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SIN Valle del Sacco,  i dettagli della Conferenza di Servizi del 19 gennaio 2015. SIN Valle del Sacco, il Ministero dell'Ambiente ricorre al Consiglio di Stato. Colleferro, sequestro del centro di trasferenza rifiuti. Valle del Sacco, il Ministero torna titolare del Sito di Interesse Nazionale.

SIN Valle del Sacco, i dettagli della Conferenza di Servizi del 19 gennaio 2015


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

SIN Valle del Sacco: i dettagli della Conferenza di Servizi.
Inerzia e incompetenza, la demagogia politica fa da contorno.
 
 
Dal verbale della Conferenza dei Servizi dello scorso 19 gennaio emergono ulteriori dettagli dell’incompetenza e dell’inerzia amministrativa già sottolineate, per sommi capi, nel nostro precedente comunicato stampa:
 
1) Nonostante la regolare convocazione, risultano assenti ben 32 Comuni, oltre alla Provincia di Frosinone, alla USL di Frosinone e all’Istituto Superiore di Sanità;
 
2) I 9 Comuni appartenenti all’area ex emergenziale e al SIN originariamente istituito, tra cui Colleferro, non sono stati neppure convocati per un disguido tra Regione Lazio, Arpa Lazio e  MATTM;
 
3) Arpa Lazio perimetra un’area enorme che sulla carta, pur includendo indebitamente migliaia di ettari di aree agricole non contaminate (che tra l’altro verranno regolamentate a breve da una Legge nazionale) e richiedendo insostenibili risorse economiche per le attività di caratterizzazione, potrebbe avere il pregio di non trascurare nulla.
Si tratta però di un sostanziale abbaglio, perché l’obiettivo è invece far rientrare nella perimetrazione i siti contaminati rispondenti ai parametri definitori di un SIN, ovvero inquinamenti di origine industriale (in particolare, impianti chimici integrati, acciaierie e raffinerie) di rilevante impatto socio-economico e ambientale, nonché attività produttive ed estrattive di amianto, escludendo per definizione, ad esempio le discariche;
 
4) In concreto, tale perimetrazione è dunque completamente fuori rotta, perché, come rileva il MATTM, include indebitamente discariche di rifiuti e punti vendita di carburanti, esclude indebitamente l’area industriale di Colleferro e l’area dell’ex Cemamit di Ferentino (per cui è stato effettuato, ricorda la Regione Lazio, un primo intervento di rimozione dei cumuli di amianto e predisposto un piano di caratterizzazione, non ancora avviato);
 
5) Esclusione dell’area dell’ex sito emergenziale (punto 2): Arpa Lazio argomenta (qui la situazione è tragicomica) che non dispone di informazioni su tale area, in quanto le competenze erano assegnate all’ex Ufficio commissariale; il problema sarà però risolto nei prossimi giorni grazie alla preziosa disponibilità del MATTM e della Regione Lazio nel fornire la documentazione (troppo difficile richiederla o fornirla prima?);
 
6) (unico punto potenzialmente positivo) viene sollevata la questione dell’opportunità o meno di mantenere l’interdizione delle aree agricole ripariali, sulla base degli attuali livelli di contaminazione, che il MATTM propone di affrontare con apposito tavolo tecnico presso la Regione Lazio (ricordiamo però che i livelli di contaminazione sono variabili a causa della permanenza del beta-HCH nel sedimento fluviale e della sua mobilità a causa delle esondazioni);
 
7) il rappresentante del Comune di Frosinone (come ricordato in pompa magna in un comunicato stampa dell’ente qualche giorno fa) richiede l’inserimento nella perimetrazione del SIN dell’area della discarica ubicata in località “Le Lame”, ma il MATTM ricorda che essa faceva parte del SIN “Frosinone”, declassato in base ai nuovi parametri, pur pendendo un ricorso depositato dalla Regione Lazio su cui il TAR, a differenza di quello a cui ha dato ragione relativo al SIN “Valle del Sacco”, non si è ancora espresso (va ricordato che il SIN “Frosinone” era costituito pressoché esclusivamente di discariche, per cui non rientra oggettivamente nei parametri definitori);
 
8) il Comune di Ceprano ricorda (opportunamente) la presenza di 4 aree industriali dismesse contaminate con grave rischio sanitario e contaminazione delle acque sotterranee; il MATTM osserva che l’ente non ha (inopportunamente) ancora avviato l’istruttoria per l’individuazione al soggetto responsabile presso la Provincia.
 
Ricordati gli errori di carattere tecnico-normativo, consideriamo ora le dichiarazioni dei politici che hanno colorito la cronaca ambientale degli scorsi giorni.
 
Una grande offensiva è portata avanti dal Comune di Frosinone, che pur essendo il principale responsabile, dopo la SAF, della mancata bonifica della discarica “Le Lame”, si erge ora a paladino della comunità richiedendone l’inserimento nel SIN. Diversi esponenti politici provinciali, regionali e nazionali, trasversalmente, sostengono tale tesi e propugnano l’inclusione delle discariche del Frusinate nel SIN “Valle del Sacco”, oppure la ricostituzione del SIN “Frosinone”. Si tratta degli stessi politici che anni fa guardavano con malcelato sospetto la stessa istituzione del SIN, temendo potesse ledere gli interessi dello sviluppo industriale. E che ora malcelano il loro assoluto disinteresse per l’ambiente e la salute della popolazione lasciandosi sfuggire che il colpaccio consiste nell’accedere alle risorse per bonificare tutta questa roba. Intorno a loro sembra allignare una colonia di professionisti specializzati nel fiutare l’affare.
 
Con questi politici, possiamo sentirci solidali solo su un punto: Le Lame, come altre pericolose discariche, vanno bonificate. Cerchino dunque di capire che se intendono perseguire la strada della bonifica, magari evitando nel frattempo di produrre altre bombe ecologiche come hanno fatto o stanno facendo con la discarica di Colle Fagiolara e quella di Roccasecca, la via dell’inclusione nel SIN sembra inapplicabile; è consigliabile che la Regione Lazio si assuma le proprie responsabilità, esplorando eventuali altri profili di accordi con il Ministero o tirando fuori essa stessa i soldi per il danno che è stato prodotto sul proprio territorio. Oppure attinga, come già è stato fatto in passato, a fondi europei, vigilando sul loro concreto impiego.
 
 
Valle del Sacco, 26.01.15

CLICCA QUI per scaricare il verbale della Conferenza di Servizi del 19 gennaio 2015.
 

SIN Valle del Sacco, il Ministero dell'Ambiente ricorre al Consiglio di Stato


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

SIN Valle del Sacco, il Ministero dell’Ambiente ricorre al Consiglio di Stato.
Nel frattempo trionfano l’incompetenza e l’inerzia amministrativa.
 
 
Nonostante il nostro prudente scetticismo, le tenui speranze e tutte le dolorose esperienze pregresse, non avremmo mai concepito, a cinque mesi dalla riclassificazione del Sito di Bonifica di Interesse Nazionale (SIN), risultati peggiori di quelli finora conseguiti.
Nella Conferenza dei Servizi di lunedì scorso, 19 gennaio, in cui eravamo presenti come uditori, ARPA Lazio, per conto della Regione Lazio, ha presentato una proposta di perimetrazione preliminare del SIN palesemente incoerente con i criteri previsti dalla normativa.
E non è la prima volta.
Stesso ente e stessa dirigenza tecnica furono responsabili della sub-perimetrazione del SIN precedente, altrettanto incoerente.
Sulla Conferenza di Servizi torneremo nei prossimi giorni fornendo ulteriori elementi di dissenso sull’operato della macchina amministrativa.
 
Da parte sua, il Ministero dell’Ambiente, il 16 gennaio, tre giorni prima della Conferenza di Servizi e in extremis sui tempi tecnico-giuridici, ricorre in appello al Consiglio di Stato, a nostro avviso senza alcun fondamento, contro la sentenza del TAR Lazio sede di Roma n. 7586/2014 che ha annullato il declassamento del SIN operato dallo stesso Ministero, il quale rimane nel frattempo, a pieno titolo, autorità titolare nella gestione del SIN.
 
Tutto ciò - a dispetto, non va dimenticato, della serietà di pochissimi tecnici, isolati e in enorme difficoltà nell’incidere positivamente in un contesto desolante - è il risultato di una sconcertante inefficienza, incompetenza e inerzia amministrativa.
 
La conferenza di servizi ha evidenziato come sia essenziale il ruolo dell’istituzione regionale e degli enti di controllo, nonostante titolare fosse il ministero. Di fronte all’emergenza ambientale della Valle del Sacco - in più con il passaggio da una gestione straordinaria ad una ordinaria - è necessario uno sforzo ulteriore di coordinamento e trasparenza dell’azione di caratterizzazione e bonifica, al contrario di ciò che si è manifestato nella riunione.
Altrettanto necessario è il confronto con normative nazionali che non facilitano certo le azioni di intervento. Per questo è fondamentale l’azione coordinata già svolta dalle associazioni territoriali nei confronti della legge ‘Sblocca Italia’.
 
Le rappresentanze politiche ai vari livelli potrebbero giocare un ruolo fondamentale, mentre agendo senza una strategia ed un progetto, non svolgono una funzione efficace quando non ricadono nella vecchia  logica di tipo clientelare.
 
La perimetrazione del SIN e la definizione dei ruoli che competono alle diverse istituzioni sono due passaggi necessari per far ripartire l’azione di bonifica, anzi delle bonifiche che si affrontano primariamente con la normativa vigente, integrata dai diversi strumenti che la legge offre per risanare i territori.
 
Ci auguriamo nella prossima Conferenza di Servizi del prossimo 12 febbraio di non trovarci nuovamente a dover assistere a una situazione kafkiana come quella da noi appena vissuta. E’ necessario fare sostanziali passi avanti nei lavori di perimetrazione.
 
D’altro canto se il Consiglio di Stato, nei mesi a seguire, dovesse ribaltare la decisione del Tar Lazio, il SIN tornerebbe a competenza regionale e in quel caso ci troveremmo nuovamente nel limbo.
Per questo motivo chiediamo agli enti locali locali di dare un segnale di presenza, partecipando al giudizio in appello, opponendosi al ricorso del Ministero e sostenendo l’assunzione di responsabilità diretta dello Stato nella gestione della bonifica della Valle del Sacco.
 
Per info sul procedimento in appello al Consiglio di Stato contattare:
l’Avv. Vittorina Teofilatto - 3389213916
 
 
Valle del Sacco, 21.01.15
 

Colleferro, sequestro del centro di trasferenza rifiuti


Comunicato Stampa
Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro: il NOE sequestra la discarica, i rifiuti restano per strada, quale prospettiva?

 


Il 18 dicembre 2014 il NOE (Nucleo Operativo Ecologico) dei Carabinieri di Roma, dietro richiesta del giudice per le indagini preliminari (GIP) del Tribunale di Roma, dott. Massimo Battistini, ha disposto il sequestro preventivo del 'centro di trasferenza' all’interno della discarica di Colle Fagiolara, a Colleferro.

Nel nostro comunicato del 14 dicembre scorso avevamo evidenziato l’assenza dell’autorizzazione per il sistema di trasferimento dei rifiuti da Colleferro ad Aprilia; successivamente abbiamo protocollato le nostre osservazioni alla Conferenza di Servizi apposita. Dopo il decreto di sequestro del piazzale di colle Fagiolara, oggi la discarica di Colleferro continua ad essere attiva ed a ricevere anche una parte dei rifiuti pontini, preventivamente trattati presso gli impianti di Aprilia (vista l’imminente fine vita della discarica Indeco di Borgo Montello).

Premesso che le amministrazioni comunali e regionali intendono regolarizzare la situazione di illegalità, rilasciando a breve le necessarie autorizzazioni, è necessario ricostruire le decisioni e gli interventi che hanno portato a questa situazione.

Dal 10 settembre 2014 - dopo il ricorso al TAR Lazio di Retuvasa e Comitato residenti Colleferro contro la tritovagliatura - la Regione Lazio ha imposto alla sua società, Lazio Ambiente Spa, di non conferire rifiuti ‘tal quale’ a Colleferro, ma di sottoporli al regolare pretrattamento presso il centro di preparazione del combustile derivato da rifiuti (CDR) di Rida Ambiente s.r.l. ad Aprilia. Gli scarti di lavorazione, che non diventano CDR da destinare agli inceneritori, tornano alla discarica.

All'inizio del processo i rifiuti conferiti dai Comun sono stati scaricati dai compattatori in un lotto (già esaurito) della discarica di colle Fagiolara, depositati a terra, caricati nei TIR e trasportati ad Aprilia. Tutta questa attività, che si chiama trasferenza, è stata eseguita illegalmente se non denominata impropriamente “trasbordo”, senza autorizzazione e senza annotazione nei registri di carico e scarico delle quantità provenienti dai Comuni afferenti ad uno dei sub-Ato di Roma.

Come risulta da notizie di stampa, il GIP indaga in concorso, il legale rappresentante di Lazio Ambiente SpA, Vincenzo Conte, e il legale rappresentante della “Autotrasporti Pigliacelli SpA”, Ezio Pigliacelli, raggiunti da avviso di garanzia.
Fino al decreto del 18 dicembre Lazio Ambiente SpA ha operato nell’illegalità, sia quando eseguiva la mera tritovagliatura dei rifiuti, sia quando svolgeva attività di “trasferenza”, senza autorizzazione, situazione di cui la Regione Lazio era a conoscenza.
 
Ci troviamo di fronte a due ordini di problemi.
 
Il primo -e più grave- è la riproposizione di un sistema di gestione dei rifiuti che pone al centro l’incenerimento, mantenendo le discariche e ignorando del tutto il modello di un ciclo integrato fondato su riduzione alle fonte, riciclo e riuso del prodotto della raccolta differenziata porta a porta. Quest’ultimo richiede una inversione di rotta a 180 gradi, un intervento strategico sul piano dell’organizzazione dei servizi locali e delle filiere produttive. Di ciò non c’è traccia e gli interventi governativi e legislativi vanno nella direzione opposta.
Del primo molto abbiamo detto e diremo, del secondo siamo costretti ad occuparci oggi.
 
Il secondo, derivato dal primo, nasce dalla totale improvvisazione degli interventi con il sospetto della premeditazione.
 
Da anni si sapeva che la discarica di Colle Fagiolara era fuori legge e destinata a chiudersi al ‘tal quale’, così come a livello regionale si sapeva di Malagrotta e della insostenibilità complessiva del sistema. Si sapeva del degrado industriale finanziario del consorzio Gaia, la cui storia è costellata di illegalità, che ne segnano all’origine il passaggio da consorzio pubblico a SPA, società di diritto privato.
 
Dopo la sentenza del 10 settembre 2014, in applicazione all’ordinanza del TAR Lazio la Regione si è limitata a prevedere solo alle operazioni di trasbordo dei rifiuti dai compattatori ai tir, diretti al TMB di Rida Ambiente, ad Aprilia, per rientrare a Colleferro come residuo di lavorazione.
(http://retuvasa.org/lazio-ambiente-spa/colleferro-sulla-gestione-dei-rifiuti-vige-lanarchia)
 
Gran parte dei Comuni del sub-ATO di Roma ha preferito essere servita da Lazio Ambiente SpA, nonostante l’aumento di circa 40 euro a tonnellata come costo di trasporto del tal quale da Colleferro ad Aprilia.
Alcuni Comuni, in particolare Lariano e Velletri, hanno scelto altri impianti, avvalendosi, dal 13 settembre 2014, delle norme introdotte dallo Sblocca Italia, in base alle quali i rifiuti solidi urbani possono circolare liberamente nella Regione di provenienza, senza sottostare alla limitazione degli ambiti territoriali.
Il costo per i Comuni con il passaggio intermedio a Colleferro è passato da 122 a 145 euro a tonnellata, mentre Rida Ambiente richiederebbe 109 euro a tonnellata, al netto del costo di trasporto.
 
Per fare un esempio: il Comune di Colleferro conferisce circa 9.000 tonnellate annue di rifiuti e l’incremento ammonterebbe a 360.000 euro, un costo aggiuntivo esorbitante in un periodo di contenimento della spesa pubblica.
 
La logica volutamente emergenziale ha legittimato ancora una volta scelte improvvisate, ha legittimato l’affidamento senza gara del servizio, senza alcuna trasparenza sui costi ed i benefici di tali affidamenti. La soluzione adottata richiede che i rifiuti raggiungano il TMB di Aprilia quindi problema logistico costituisce un fattore di criticità, un passaggio obbligato.
Come si giustificano le tariffe di Lazio Ambiente e quelle della società di trasporto?
 
A questo punto, la Regione Lazio, con la deliberazione n. 902 del 16.12.2014, ha autorizzato la copertura dei costi a favore dei singoli Comuni, per una spesa complessiva di circa 400.000 euro ponderata per la durata di 3 mesi (presumibilmente settembre-dicembre 2014).
La Regione Lazio continua a coprire i costi di una politica dissennata, tamponando i bilanci comunali e sorreggendo la propria vacillante creatura Lazio Ambiente.
Quest’ultima è la società partecipata che ha preso in carico le attività del consorzio GAIA, priva di una qualsiasi prospettiva strategica sia dal punto di vista industriale che economico-finanziario, come dimostrano le vicende di cui ci stiamo occupando ed i dati sulla formazione del suo capitale.
Alzando lo sguardo alla realtà metropolitana e regionale, compare all’orizzonte la sua incorporazione in una nuova realtà AMA-ACEA, che nascerebbe all’insegna del far “grassi” profitti sul ciclo dei rifiuti, all’ombra dei fumi degli inceneritori e della costruzione di un TMB più che mai inopportuno.
 
Nel frattempo continua il grave stato di disagio prodotto dagli odori nauseabondi della discarica, mentre emerge il dato inquietante dell’inquinamento della falda acquifera sottostante il sito, a completare il quadro drammatico dell’inquinamento delle matrici ambientali della città di Colleferro e del territorio circostante. Nel passaggio delle feste natalizie e di fine anno le strade di Colleferro hanno visto un accumulo si immondizia, ennesima dimostrazione di inefficienza, se non di peggio.
 
Dopo la grande manifestazione contro la costruzione dell’impianto TMB e per la difesa della sanità pubblica, abbiamo assistito al tracollo della giunta della città di Colleferro. 
Ci possiamo solo augurare, all’inizio di questo nuovo anno, che la cittadinanza che ha manifestato in piazza continui a dare un forte contributo al superamento di una gestione del territorio e delle finanze comunali basato sullo scambio tra salute dei cittadini e contributi al bilancio.
Uno sforzo straordinario è richiesto a tutti noi e non può essere delegato esclusivamente ai futuri amministratori, che saremo chiamati a scegliere, per affrontare i vincoli e le prospettive che nascono non solo da dinamiche locali, ma da strategie nazionali in termini di spesa pubblica, di politiche economiche ed ambientali.
E’ richiesta quindi una mobilitazione da parte della cittadinanza attiva con  azioni e proposte e con una intensa attività di controllo ed interrogazione nei confronti della gestione commissariale di questi mesi a Colleferro.
Il primo quesito è “quando si avvia la raccolta differenziata porta a porta?”.
 
Alle associazioni ed ai comitati infine tocca il compito di costituirsi come parte offesa nell’ennesimo procedimento penale in essere nella Valle del Sacco, instancabile e mai sazio teatro di illeciti ai danni della comunità.
 
 
Colleferro, 9  gennaio 2015

Colleferro, sulla gestione dei rifiuti vige l'anarchia.


Comunicato Stampa
Comitato Residenti Colleferro e Retuvasa
 
 
Colleferro, le attività di trasferimento rifiuti in discarica senza autorizzazioni: vige l’anarchia.


 
La Regione Lazio, il Comune di Colleferro, su richiesta della società regionale Lazio Ambiente spa, il 5 dicembre 2014 portano in Conferenza di servizi la controversa e non risolta questione dei “rifiutidi colle Fagiolara, Colleferro.
 
All’ordine del giorno l’approvazione di una “variante non sostanziale dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), finalizza a realizzare all’interno della discarica, un centro di trasferenza”. 
 
La questione dei rifiuti è rimasta “sospesa” tra i ritardi dell’autorizzazione del nuovo impianto TMB (trattamento meccanico biologico) e l’adempimento dell’ordinanza del TAR del Lazio: adito da Retuvasa, Comitato Residenti Colleferro e Raggio Verde, il Tribunale ha vietato dal 10 settembre 2014 lo sversamento di rifiuti tal quale nel sito di colle Fagiolara.
 
Manca una soluzione definitiva e nelle more, in via provvisoria – per 60 giorni - la Regione ha autorizzato la sola attività di trasbordo, ma  dal 10 settembre scorso,  Lazio Ambiente, la società regionale di gestione del servizio di raccolta, ha messo in pratica anche un’attività di trasferenza, quest’ultima non autorizzata dalla Regione. Per questo motivo nei documenti sulla tracciabilità dei rifiuti  c'è scritto via Palianese, senza altri riferimenti, come l’indicazione esatta del luogo e della sede dove avviene il trasbordo!
 
In applicazione all’ordinanza del TAR del Lazio la Regione si è limitata a prevedere solo operazioni di trasbordo dei rifiuti dai compattatori ai tir, diretti al TMB di Rida Ambiente, ad Aprilia, per rientrare a Colleferro come residuo di lavorazione.   
In pratica, la discarica viene utilizzata come stazione di trasferenza dei rifiuti provenienti dai 25 Comuni aderenti alla suddetta società (circa 30-40 compattatori al giorno). Infatti i rifiuti, dopo una pesatura presunta, vengono riversati a terra, ricaricati nei bilico, trasportati  ad Aprilia; qui vengono lavorati per la preparazione di CDR destinato agli inceneritori di Colleferro e riamessi in discarica come FOS, per quanto riguarda la biostabilizzazione dell’umido,  e come scarti di lavorazione dello stesso CDR.
Il tutto per mantenere la stessa gestione dei rifiuti, drogata dal ristoro ambientale, incassato dal Comune di Colleferro e privo di trasparenza sull’effettivo utilizzo nei capitoli di Bilancio.
L’insieme di queste attività sono qualificabili come afferenti ad un centro di trasferenza e non possono qualificarsi come mere operazioni di trasbordo, travaso e trasferimento, trattandosi di vera e propria compattazione del rifiuto, ottimizzazione del carico, stoccaggio provvisorio e/o deposito preliminare, con tempi di permanenza – in taluni casi - superiori alle 24 ore, nel piazzale della discarica.
 
Nel caso di specie, colle Fagiolara non è un impianto di stoccaggio provvisorio, non ha le caratteristiche richieste ed i tempi massimi di permanenza dal momento della raccolta del rifiuto allo scarico presso il sito danno luogo a percolato, fermentazione e putrefazione dell’organico con pesanti effetti odorigeni e produzione di biogas.
 
Al fine di assicurare che non vi sia soluzione di continuità nell’applicazione della normativa in materia ambientale, le Pubbliche amministrazioni devono adeguare preventivamente gli atti autorizzativi e questo non è avvenuto da parte della regione Lazio.
 
Finora, però, le attività di trasferenza sono avvenute senza una specifica autorizzazione regionale, che fissi tempi certi e misure di protezioni meccaniche per l’abbattimento degli odori nauseabondi, mediante una variazione – a nostro avviso - sostanziale dell’AIA.
L’avvio del procedimento autorizzativo del centro di trasferenza non sana la situazione di fatto “mascherata” come attività di trasbordo.
 
Il 5 dicembre 2014 abbiamo partecipato alla Conferenza dei servizi, convocata in Regione per esaminare la richiesta di Lazio Ambiente sul centro di trasferenza a colle Fagiolara e qui abbiamo assistito al primo atto di una recita inedita di un copione vecchio, dove c’è anche un piccolo colpo di scena.
Protagonisti i dirigenti della Società, i responsabili della direzione regionale Rifiuti, il Sindaco di Colleferro, Mario Cacciotti, i dirigenti dell’ASL e un rappresentante di associazioni e comitati.
 
La scena è occupata interamente dal Sindaco Cacciotti, che prende la parola sul TMB a Colleferro e dichiara la sua contrarietà al progetto.
Il Sindaco deve essersi sentito più a suo agio a manifestare il suo dissenso in una sala riunioni della Regione piuttosto che sfilare sotto la pioggia a fianco dei suoi colleghi Sindaci nel corteo organizzato dalla campagna Rifiutiamoci! il 29 novembre 2014, indetta proprio per dire NO! all’impianto di TMB.
 
Anche sulle questioni ambientali della discarica, il Sindaco si ritrova, stranamente, sulle stesse posizioni di associazioni e comitati.
Il TMB non era all’ordine del giorno e tutti i presenti hanno colto perfettamente il senso politico di quella contrarietà, il cui obiettivo è quello di aprire una trattativa, dove il “io do affinchè tu dia” farà da guida, mentre l’adesione alle questioni ambientali è solo funzionale alla partita. Il Sindaco, infatti,  ribadisce in più di una occasione, che l’AA.CC. intende rivedere la propria posizione favorevole sul TMB.
Anche qualche timida obiezione circa la conduzione della discarica all’indirizzo dei vertici di Lazio Ambiente, in sintonia con le osservazioni della ASL e delle parti sociali, rafforza la finalità strumentale di tali dichiarazioni.
La Conferenza si è conclusa con un rinvio a 30 giorni che significa tollerare la prosecuzione nel sito di discarica delle operazioni di trasferenza ancora senza autorizzazione?
 
Per le associazioni e i comitati, che conoscono molto bene le posizioni, le azioni e le dichiarazioni degli ultimi 20 anni dall’AA.CC. sulla questione rifiuti, contano i fatti.
Chiediamo quindi che sia convocato il Consiglio comunale, in seduta straordinaria, per far conoscere ai cittadini i motivi per i quali sono maturati i presupposti per un ripensamento.
Affermazioni di questa dirompenza, dopo che per 5 anni l’AA.CC. è stata favorevole al TMB  – se corrispondenti ad un nuovo orientamento politico - devono essere conosciute dall’intera collettività.

 
 
Colleferro, 14 dicembre 2014
 
 
CLICCA QUI per scaricare le osservazioni alla Conferenza di Servizi del centro di trasferenza. 
 

Ferentino, l'operazione Pestilentia


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

L’operazione Pestilentia a Ferentino
 

Sembra essersi chiuso definitivamente il cerchio intorno a una delle principali fonti delle “puzze” che infestano il territorio di Ferentino provenendo dalla zona industriale limitrofa a via Morolense. Come si apprende dagli organi di informazione, si è conclusa ieri l’operazione Pestilentia, condotta dal Corpo Forestale della Regione Sardegna, a seguito delle indagini svolte dal Nucleo investigativo del Corpo forestale regionale su delega della Procura distrettuale Antimafia di Cagliari, che ha portato all’arresto degli amministratori della società - compreso il responsabile dello stabilimento LEM di Ferentino - disposto dal GIP del tribunale di Cagliari.

Quale sarebbe stato il ruolo dello stabilimento LEM di Ferentino, già sequestrato all’inizio dell’ottobre scorso dai Carabinieri per irregolarità nelle autorizzazioni relative alle emissioni in atmosfera? Sottoprodotti illeciti di origine animale ritirati in Sardegna, comprese carcasse di ovini morti a causa di blue-tongue e destinati al centro di distruzione più vicino al focolaio accertato (non è escluso neppure l’utilizzo di maiali deceduti per peste suina), venivano trasportati a Caivano (Napoli) per la frantumazione, infine a Ferentino per la definitiva trasformazione in farine, oli o grassi destinati al mercato dei mangimi.

Va sottolineato il ruolo esercitato sul territorio in questa e in tante vicende analoghe da una “rete bianca” di associazioni, comitati, cittadini, solerti tecnici e forze dell’ordine, che agevola l’operato di queste ultime. Un pensiero va anche agli amministratori della città di Ferentino, a chi ha sempre seguito la questione con attenzione e a chi sostanzialmente ha fatto finta di niente.

Un ultimo pensiero ai 70 lavoratori dello stabilimento LEM di Ferentino. Vittime di un sistema che illude e violenta la Valle del Sacco, dove si continua a considerare normale il baratto tra ambiente-salute e posti di lavoro. Inaccettabili, ad esempio, le recenti dichiarazioni del presidente della SAF, che auspica il trattamento di ulteriori 200 tonnellate al giorno di rifiuti solidi urbani provenienti da Roma per salvaguardare i livelli occupazionali e rendere possibile l’assunzione di 15 nuovi dipendenti. Un ciclo virtuoso dei rifiuti, come un diverso modello di sviluppo, ne creerebbe molti di più, senza compromettere la qualità della vita della popolazione.  
 
 
Francesco Bearzi – Coordinatore Frosinone
Alberto Valleriani – Presidente
 
Valle del Sacco, 10.12.14
 

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