, pur includendo indebitamente migliaia di ettari di aree agricole non contaminate (che tra l’altro verranno regolamentate a breve da una Legge nazionale) e richiedendo insostenibili risorse economiche per le attività di caratterizzazione, potrebbe avere il pregio di non trascurare nulla.
Si tratta però di un sostanziale abbaglio, perché l’obiettivo è invece far rientrare nella perimetrazione i siti contaminati rispondenti ai parametri definitori di un SIN, ovvero inquinamenti di origine industriale (in particolare, impianti chimici integrati, acciaierie e raffinerie) di rilevante impatto socio-economico e ambientale, nonché attività produttive ed estrattive di amianto, escludendo per definizione, ad esempio le discariche;
 
4) In concreto, tale perimetrazione è dunque completamente fuori rotta, perché, come rileva il MATTM, include indebitamente discariche di rifiuti e punti vendita di carburanti, esclude indebitamente l’area industriale di Colleferro e l’area dell’ex Cemamit di Ferentino (per cui è stato effettuato, ricorda la Regione Lazio, un primo intervento di rimozione dei cumuli di amianto e predisposto un piano di caratterizzazione, non ancora avviato);
 
5) Esclusione dell’area dell’ex sito emergenziale (punto 2): Arpa Lazio argomenta (qui la situazione è tragicomica) che non dispone di informazioni su tale area, in quanto le competenze erano assegnate all’ex Ufficio commissariale; il problema sarà però risolto nei prossimi giorni grazie alla preziosa disponibilità del MATTM e della Regione Lazio nel fornire la documentazione (troppo difficile richiederla o fornirla prima?);
 
6) (unico punto potenzialmente positivo) viene sollevata la questione dell’opportunità o meno di mantenere l’interdizione delle aree agricole ripariali, sulla base degli attuali livelli di contaminazione, che il MATTM propone di affrontare con apposito tavolo tecnico presso la Regione Lazio (ricordiamo però che i livelli di contaminazione sono variabili a causa della permanenza del beta-HCH nel sedimento fluviale e della sua mobilità a causa delle esondazioni);
 
7) il rappresentante del Comune di Frosinone (come ricordato in pompa magna in un comunicato stampa dell’ente qualche giorno fa) richiede l’inserimento nella perimetrazione del SIN dell’area della discarica ubicata in località “Le Lame”, ma il MATTM ricorda che essa faceva parte del SIN “Frosinone”, declassato in base ai nuovi parametri, pur pendendo un ricorso depositato dalla Regione Lazio su cui il TAR, a differenza di quello a cui ha dato ragione relativo al SIN “Valle del Sacco”, non si è ancora espresso (va ricordato che il SIN “Frosinone” era costituito pressoché esclusivamente di discariche, per cui non rientra oggettivamente nei parametri definitori);
 
8) il Comune di Ceprano ricorda (opportunamente) la presenza di 4 aree industriali dismesse contaminate con grave rischio sanitario e contaminazione delle acque sotterranee; il MATTM osserva che l’ente non ha (inopportunamente) ancora avviato l’istruttoria per l’individuazione al soggetto responsabile presso la Provincia.
 
Ricordati gli errori di carattere tecnico-normativo, consideriamo ora le dichiarazioni dei politici che hanno colorito la cronaca ambientale degli scorsi giorni.
 
Una grande offensiva è portata avanti dal Comune di Frosinone, che pur essendo il principale responsabile, dopo la SAF, della mancata bonifica della discarica “Le Lame”, si erge ora a paladino della comunità richiedendone l’inserimento nel SIN. Diversi esponenti politici provinciali, regionali e nazionali, trasversalmente, sostengono tale tesi e propugnano l’inclusione delle discariche del Frusinate nel SIN “Valle del Sacco”, oppure la ricostituzione del SIN “Frosinone”. Si tratta degli stessi politici che anni fa guardavano con malcelato sospetto la stessa istituzione del SIN, temendo potesse ledere gli interessi dello sviluppo industriale. E che ora malcelano il loro assoluto disinteresse per l’ambiente e la salute della popolazione lasciandosi sfuggire che il colpaccio consiste nell’accedere alle risorse per bonificare tutta questa roba. Intorno a loro sembra allignare una colonia di professionisti specializzati nel fiutare l’affare.
 
Con questi politici, possiamo sentirci solidali solo su un punto: Le Lame, come altre pericolose discariche, vanno bonificate. Cerchino dunque di capire che se intendono perseguire la strada della bonifica, magari evitando nel frattempo di produrre altre bombe ecologiche come hanno fatto o stanno facendo con la discarica di Colle Fagiolara e quella di Roccasecca, la via dell’inclusione nel SIN sembra inapplicabile; è consigliabile che la Regione Lazio si assuma le proprie responsabilità, esplorando eventuali altri profili di accordi con il Ministero o tirando fuori essa stessa i soldi per il danno che è stato prodotto sul proprio territorio. Oppure attinga, come già è stato fatto in passato, a fondi europei, vigilando sul loro concreto impiego.
 
 
Valle del Sacco, 26.01.15

CLICCA QUI per scaricare il verbale della Conferenza di Servizi del 19 gennaio 2015.
 

SIN Valle del Sacco, il Ministero dell'Ambiente ricorre al Consiglio di Stato


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

SIN Valle del Sacco, il Ministero dell’Ambiente ricorre al Consiglio di Stato.
Nel frattempo trionfano l’incompetenza e l’inerzia amministrativa.
 
 
Nonostante il nostro prudente scetticismo, le tenui speranze e tutte le dolorose esperienze pregresse, non avremmo mai concepito, a cinque mesi dalla riclassificazione del Sito di Bonifica di Interesse Nazionale (SIN), risultati peggiori di quelli finora conseguiti.
Nella Conferenza dei Servizi di lunedì scorso, 19 gennaio, in cui eravamo presenti come uditori, ARPA Lazio, per conto della Regione Lazio, ha presentato una proposta di perimetrazione preliminare del SIN palesemente incoerente con i criteri previsti dalla normativa.
E non è la prima volta.
Stesso ente e stessa dirigenza tecnica furono responsabili della sub-perimetrazione del SIN precedente, altrettanto incoerente.
Sulla Conferenza di Servizi torneremo nei prossimi giorni fornendo ulteriori elementi di dissenso sull’operato della macchina amministrativa.
 
Da parte sua, il Ministero dell’Ambiente, il 16 gennaio, tre giorni prima della Conferenza di Servizi e in extremis sui tempi tecnico-giuridici, ricorre in appello al Consiglio di Stato, a nostro avviso senza alcun fondamento, contro la sentenza del TAR Lazio sede di Roma n. 7586/2014 che ha annullato il declassamento del SIN operato dallo stesso Ministero, il quale rimane nel frattempo, a pieno titolo, autorità titolare nella gestione del SIN.
 
Tutto ciò - a dispetto, non va dimenticato, della serietà di pochissimi tecnici, isolati e in enorme difficoltà nell’incidere positivamente in un contesto desolante - è il risultato di una sconcertante inefficienza, incompetenza e inerzia amministrativa.
 
La conferenza di servizi ha evidenziato come sia essenziale il ruolo dell’istituzione regionale e degli enti di controllo, nonostante titolare fosse il ministero. Di fronte all’emergenza ambientale della Valle del Sacco - in più con il passaggio da una gestione straordinaria ad una ordinaria - è necessario uno sforzo ulteriore di coordinamento e trasparenza dell’azione di caratterizzazione e bonifica, al contrario di ciò che si è manifestato nella riunione.
Altrettanto necessario è il confronto con normative nazionali che non facilitano certo le azioni di intervento. Per questo è fondamentale l’azione coordinata già svolta dalle associazioni territoriali nei confronti della legge ‘Sblocca Italia’.
 
Le rappresentanze politiche ai vari livelli potrebbero giocare un ruolo fondamentale, mentre agendo senza una strategia ed un progetto, non svolgono una funzione efficace quando non ricadono nella vecchia  logica di tipo clientelare.
 
La perimetrazione del SIN e la definizione dei ruoli che competono alle diverse istituzioni sono due passaggi necessari per far ripartire l’azione di bonifica, anzi delle bonifiche che si affrontano primariamente con la normativa vigente, integrata dai diversi strumenti che la legge offre per risanare i territori.
 
Ci auguriamo nella prossima Conferenza di Servizi del prossimo 12 febbraio di non trovarci nuovamente a dover assistere a una situazione kafkiana come quella da noi appena vissuta. E’ necessario fare sostanziali passi avanti nei lavori di perimetrazione.
 
D’altro canto se il Consiglio di Stato, nei mesi a seguire, dovesse ribaltare la decisione del Tar Lazio, il SIN tornerebbe a competenza regionale e in quel caso ci troveremmo nuovamente nel limbo.
Per questo motivo chiediamo agli enti locali locali di dare un segnale di presenza, partecipando al giudizio in appello, opponendosi al ricorso del Ministero e sostenendo l’assunzione di responsabilità diretta dello Stato nella gestione della bonifica della Valle del Sacco.
 
Per info sul procedimento in appello al Consiglio di Stato contattare:
l’Avv. Vittorina Teofilatto - 3389213916
 
 
Valle del Sacco, 21.01.15
 

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