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Colleferro, per il TMB la Regione Lazio annulli la VIA. Lazio Ambiente SPA, società a perdere. Valle del Sacco, cosa c'è da fare dopo la perimetrazione del SIN.

Paliano, sulla vendita della Selva una VERGOGNA infinita.


Comunicato Stampa Retuvasa

Paliano, sulla vendita della Selva una VERGOGNA infinita.
 

L’area centrale della Selva di Paliano venduta ai privati.

Un’area di pregio paesaggistico e ambientale come la Selva di Paliano, su cui in molti contavano per una gestione pubblica e un rilancio partecipato tra istituzioni, associazioni, cittadini, sarebbe potuta diventare un volano positivo per un rilancio di cui il nostro territorio avrebbe molto bisogno.

Invece no! Si apprende da organi di stampa che la zona più conosciuta, quella più frequentata, quella che rimane nei ricordi di tantissime persone che usufruivano delle bellezze dell’ex Parco Uccelli e che continuavano ad usufruirne negli ultimi anni di transizione, ebbene quella zona è stata venduta all’asta dal curatore fallimentare.

La Regione Lazio, che negli ultimi tempi, non pagava l’affitto per quella porzione di area ha lasciato andare in mano ai privati l’ultimo straccio di sogno di un territorio in fin di vita.

Per l’amministrazione di Paliano e di riflesso anche per quella di Colleferro che tanto stavano puntando sulla riqualificazione dell’ex Parco un duro colpo politico. Questa ennesima occasione persa dimostra l’inadeguatezza o meglio la mancanza di una progettualità forte e condivisa per il nostro territorio da parte di istituzioni, reti sociali, economiche e culturali.

Ma i reali colpevoli di questa situazione sono altrove e siedono in Giunta Regionale. Al presidente Nicola Zingaretti e al suo Assessore di riferimento Mauro Buschini urliamo in coro: VERGOGNA!!!

Agli ignavi non risparmiamo di certo il nostro disappunto, anche perché nell’ultimo bilancio regionale sono stati stanziati per il light revamping degli inceneritori una somma dieci volte maggiore dei soldi che servivano per l’acquisto dell’area in questione.

Al contempo è stata prevista una sopraelevazione della discarica limitrofa alla Selva, che si dovrebbe chiudere nel 2019, ma che in questi due anni potrebbe fungere da sversatoio della monnezza romana, l’unico interesse della Regione Lazio nei nostri confronti.

Questa era la nostra visione inserita nella piattaforma programmatica del 2010 riguardo alla Selva di Paliano intesa come area di cerniera della Valle del Sacco:

Il Comune di Paliano costituisce la frontiera tra i mondi della macroarea sud e nord. La parte settentrionale del suo territorio comunale ha pressoché tutte le caratteristiche della macroarea nord. Assenti le industrie, è pressoché incontaminata, pregevole dal punto di vista paesaggistico, sede di colture che meriterebbero marchi di qualità (vite e olivo). La parte meridionale del territorio è invece in più punti “assediata” dalle aree industriali di Colleferro e Anagni. Già si è ricordata la criticità dell’impianto di Cdr di Castellaccio, che incombe sull’abitato di San Bartolomeo (Anagni). Ancor più grave la presenza, al confine col territorio colleferrino, della discarica di Colle Fagiolara, di cui anche si è già detto. Quest’ultima minaccia una delle principali risorse in termini sia ambientali che economici dell’intero territorio, La Selva.

La qualità della vita e lo sviluppo eco-compatibile dell’area sono legate in primo luogo alla valorizzazione del turismo e dell’agricoltura.

Da allora nulla è cambiato, se non in peggio!

Non vogliamo entrare nel merito di ciò che gli acquirenti potranno o vorranno fare -dovranno comunque rispettare il Master Plan- ma questo è un colpo a tradimento, un colpo che può essere definito come una dichiarazione di guerra alla quale sarà necessario rispondere con tutte le risorse disponibili ed il contributo di una ampia coalizione sociale e territoriale.

 
Paliano, 15.02.2017
 

Parte il secondo anno di Retuvasa nelle scuole.


Comunicato Stampa Retuvasa

Parte il secondo anno di Retuvasa nelle scuole.

 
 
Il 6 febbraio scorso ha avuto inizio il secondo anno di impegno di Retuvasa nelle scuole.

La prima scuola coinvolta è la scuola media Zanella di Valmontone, con l’adesione di tutte le classi dell’istituto.
L’attività formativa proseguirà fino a maggio nella scuola media Leonardo da Vinci di Colleferro, dove parteciperanno al corso le prime classi mentre le classi coinvolte lo scorso anno approfondiranno i temi trattati; lo stesso accadrà nella scuola media Leone XIII di Carpineto Romano.

Verso la fine dell’anno scolastico sono in preparazione uscite didattiche a Pian della Faggeta, nel comune di Carpineto romano, dove gli studenti potranno osservare dal vivo ciò che hanno studiato in classe: fenomeni tipici del carsismo come doline e inghiottitoi, vegetazione endemica di rilevante importanza ecologica (gran parte di quella zona è inclusa nel programma europeo di protezione degli habitat naturali Natura 2000).

Per garantire la massima partecipazione dei ragazzi ed uno svolgimento adeguato alla ricchezza del contesto ambientale  cercheremo il supporto delle amministrazioni locali.

I corsi di educazione ambientale hanno l’obiettivo di illustrare il quadro delle caratteristiche naturali del territorio, cercando di favorirne la conoscenza, il rispetto e la salvaguardia, nonché delle trasformazioni indotte dall’azione dell’uomo.

Da un punto di vista didattico il contenuto del corso è impostato sulla base di un modello operativo-induttivo, in modo da mettere lo studente a contatto diretto, per quanto possibile, con gli aspetti concreti e reali del territorio circostante.  Le lezioni sono divise in due parti: nella prima lo studente è sollecitato a osservare, analizzare e descrivere il materiale messo a disposizione, traendo infine proprie conclusioni; la seconda parte è dedicata alla spiegazione indotta dai materiali e alla discussione con i ragazzi.

L’osservazione scientifica è operata su erbari, rocce e fossili particolarmente significativi delle nostre zone, cartelloni didattici e fotografie.
Il corso è tenuto dal prof. Renato Marsella, naturalista esperto di didattica, e da volontari dell’associazione.

Retuvasa seguirà anche 12 ragazzi del Liceo Dante Alighieri di Anagni in un progetto di alternanza scuola-lavoro.

Il progetto si articola su diversi aspetti, tra i quali: formazione base sulle attività di una associazione ambientalista, analisi delle trasformazioni del territorio, studio del nostro ambiente (attraverso l’uso di materiali didattici appositamente preparati), analisi dei canali di comunicazione,  acquisizione e condivisione di informazioni e conoscenze utilizzati dall’associazione e dai movimenti ambientalisti.

Le attività svolte avranno il loro sbocco nell’avvio di una indagine sulla percezione delle questioni ambientali da parte degli adolescenti; essa si articolerà in focus group e nella costruzione di questionari su interessi e conoscenze ambientali da somministrare on line. Da ultimo verrà effettuata una escursione sui monti Lepini.

Questo insieme di attività è supportato da un finanziamento della Banca di Credito Cooperativo di Roma, filiale di Colleferro.

Sono in fase di preparazione anche corsi di formazione per personale scolastico e cittadini sensibili alle dinamiche antropiche e naturalistiche del nostro territorio.

Chi fosse interessato a partecipare può scrivere a retuvasa@gmail.com.
 
Valle del Sacco, 10.02.2017
 

Colleferro, in attesa della decisione del Tar del Lazio sull’opposizione alla sopraelevazione della discarica raccontiamo i fatti.


Comunicato Stampa
Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro, in attesa della decisione del Tar del Lazio sull'opposizione alla sopraelevazione della discarica raccontiamo i fatti.

 
Nei giorni scorsi è stato pubblicato da alcuni organi di stampa un comunicato che dà per respinto il ricorso al Tar del Lazio presentato da Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro. Attraverso un uso scaltro delle parole il comunicato evita accuratamente di fare menzione del motivo del ricorso - “la sopraelevazione della discarica di Colleferro” - al punto da non permettere nemmeno di poterlo dedurre dal testo!

Con tutta probabilità il comunicato è stato pubblicato così come inviato presumibilmente dagli uffici di Lazio Ambiente SpA, con le dichiarazioni del Dott. Gregorio Narda, Amministratore Unico della società, attuale gestore della discarica di colle Fagiolara.

E’ doveroso quindi un chiarimento da parte nostra affinché venga ripristinata la verità dei fatti. 

L’associazione Rete per la tutela della valle del Sacco e il Comitato residenti Colleferro con l’intento di continuare a portare avanti la loro azione di tutela del territorio hanno impugnato, con richiesta di sospensiva dell’atto, la Determinazione con la quale la Regione Lazio ha ultimamente disposto una “provvisoria”  sopraelevazione di 7 metri della discarica di colle Fagiolara, nel Comune di Colleferro, discarica, forse unica al mondo, dove, oltre alle alte colline di rifiuti (da ora in poi e non si sa fino a quando arrivano a 287 m slm), ci sono anche alcuni tralicci di alta tensione all’interno della stessa.

Atteso che la Regione Lazio ha emesso il provvedimento autorizzativo di sopraelevazione dopo solo 8 giorni dalla relativa richiesta presentata da Lazio Ambiente spa (tempismo  incredibilmente celere, considerato che i tempi normalmente sono molto più lunghi),  abbiamo voluto vederci chiaro e in particolare capire se la Regione Lazio ha approfondito l'impatto ambientale che una sopraelevazione di rifiuti alta come un palazzo può avere sotto il profilo dei possibili smottamenti, delle mutate pendenze e delle interazioni con i cavi ad alta tensione (vi ricordate gli incendi che ogni tanto si sviluppano nella discarica?)

Alla nostra richiesta di accesso ambientale per visionare l'istruttoria effettuata la Regione Lazio non ha dato alcuna risposta, violando le disposizioni di legge che regolano la materia.

Possiamo quindi ritenere che 8 giorni di istruttoria dalla richiesta all'emissione del provvedimento siano evidentemente troppo pochi per approfondire questi aspetti!

Studiando le carte abbiamo altresì scoperto che per la discarica di colle Fagiolara non è nemmeno stato adottato a suo tempo un provvedimento di rinnovo dell'AIA e che la Regione ha deciso di emettere un provvedimento di modifica non sostanziale di una autorizzazione (AIA) che non pare essere più operativa.
 
Si badi bene, che l'AIA non sia stata oggetto di un provvedimento di rinnovo, è una circostanza che la Regione Lazio non ha nemmeno smentito in giudizio.

Secondo Lazio Ambiente spa, però, il rinnovo dell'AIA starebbe nel provvedimento della conclusione della Conferenza di servizi, nonostante in quel provvedimento la Regione affermi che sarebbe stato emesso in seguito un “provvedimento finale” nel quale recepire tutte le osservazioni delle Amministrazioni partecipanti alla Conferenza dei servizi, “provvedimento finale” che non è mai stato emesso.

La notizia è che il TAR ha aderito alla tesi difensiva della Lazio Ambiente SpA e ha respinto l'istanza di sospensiva. La causa comunque non finisce qui e verrà decisa nel merito.

Noi però siamo convinti delle nostre ragioni e andremo avanti in tutte le sedi opportune.
 
Colleferro, 8 febbraio 2017
 
f.to:
Rete per la tutela della Valle del Sacco (retuvasa)
Comitato Residenti Colleferro (CRC)
 

Colleferro, #monitoraggiocivicoaria per le polveri sottili.


Comunicato Stampa Retuvasa

Colleferro, #monitoraggiocivicoaria per le polveri sottili.

 
Come ogni anno da diversi anni pubblichiamo alcuni dati statistici relativi alle polveri sottili PM 10 nell’area Valle del Sacco, in base ai dati rilevati dall’Agenzia per la qualità dell’aria del Lazio e pubblicati sul sito di Arpa Lazio (in allegato i grafici che sintetizzano i dati delle rilevazioni).

L’analisi di questi dati, correlata alla situazione della rete di monitoraggio, evidenzia la mancanza di controllo delle PM 2,5 e PM 1, cosa che chiediamo da diverso tempo. Ci è apparso opportuno, quindi, valutare la fattibilità di un monitoraggio civico della qualità dell’aria, installando centraline autoprodotte di rilevamento delle polveri sottili (PM 10, PM 2,5, PM 1).

Ricordiamo che le PM 10 sono polveri con diametro inferiore. o uguale a 10 micron.

Le rilevazioni non si occupano della composizione chimica di queste particelle. Quest’anno possiamo far riferimento nel merito al documento L’impatto sulla salute dell’inquinamento atmosferico a Roma, 2006-2015 uscito a dicembre scorso a cura del Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale  Regione Lazio, la ASL Roma 1 e la Regione Lazio.

In questo documento si legge: “Il PM è una mistura di particelle solide che contengono materiale carbonaceo, residuo delle combustioni, altre sostanze organiche (come gli idrocarburi policiclici aromatici o IPA), metalli e ioni inorganici e sostanze gassose intrappolate nelle particelle come NO2, SO2 e CO.
Il particolato viene classificato in base al diametro in PM 10 e PM 2,5, con diametro pari rispettivamente a 10 e 2.5 micron, vale a dire la frazione inalabile (PM 10) e fine (PM 2,5). Più il diametro del PM è piccolo, maggiore è la capacità di penetrare nel tratto respiratorio con conseguente instaurarsi di processi infiammatori in grado di innescare meccanismi patologici a carico del sistema respiratorio e cardiovascolare (…)”.
Il documento riporta che dal 2006 al 2015 le polveri sottili hanno subito una diminuzione costante a Roma, fenomeno che osserviamo fortunatamente anche nelle nostre cittadine, sebbene non in maniera costante.

E’ difficile attribuire il motivo della diminuzione a cause sicure: probabilmente concorre l’introduzione di normative ambientali più rigide e la deindustrializzazione diffusa.

Gli autori dello studio aprono con le seguenti parole: ”L’inquinamento atmosferico rappresenta il più importante fattore di rischio ambientale con effetti rilevanti sulla salute umana”.
 Nel complesso, nei dieci anni dal 2006 al 2015 sono più di 12.000 i decessi prematuri attribuibili all’inquinamento da polveri fini a Roma. Una media di 1200 l’anno.”

Lo studio offre anche spunti importanti per diminuire la concentrazione delle polveri:
  • “In merito alle misure per ridurre l’impatto dell’inquinamento nella città, non si possono che ribadire le conclusioni del documento “Inquadramento dello scenario di Roma Capitale e valutazione delle priorità e della sostenibilità di applicazione delle misure proposte dal Protocollo d’Intesa tra Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, ANCI e Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome”, Roma Capitale, Gennaio 2016. In particolare:

1. La riduzione “sostenibile” delle emissioni.
 
Derivanti dai veicoli privati circolanti, attraverso la progressiva ed effettiva limitazione della circolazione dei veicoli più inquinanti, in particolare i veicoli diesel (NO2, PM);
Emissioni da ri-sospensione (PM), materiale frenante, pneumatici;
Da gasolio da riscaldamento, attraverso la metanizzazione delle caldaie a gasolio;
Da biomasse (caldaie a pellet o legna, forni a legna, camini) attraverso una variazione nella comunicazione relativa a queste tipologie di impianti, in passato promossi e oggi da disincentivare;
Attraverso la promozione di incentivi a mezzi e impianti a bassa emissione (veicoli elettrici / ibridi / a GPL-Metano, caldaie a metano / teleriscaldamento / cogenerazione distribuita, in particolare a partire da impianti di riscaldamento di strutture ospedaliere).
 
2. Gli incentivi all’uso del Trasporto Pubblico Locale (TPL) attraverso miglioramenti di rete, puntualità, frequenza, parcheggi di scambio, e l’incentivazione economica.

L’inquinamento grave di tutte le matrici ambientali nella Valle del Sacco (aria, acqua e suolo) rende ancora più urgente l’adozione di queste misure a cui deve essere aggiunta la richiesta, che da anni stiamo portando avanti: la moratoria di ogni attività industriale che aggiunga fonti di inquinamento a quelle già esistenti.

L’organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) nelle sue Linee guida sulla qualità dell’aria ha stabilito nel 2005 nuovi limiti della media annuale e quotidiana per le PM presenti nell’aria, molto più restrittivi rispetto a quelli dell’Unione Europea (in particolare le soglie per le medie annuali sono il doppio di quelle fissate dall’OMS) sono:
 
PM 2.5:

10µg/m3 media annuale

 

25µg/m3 media 24-ore

PM 10: 20µg/m3 media annuale
  50 µg/m3 media 24-ore


L’OMS attribuisce maggior valore alla media annuale rispetto a quella quotidiana, soprattutto quando si analizzano gli effetti di una esposizione prolungata su più anni, corrispondente alla vita reale. La media quotidiana a sua volta è indicatrice del raggiungimento di picchi che producono effetti particolari sulla salute.

Dalla relazione della dott.ssa Petricca dei medici di base di Frosinone ricaviamo le seguenti considerazioni, in base alle diverse soglie di pericolosità definite da OMS ed Unione Europea:

variazione enorme tra le percentuali di esposizione della popolazione europea agli inquinanti:
•        PM 10: 17 – 30 % secondo i limiti UE -    61 – 83% secondo i limiti OMS
•        PM 2,5: 9 – 14 % secondo i limiti UE -     87 – 93% secondo i limiti OMS
•        O3: 14 – 15 % secondo i limiti UE -    97 – 98% secondo i limiti OMS

La dott.ssa Petricca ci ricorda anche che gli effetti dell’inquinamento atmosferico colpiscono particolarmente i bambini i quali, per l’intensa attività fisica, sono più esposti degli adulti ai suoi effetti immediati, cronici e sulle attese di vita.

A fronte di questi dati dobbiamo considerare il danno provocato tanto dalla prolungata esposizione agli inquinanti quanto dai picchi raggiunti quotidianamente. Abbiamo allora la necessità di acquisire una conoscenza puntuale dei livelli di inquinamento dell’aria nelle diverse aree del territorio e nei diversi periodi dell’anno e della giornata.

Dispositivi di controllo e controllo partecipato.

Lo scorso anno denunciammo la mancanza nelle città della valle del Sacco di centraline di rilevamento delle PM 2,5, polveri ultra fini, più insidiose per la salute dell’uomo rispetto alle PM10.

In attesa di un incremento dei dispositivi di controllo presenti sul territorio da parte della Regione, abbiamo deciso di contribuire al rilevamento dei valori delle PM 2.5 /PM 10 pensando di posizionare, per il momento, due centraline nel territorio del comune di Colleferro.

La rilevazione non vuole avere carattere istituzionale né sostituirsi agli enti preposti al controllo, vuole avere un valore indicativo, fornendo misure aggiuntive attendibili per questo tipo di inquinamento. Questa attività prende lo spunto e viene svolta in collaborazione con quella messa in atto dai medici di base di Frosinone e punta alla realizzazione di una rete di rilevamento e ad un’attività di controllo sulla qualità dell’aria partecipata dalla cittadinanza in tutta la Valle del Sacco. Una attività analoga è stata svolta nel territorio del comune di Ceccano e ne è stata data testimonianza in un evento presso l’associazione Tolerus.

Vogliamo svolgere ancora una volta una funzione di critica costruttiva e di stimolo nei confronti delle istituzioni regionali, locali e sanitarie, lavorando al coinvolgimento ed alla partecipazione dei cittadini, all’accrescimento della consapevolezza e della conoscenza sulle cause di aggravamento di molteplici patologie che colpiscono in modo particolare la popolazione della Valle del Sacco.

Valutiamo positivamente lo sforzo delle amministrazioni per coordinare gli interventi di emergenza, creando un modello condiviso di ordinanza. Il percorso si presenta lungo ed accidentato dopo decenni di indifferenza e richiede per avere successo il supporto una critica radicale al nostro modello sociale ed economico.

Saranno fornite tutte le informazioni tecniche ed operative necessarie a garantire l’attendibilità ed il grado di precisione delle attività di rilevamento e degli indici prodotti.

Ai cittadini che pensano, come noi, che tale attività sia utile e importante, chiediamo una collaborazione fattiva ed un contributo economico per l’acquisto dei dispositivi e la conduzione dell’attività di rilevamento ed una partecipazione alla valutazione dei dati acquisiti.

Le donazioni a Retuvasa per il finanziamento del progetto danno origine a detrazione IRPEF, se effettuate tramite bonifico.
Causale: Donazione per monitoraggio civico aria 
IBAN: IT 68 J 08327 39060 000000701826
Intestato a: Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Banca di riferimento: Credito Cooperativo di Roma, filiale di Colleferro
Per info su chiarimenti, partecipazione/contributo, mail retuvasa@gmail.com, cell. 3358032442.
 
Colleferro-Valle del Sacco, 02.02.2017

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Numero di superamenti mensili del limite di 50 microgrammi/mc nella media giornaliera.




 

Valle del Sacco, oltre il modello di sviluppo: distretto industriale dello smaltimento del rifiuto.


Comunicato Stampa Retuvasa

Valle del Sacco, oltre il modello di sviluppo: distretto industriale dello smaltimento del rifiuto.

 
Non da ieri abbiamo cercato con speranza e tenacia di proporre un modello di sviluppo, di qualità della vita, che andasse oltre le vecchie logiche che hanno imperato nel Frusinate dai tempi del boom economico. Un modello “Ruhr” capace, nel Sito di bonifica di Interesse Nazionale della Valle del Sacco, di coniugare ecodistretti industriali, archeologia industriale, contratti di fiume, promozione di energie autenticamente rinnovabili, sviluppo delle notevolissime potenzialità del turismo storico-artistico, promozione delle eccellenze agricole e dell’enogastronomia. La risposta delle istituzioni è sempre stata in fondo inconcludente, nonostante temporanei sprazzi di apertura. E mai come ora si può apprezzare il colpo di coda delle suddette vecchie logiche.

Logiche che, storicamente di matrice trasversale, sembrano assumere negli ultimi anni, non si può tacerlo, una connotazione politica locale più definita, considerato che l’attuale assessore all’ambiente regionale proviene dallo stesso partito e dalla stessa provincia del deputato ed ex presidente della provincia alfiere del progetto di aeroporto con annessa megavariante ASI, ora oggetto di procedimento penale per peculato, che a prescindere dai suoi esiti per gli indagati sembra potersi dire il definitivo suggello del fallimento di tale mostruosità economico-ambientale.

Si apprende oggi dalla stampa che il nuovo contratto Saf proposto ai sindaci prevede, in sostanza, la trasformazione di un impianto di differenziazione provinciale in un ricettacolo dei rifiuti di tutta la regione. La stessa Saf, insieme alla discarica di Roccasecca, è uno dei poli di una grande inchiesta sui rifiuti, nota solo da una settimana, condotta dalla Forestale, ora parte dell’Arma dei Carabinieri e nel caso potenziata dall’apporto del NOE. In tale inchiesta, in cui si seguono le tracce dei rifiuti che da Roma migrano nel Frusinate, è cardinale il ruolo dei laboratori di analisi, che con compiacenza avrebbero mutato i codici dei rifiuti declassificandoli come non pericolosi, come in altri casi hanno compiacentemente alterato i dati sulle emissioni industriali. Peraltro il trattamento dei rifiuti sarebbe stato largamente inadeguato e causa dei fastidi che da anni affliggono le popolazioni locali.

Non si può chiudere gli occhi e far finta di non sapere che la maggior parte degli impianti di rifiuti e industriali ad alto impatto ambientale di fatto hanno quasi sempre violato la normativa. Non basta auspicare un’attenzione ancora più elevata da parte di Arpa, Forze dell’ordine e Procura. Bisogna avere la chiara consapevolezza che autorizzare un impianto di trattamento dei rifiuti o industriale ad alto impatto ambientale significa dire di no al futuro e alla salute e accontentarsi di campare, poco e male, delle briciole, anche in un momento di crisi economica.

Particolarmente significativa una zoomata sull’area nord della provincia. Qui troviamo in ballo il rinnovo dell’autorizzazione alla termovalorizzazione (=incenerimento) dei pneumatici da parte di una ex azienda produttiva, la Marangoni, con l’apprezzabile opposizione del Comune di Anagni. Lo stesso Comune dovrebbe a nostro avviso opporsi ad un impianto che desta grande preoccupazione, ancor più che per il processo produttivo inertizzante ceneri pesanti di termovalorizzatore nel gres porcellanato, per il modo in cui saranno effettivamente gestite tali ceneri, ovviamente altamente inquinanti. 70-90 posti di lavoro valgono questo enorme rischio? Segnano forse una discontinuità con le logiche del passato? Tale progetto, proposto da Saxa Gres spa, è stato peraltro bocciato dall’Area Valutazione Impatto Ambientale della Regione Lazio, in quanto incompatibile con la normativa ambientale italiana, salvo rientrare in pista tramite una sperimentazione sotto il controllo (disinteressato?) di un’università, ammessa dalla normativa europea. Sperimentazione auspicata pubblicamente dagli stessi due esponenti politici ricordati sopra. L’associazione Civis ha sottolineato che la società Energia Ambiente srl, che ha recentemente presentato in Regione il progetto di un impianto di biodigestione e compostaggio da circa 84.000 tonnellate annue in zona industriale di Anagni è controllata, come Saxa Gres, dalla stessa holding con sede a Malta. Tutto legale, ma possiamo parlare propriamente di processi produttivi? Evidentemente la mission appare un’altra. Sembra dunque costituirsi de facto nella zona ASI di Anagni un distretto industriale dello smaltimento del rifiuto, vista anche la fresca notizia dell’autorizzazione dell’impianto proposto da Tecnoriciclo Ambiente srl trattante circa 30.000 tonnellate annue di rifiuto, di differenziazione e riciclo (il che non è certo male) e di produzione di Combustibile Da Rifiuto e di Combustibili Solidi Secondari (male, invece, perché funzionale al ciclo dell’incenerimento, magari di Colleferro).
Tutti questi impianti sono largamente superiori ai fabbisogni d’area e provinciali, nell’assenza di una aggiornata programmazione regionale, con scarsa attenzione per lo stesso piano regionale di qualità dell’aria, per non parlare del rispetto che meriterebbe un territorio oggetto di bonifica nazionale. E con ogni probabilità, sulla base di considerazioni puramente statistiche, almeno alcuni di tali impianti regalerebbero tanti elementi di cronaca giudiziaria al futuro, mentre le patologie correlate farebbero per lo più meno clamore.

Senza un nuovo modello di sviluppo, coraggioso, intelligente e lungimirante, non potranno che perpetuarsi le dinamiche del passato, con l’unica sostanziale differenza del tendenziale spostamento dalla produzione industriale ad alto impatto ambientale allo smaltimento dei rifiuti. E gli amministratori, anche quelli più onesti e disinteressati, per non parlare degli altri, si troveranno schiacciati dal diktat di accettare qualche decina di posti di lavoro svendendo il territorio e ogni sua futura prospettiva.
 
Frosinone, 31.01.17
 

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