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Colleferro, per il TMB la Regione Lazio annulli la VIA. Lazio Ambiente SPA, società a perdere. Valle del Sacco, cosa c'è da fare dopo la perimetrazione del SIN.

Lazio Ambiente S.P.A., per il futuro gli inceneritori sono l'asset dominante.


Comunicato Stampa Retuvasa

Lazio Ambiente S.p.A., per il futuro gli inceneritori sono l’asset dominante.

 
Il 4 agosto 2016 la Giunta regionale ha emesso la delibera 495 relativa alle determinazioni da assumere nell’ assemblea ordinaria e straordinaria di Lazio Ambiente S.P.A., di cui la Regione è socio unico.

Rimandiamo ad una lettura dell’atto completo per una compiuta descrizione del processo decisionale.

In sintesi la giunta regionale si comporta come segue:
  •        prende atto della proposta di un piano industriale 2016-2020 di Lazio Ambiente S.p.A., su cui ritorneremo;
  •         non approva il bilancio di esercizio 2015 in attesa delle decisioni sulla ricostituzione del capitale sociale, dopo le consistenti perdite degli ultimi due anni. La ricapitalizzazione deve essere sostenuta dal piano industriale;
  •        non approva modifiche statutarie richieste nelle more del processo di cessione della società, in attuazione del decreto del Presidente della regione Lazio n. T00060 del 21 aprile 2015 da realizzare sulla base delle linee guida individuate con la deliberazione della giunta regionale n. 129 del 31/03/2016;
  •        comunica che il 18 luglio 2016 si è conclusa la procedura di selezione dell’advisor che assista la Regione per la procedura di cessione.

Possiamo partire dagli ultimi due punti, in particolare la nomina dell’advisor che indicano come prossima  (entro un anno?) la cessione - per intero o per parti, non è chiaro - di Lazio Ambiente.  In base a ciò il piano industriale pluriennale non proietta nel futuro l’azione dell’ attuale direzione aziendale, ma definisce le condizioni della vendita ossia dell’ipotetico ritorno in pareggio della società per il 2018, cosa che riguarderà il futuro proprietario.

Cosa ne sarà di Lazio Ambiente nel frattempo?  A quali condizioni potrà essere venduta?

Qualcosa avevamo detto con un nostro precedente comunicato. Vediamo i dati del piano industriale.

(..) la società sarà in grado di raggiungere l’equilibrio di bilancio, in presenza dei seguenti investimenti:
Anno 2016: investimenti complessivi per euro 12.600.000, di cui euro 1.500.000 da destinare al ramo discarica, euro 1.000.000 da destinare al ramo servizi, euro 3.500.000 da destinare al revamping del termovalorizzatore di Lazio Ambiente ed euro 3.500.000 al revamping del
termovalorizzatore di EP Sistemi S.p.A.;
Anno 2017: investimenti complessivi per euro 21.700.000, di cui euro 1.000.000 per il ramo discarica; euro 700.000 per il ramo servizi; euro 13.000.000 per il ramo termovalorizzazione.
 
L’entità degli investimenti ci dice con certezza che il cuore del rilancio della società è il revamping degli inceneritori.
Per quanto riguarda le perdite, il bilancio di esercizio al 31/12/2015 della società Lazio Ambiente SpA presenta una perdita di esercizio pari ad euro 13.926.786 che, sommata alla perdita degli esercizi precedenti di complessivi euro 3.643.547, riduce il patrimonio netto della società ad euro 5.246.668 rispetto ai 20 mln di partenza.
 
Una analisi puntuale dei dati di bilancio non rientra negli scopi di questo comunicato, comunque notiamo che sussistono crediti verso clienti per euro 32.355.560, di questi quanti riguardano servizi erogati a comuni inadempienti? Quanto incidono sui bilanci in affanno degli enti locali?
 
Quale il contesto in cui si deciderà della sorte di Lazio Ambiente S.p.A.?
 
Il punto essenziale è la situazione critica del ciclo dei rifiuti nella città di Roma; le soluzioni prospettate, coerenti con la politica nazionale, prevedono l’utilizzo degli inceneritori di Colleferro, visto che il CDR che li alimenta proviene in gran parte dagli impianti capitolini, E Giovi, Rocca Cencia, Salaria.
L’acquisente della società si troverà inevitabilmente nella conclusione della partita che vede protagonisti AMA, ACEA e COLARI (Cerroni). Della situazione di AMA, proprietaria del 40% di una delle due linee di incenerimento di Colleferro, si è molto parlato, meno della ambizione di ACEA di essere una piccola multinazionale nei servizi idrici, dei rifiuti e dell’energia, monopolista per l’acqua nel centro-sud d’Italia. Sulla questione rifiuti ACEA attraverso la controllata A.R.I.A. è già in possesso dell’inceneritore di Terni, dell’impianto di CDR a Paliano (Fr) e degli impianti di incenerimento di San Vittore del Lazio (Fr).
Lazio Ambiente S.p.A. è dunque vaso di coccio tra vasi di ferro, Colleferro e la Valle del Sacco ancora una volta dipendono dall’esito di giochi a cui non è dato di giocare.
 
La regione Lazio con la proposta di ricapitalizzazione di Lazio Ambiente S.p.A. si trova ad un bivio: la messa in liquidazione con relativi impianti in dismissione; la ricapitalizzazione funzionale alla cessione, con l’accortezza plausibile del giustificativo piano industriale-investimenti, ma con l’intenzione di condannare Colleferro al mantenimento degli impianti per almeno un altro decennio, se non più.
 
Cosa possiamo fare?
 
Da molti mesi insistiamo - senza esito alcuno - affinché le amministrazioni diano avvio ad un processo per la creazione di un ambito locale di gestione del ciclo dei rifiuti, fondato sui criteri di autosufficienza territoriale attraverso la riduzione, riciclo e riuso dei rifiuti.
SI tratta di progettarlo, di definirne la fattibilità in termini tecnologici, logistici, normativi partendo da una analisi dei bisogni e della struttura del territorio.
Si tratta di una condizione necessaria - benché non sufficiente - per avere diritto di parola, per scombinare giochi, per proporre la Valle del Sacco in una logica interprovinciale sganciata dagli interessi della Città Metropolitana, come esempio capace di contagiare altri territori della regione.
 
Siamo nel cuore di una questione strategica che riguarda tutto il paese:
  •        da un parte soluzioni di breve respiro predilette da un ceto politico che vuole solo evitare di avere rifiuti per strada guardando ai propri interessi nel breve periodo, lasciando terreno libero ai soliti poteri dai confusi confini tra legale ed illegale;
  •        dall’altra una profonda trasformazione di tutte le filiere produttive, distributive e di gestione dei territori, indirizzandosi verso un modello di economia circolare.
 
Abbiamo la possibilità di unire una battaglia per la salute delle popolazioni e dell’ambiente al rilancio economico e sociale abbandonando vecchie strade che continuano a rivelarsi fallimentari da ogni punto di vista. Così come è necessario superare politiche di piccolo cabotaggio che iniziano e finiscono con dichiarazioni di principio in assenza di passi concreti.
E’ necessario avviare una mobilitazione dei territori che è fatta di progettualità e di lotta, di partecipazione e condivisione della conoscenza, di mobilitazione di tutte le risorse disponibili.
Ci attende comunque una lunga fase di transizione, contro la riproposizione di una successione di emergenze e di presunte soluzioni obbligate dove il provvisorio diventa definitivo. Possiamo e dobbiamo determinare la direzione e le soluzioni finali che prevarranno.
 
Colleferro, 12.09.2016
 

Colleferro, riparte il processo inceneritori: il Tribunale di Roma faccia Giustizia.


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Colleferro, riparte il processo inceneritori: il Tribunale di Roma faccia Giustizia.


Del processo inceneritori a Colleferro se ne erano perse le tracce, dopo la decisione con la quale il Tribunale di Velletri aveva dichiarato nell’udienza di fine marzo 2015, dopo quattro anni tra fase preliminare e dibattimentale, la propria incompetenza territoriale in favore del Tribunale di Roma.

Il 16 luglio dello scorso anno in Prefettura a Frosinone in occasione della nostra audizione presso la Commissione Bicamerale sul traffico illecito di rifiuti e sullo stato delle bonifiche ci erano state chieste notizie del processo e noi avevamo semplicemente ribaltato la richiesta alla Commissione medesima.

In realtà il Tribunale di Roma ha lavorato in quest’anno e con i documenti a disposizione comprese le intercettazioni di allora, ha riattivato il procedimento giudiziario con gli avvisi a comparire per imputati e parti offese all’udienza preliminare che si terrà il 12.10.2016 alle ore 10.00 presso il Tribunale di Roma in Via Golametto n. 4, Aula B.

I reati contestati dalla Direzione distrettuale Antimafia che prevedono il rinvio a giudizio artt. 416, 417 c.p.p., sono per 28 soggetti tra dirigenti e legali rappresentanti legali del 2008 degli due società di gestione degli inceneritori, Mobilservice ed EP Sistemi società dell’ex Consorzio GAIA, i legali rappresentanti di alcune società di certificazione analisi dei rifiuti, di controllo delle emissioni da remoto, di intermediazione, l’allora procuratore di AMA e il responsabile della raccolta multimateriale presso l’impianto AMA di Rocca Cencia.

Assolutamente rilevante l’applicazione dell’art. 416, associazione per delinquere, ai capi di imputazione formulati nei confronti dei dirigenti di allora degli impianti, in relazione ai delitti di traffico illecito di rifiuti, falso in analisi e formulari, reati informatici e di truffa in Colleferro ed altre località dal 2005 al 2008. Da tener presente che alcuni di loro ancora ricoprono cariche chi nel Consorzio GAIA, ancora in Amministrazione Straordinaria, chi nella gestione degli impianti di Colleferro e ci chiediamo quotidianamente se ciò sia possibile, lecito o quanto meno, opportuno!.

Infine è stato anche riammesso come parte offesa il GSE, stralciato nel procedimento precedente, per un danno allo stesso di oltre 40 milioni di euro pari al contributo che l’Ente erogava sotto forma di valorizzazione economica dell’energia prodotta e fornita dagli impianti.

Rileggendo le intercettazioni allegate al procedimento c’è da rabbrividire, non sono passibili di interpretazioni le frasi di alcuni degli imputati, ne delineano ruoli e responsabilità nella gestione criminale degli impianti. Si sono persi cinque anni ma ci auguriamo che il Tribunale di Roma recuperi questo tempo e faccia giungere a conclusione il processo, prima delle eventuali prescrizioni di rito, per restituire giustizia agli abitanti di un territorio fortemente compromesso dal punto di vista ambientale e sanitario.

Potenti interessi puntano a fare profitto ad ogni costo sullo smaltimento dei rifiuti, il quadro descrittivo che emerge dalle inchieste e dal processo ci fornirà dunque informazioni essenziali a fare le scelte necessarie per realizzare un ciclo di gestione dei rifiuti a garanzia della salute delle persone e dell’ambiente, fondato sui principi della riduzione, del riciclo e del riuso.
 
Colleferro, 12.08.2016
 

Colleferro, per il TMB la Regione Lazio annulli la VIA.


Comunicato Stampa
Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro, per il TMB la Regione Lazio annulli la VIA.

 

La torrida estate dei rifiuti capitolini vede la nuova giunta comunale affrontare l’ennesima emergenza rifiuti, conscia che la soluzione non può andare a ricercarsi tra i cassonetti e gli impianti cittadini, ma deve gioco forza interessare il territorio regionale come sempre è stato, vista la dotazione impiantistica a servizio. Colleferro è uno di questi luoghi con le due linee di incenerimento in perenne affanno strutturale, una discarica in previsione di chiusura a meno di colpi di coda, un cementificio che potrebbe tornare alla carica nello smaltimento dei CSS (Combustibili Solidi Secondari).

A questi si aggiunge la questione della realizzazione dell’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), ancora pendente al TAR del Lazio, cui sono ricorsi l’Associazione Rete per la tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) e il Comitato Residenti Colleferro (CRC) per chiedere di riconoscere la illegittimità della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), in pratica l’annullamento della conseguente determinazione regionale del 05/05/2014, adottata peraltro dopo quasi quattro anni dalla richiesta dell’allora proponente Agensel SRL, società dell’ex Consorzio Gaia.

In questa fase processuale Retuvasa e CRC sono stati chiamati a presentare osservazioni ai verificatori dell’Università “La Sapienza” di Roma, nominati dal Tribunale, per avvalorare o meno i fatti e gli atti contestati. Ma andiamo per ordine.

Il progetto venne presentato da Agen.s.e.l. s.r.l., ex Consorzio Gaia, (oggi Lazio Ambiente S.p.A.), il 20 agosto del 2010, con il benestare della precedente Amministrazione comunale, approvato con la determinazione G06494 del 05/05/2014 della Regione Lazio, area Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), sulla quale Retuvasa e CRC hanno presentato ricorso al Tar del Lazio, n. 10076/2014, contro la Regione Lazio, il Comune di Colleferro, Lazio Ambiente SpA, Ministero dei Beni e Attività Culturali.
 
Con l’udienza del 05/05/2016 il Tar del Lazio emette l’ordinanza n. 05289/2016, che recita: ” … lo sviluppo processuale della contrapposizione argomentativa, relativamente a tali circostanze [ndr, nel frattempo il Comune di Colleferro sostiene le tesi dei ricorrenti], non risulta da sola idonea, allo stato, a rendere prevalente una tesi rispetto all’altra; l’organismo che deve procedere alla verificazione può utilmente individuarsi nell’Università di Roma La Sapienza …[ndr, nel Rettore che può avvalersi di Professori dell’Ateneo]”.
 
L’Università nomina i verificatori mentre i ricorrenti si avvalgono dell’ausilio di un loro consulente, con un primo incontro avvenuto il 30 giugno scorso nel quale si è ipotizzata la chiusura del procedimento, entro fine anno.
 
Ad oggi sono state presentate dai ricorrenti diverse osservazioni documentali contro un progetto osteggiato da sempre dalla comunità locale con osservazioni e manifestazioni, anche durante la fase di approvazione in Consiglio comunale.
 
Tra l’altro Retuvasa e CRC erano già ricorsi al TAR del Lazio contro il conferimento di tal quale nella discarica di colle Fagiolara e nell’ordinanza del 30 luglio 2014 il TAR aveva affermato: “Considerato che dalla relazione prodotta dalla Regione Lazio non emerge in maniera inconfutabile l’assoluta incapienza di impianti TMB nella regione, tale da costituire il presupposto di cui all’art. 191 c. 1 del D.Lgs 152/2006 ...”
Vale a dire che nella nostra Regione ci sono TMB  impianti che non lavorano a pieno regime e potrebbero trattare anche i rifiuti destinati a Colle Fagiolara; quindi, non è necessario costruire un nuovo impianto.
 
Ciò è stato ulteriormente confermato dall’ormai famosa DGR 199 del 22/04/2016 “Determinazione del Fabbisogno” sui rifiuti nel Lazio che ribadisce  “Per entrambi gli scenari ipotizzati si è evidenziato che gli impianti di trattamento TMB sono già dal 2016 sufficienti per le esigenze di trattamento del rifiuto urbano indifferenziato della Regione. Pertanto non è necessario pianificare nuovi impianti oltre quelli esistenti.
 
Le parole definitive che escludono l’ipotesi di costruire un nuovo impianto vengono date dall’Assessore di competenza della Regione Lazio, Mauro Buschini, nel consiglio straordinario regionale del 18/07/2016 sulla questione prospettata di nuova emergenza sul trattamento dei rifiuti quando dice “Con riferimento, invece, in generale alla questione dei rifiuti di Roma, si precisa che l’impiantistica della regione Lazio è sufficiente a trattare il rifiuto indifferenziato prodotto nel territorio regionale.
 
Non è facile individuare i motivi per i quali, nonostante tutti i nuovi elementi fin qui illustrati, la Regione Lazio continua a difendere la realizzazione del TMB a Colleferro, attraverso la società di sua proprietà e gli enti autorizzatori. E’ certo che l’impianto non è più necessario, anche perché è in controtendenza  rispetto ai previsti aumenti delle percentuali di raccolta differenziata e rappresenta un ulteriore impegno economico che difficilmente Lazio Ambiente SpA potrà sostenere, visti i ricorrenti deficit di bilancio.
 
Da tempo abbiamo interessato il Tavolo di Coordinamento dei Sindaci della Valle del Sacco e in seguito all’incontro del 22 giugno scorso, a Serrone (Fr), abbiamo chiesto all’Assessore Mauro Buschini la fissazione di una data per un tavolo tecnico sui rifiuti per il nostro bacino la d’area, come da lui riproposto al termine dei lavori su sollecitazione dell’Assessore all’Ambiente del Comune di Colleferro, Giulio Calamita.
 
Risposte ad oggi non ce ne sono state ma ovviamente ci auguriamo che ve ne siano e che possano essere occasione di confronto anche rispetto alla nostra ipotesi di bacino autonomo locale dei rifiuti, che abbiamo intenzione di presentare in forma pubblica agli amministratori, come unica soluzione per uscire dalla subordinazione ad una logica emergenziale, che sulle necessità del momento si appresta ad imporre l’eterna soluzione fondata sull’incenerimento ed i mega impianti, logica supportata dalle scelte nazionali sugli inceneritori e confermata dalle dichiarazioni del ministro dell’ambiente a commento della ennesima emergenza capitolina: e qui si chiude il cerchio.
 
 
Colleferro, 09.08.2016
 

Paliano, il dilemma dell'acqua pubblica.


Comunicato Stampa Retuvasa

Paliano, il dilemma dell’acqua pubblica.

 
 
La vicenda del braccio di ferro tra il Comune di Paliano, che non vuole passare la gestione del servizio idrico integrato ad Acea ATO 5, e quest’ultima società, che a suon di ricorsi al TAR vuole acquisire impianti e gestione del servizio idrico di Paliano va a nostro avviso approfondita, almeno per comprendere i termini della questione.

Il Comune di Paliano, per quanto riguarda il servizio idrico, ricade nell’Ambito Territoriale Ottimale (ATO) 5 del Lazio, che è stato affidato con gara ad evidenza pubblica nel 2003 ad Acea ATO 5, una controllata del gruppo Acea S.p.A.. Acea ATO 5, quindi, dovrebbe prendere in carico tutti i comuni dell’ATO 5.
Per inciso, gli ATO, coinvolti dagli innumerevoli tagli alla spesa pubblica, sono stati aboliti a partire dal 31dicembre 2012. E’ per tale motivo che le Regioni sono state chiamate a ridisegnare, secondo criteri di razionalizzazione, gli ambiti di bacino idrografico (ABI). La Regione Lazio, colpevolmente in estremo ritardo, non ha ancora definito i nuovi ABI, nonostante  giaccia  da molto tempo in commissione ambiente la  proposta di legge 238/2015 che riprende la proposta sugli ABI degli esperti del Forum regionale dei movimenti per l'acqua.

Fino ad ora la gestione di Acea ATO 5 è stata molto inefficiente tanto che i sindaci dell’ATO 5 hanno deciso di rescindere il contratto con essa. Perché i cittadini di Paliano dovrebbero affidare uno dei servizi pubblici  più importanti a un’azienda del genere?

Ricordiamo che Acea S.p.A. è una società per azioni quotata alla  borsa di Milano che vede nel proprio capitale il Comune di Roma, con una quota maggioritaria (51%) e importati soggetti privati, quali il Gruppo Caltagirone, la multinazionale francese dell’acqua Suez e la Norges Bank; quest’ultima gestisce il fondo sovrano norvegese, uno dei più importanti al mondo, alimentato dai proventi dell’estrazione petrolifera nel Mare del nord e proprietario di importanti partecipazioni azionarie anche in Italia.

Va ricordato che le società di capitali (tra cui le s.r.l. e le S.p.A.), anche se a TOTALE CAPITALE PUBBLICO, sono società di diritto privato che rispondono a logiche di mercato piuttosto che all’interesse pubblico. La quotazione in borsa, inoltre, rende ancor più preponderante l’obiettivo della generazione  di profitti.
Tornando ai fatti, il sindaco Alfieri ha inviato una lettera  a  Virginia Raggi, attuale sindaco di Roma (il Comune, come detto, è azionista di maggioranza di Acea S.p.A.), chiedendole di ritirare il nuovo ricorso al TAR presentato da Acea ATO 5 l’11 luglio scorso in cui l’azienda  intima al comune di Paliano di cedere gli impianti.

Nella lettera si fa cenno anche all’esito referendario di giugno 2011, quando 26 milioni di italiani hanno scelto la gestione pubblica di tutti i servizi, in primis il servizio idrico.

Chi gestisce al momento il servizio idrico di Paliano? L’AMEA, una S.p.A. a capitale misto pubblico-privato, con il seguente assetto azionario (ripreso dal sito della società): Comune di Paliano: 65,494%, Comune di Piglio 1,506%; A.R.I.A S.r.l.  33%.

Gli enti pubblici locali in questo caso hanno una quota preponderante nell’assetto societario, ma non si tratta comunque di una società di diritto pubblico, come può essere invece un’azienda speciale; quest’ultima risulta ente strumentale dell’ente locale di riferimento, il suo obiettivo è esclusivamente la gestione del servizio affidatole, per statuto non può operare a fini di lucro e deve reinvestire eventuali utili per migliorare il servizio. E’ per tale motivo che questa forma di gestione è stata sempre vista dai movimenti per l’acqua pubblica come la migliore in grado di garantire la pubblicità del servizio.
Non a caso il comune di Napoli ha ripubblicizzato il proprio servizio idrico effettuando proprio la trasformazione  della società per azioni Arin S.p.A. nell’azienda speciale Acqua Bene Comune Napoli (ABC Napoli).

Il sindaco Alfieri quindi, che noi stimiamo per la sua netta presa di posizione contro Acea ATO 5, dovrebbe però dare seguito al referendum del 2011 avviando un processo di ripubblicizzazione di Amea attraverso la trasformazione in azienda speciale.

Tra l’altro nella lettera viene ricordato che la legge 5/2014 sul servizio idrico della Regione Lazio permette e incoraggia la scelta pubblica per la gestione di questo servizio.

Siamo consapevoli dei vincoli sempre più pressanti con i quali tutti i governi degli ultimi decenni hanno di fatto imposto ai comuni la privatizzazione dei servizi pubblici (proprio attraverso la negazione delle aziende speciali), ma il rispetto della volontà popolare dovrebbe essere la priorità per ogni amministratore.

I fatti, d’altra parte indicano che la privatizzazione non migliora il servizio: è notizia di qualche giorno fa che i comuni di Valmontone e Rocca di Papa hanno minacciato azioni legali contro il gestore Acea ATO 2 per ripetuti e irrisolti problemi alle infrastrutture idriche mentre nel Comune di Colleferro  continuano le interdizioni all’uso umano dell’acqua potabile per parametri batteriologici non conformi (da alcuni giorni interdizione al quartiere Scalo e via Casilina), la chiusura completa per il periodo estivo dello sportello utenti di zona, la mancata bollettazione da oltre un anno.

Non si può evitare il confronto con il caso Saracena, un piccolo Comune del Pollino che gestisce l’acqua con azienda speciale da molto tempo anziché affidarla alla Sorical S,p.A., come avrebbero voluto imporgli. Il caso fece scalpore a luglio dello scorso anno perché il sindaco Gagliardi era insorto contro la multa imposta dall'Authority. La colpa? Le tariffe applicate dal sindaco erano troppo basse, sarebbero dovute lievitare secondo l’Authority, da 26 centesimi a 1 euro e 40. Il sindaco la spuntò mostrando semplicemente i dati: gestione del servizio eccellente e altamente economica.

Cosa si può chiedere di più ad un sindaco?

Comunque l’azione della amministrazione di Paliano che resiste alle pretese di Acea di costruire un monopolio della gestione del sistema idrico, capace di macinare profitti in  Italia e nel mondo a discapito di un diritto fondamentale, potrà continuare ed avere successo solo se  si realizzerà compiutamente la collaborazione tra tutti gli enti locali nella creazione di un sistema di gestione adeguato ai bisogni del territorio ed al mantenimento della risorsa acqua nella sua naturale struttura di bacino idrico.

 
Paliano, 31 luglio 2016
 

Valle del Sacco, gravi preoccupazioni per la salute sul nuovo rapporto epidemiologico 2013-2015.


Comunicato Stampa Retuvasa

Valle del Sacco, dal nuovo rapporto epidemiologico ulteriori gravi preoccupazioni per la popolazione.


 
E’ stato di recente pubblicato dal Comune di Colleferro il nuovo rapporto di "Sorveglianza sanitaria ed epidemiologica della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco" identificato come “rapporto tecnico delle attività 2013-2015” ed elaborato dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione (DEP) del Lazio.
 
Ci siamo lasciati con il rapporto di sorveglianza nel 2013 le cui conclusioni sull’incidenza sanitaria del Beta-HCH non erano molto incoraggianti. Tra le conclusioni si leggeva “In particolare sono state osservate perturbazioni del pattern lipidico, della funzionalità renale e della steroidogenesi, interessando anche gli ormoni sessuali nelle sesso femminile. E’ stata osservata infine una chiara associazione con alterazioni cognitive.
 
Il nuovo rapporto aggiunge ulteriori elementi di preoccupazione per chi risulta contaminato dal pesticida.
 
Tra il 2013 ed il 2015 e stata eseguita la seconda fase della sorveglianza nell’ambito della quale sono state contattate 690 persone, di cui 602 hanno aderito.
 
Si parte da una conferma negativa e cioè che per quanto riguarda il Beta-HCH la concentrazione media riscontrata nel sangue delle persone esaminate non si discosta da quanto rilevato nelle passate indagini ad indicare che la contaminazione umana è persistente.
 
Inoltre in questa fase è stata analizzata la presenza di altri inquinanti e la concentrazione ematica di alcuni di essi in particolare l’HCB, Trans-nonachlor, p,p'-DDE e PCB, risulta correlata con quella del Beta-HCH condividendone le caratteristiche di associazione. “Tale dato sta ad indicare che la contaminazione del Beta-HCH non e stata isolata ma si e accompagnata, seppure in modo minore, a quella di altri contaminanti chimici persistenti che coesistono nell’organismo.
 
Lo studio inoltre ha approfondito altri aspetti degli effetti del Beta-HCH riscontrando un effetto specifico dell’inquinante organoclorurato su diversi sistemi, in particolare sull’apparato cardiovascolare e sulle funzioni metaboliche, con approfondimento e possibile conferma dei risultati raggiunti attraverso lo sviluppo longitudinale della sorveglianza sanitaria ed epidemiologica attualmente in corso.
 
Colpiscono però le raccomandazioni finali del DEP Lazio che per la prima volta, per quanto di nostra conoscenza, da delle indicazioni che sono un macigno:
 
La contaminazione del fiume Sacco rimane un disastro ambientale di proporzioni notevoli che ha comportato una contaminazione umana di sostanze organiche persistenti considerate tossiche dalle organizzazioni internazionali. Proprio perché la contaminazione e purtroppo persistente non esistono metodi di prevenzione e di rimozione dell’inquinante. Si tratta di un episodio che ha implicazioni etiche, politiche e sociali di livello nazionale. Le autorità locali hanno il dovere di informare la popolazione, di salvaguardarne la salute specie dei gruppi sociali più deboli, di offrire l’assistenza sanitaria adeguata, e di garantire un continuo monitoraggio epidemiologico e sanitario. E’ ovvio che tale assistenza dal punto di vista della tutela sociale e sanitaria del servizio sanitario si deve accompagnare ad un impegno istituzionale coerente per il risanamento ambientale.
 
Questo finale si commenta da solo, in sintesi evidenzia l’assenza di strumenti e pratiche in grado di fornire una adeguata e capillare informazione sanitaria ai cittadini, indirettamente mette sotto accusa le politiche della Regione Lazio che ha operato tagli sulla sanità in un territorio che richiede una riorganizzazione ed un incremento delle risorse a disposizione del sistema sanitario. Evidenzia ciò che è arcinoto all’opinione pubblica e cioè che i settori di popolazione economicamente e socialmente più deboli sono privati di una reale assistenza sanitaria di carattere preventivo e curativo.
Queste considerazioni valgono in particolare per tutte le aree comprese all’interno dei nuovi confini del Sito di Interesse Nazionale, caratterizzate da una complessità di fenomeni di inquinamento ambientale con danni correlati alla salute umana di lungo periodo.
 
Il richiamo alle autorità, alle amministrazioni locali è pacato nei toni e drammatico nella sostanza, ci dice sono inadeguate logiche politiche che facciano semplicemente appello all’onesta ed alla razionalità delle pratiche amministrative.
La difesa della salute e dell’ambiente è possibile solo con una radicale opposizione a politiche che spingono alla privatizzazione di ogni servizio di pubblica utilità, alla riduzione ai minimi termini delle risorse della pubblica amministrazione a tutti i livelli. Sono politiche che negano diritti fondamentali della persona umana, tolgono ogni possibilità di autodeterminazione ed autogoverno alle comunità locali.
Sistema sanitario, ciclo dei rifiuti e bonifica delle aree inquinate sono tre questioni strettamente correlate nei nostri territori che richiedono per essere affrontate un intervento di carattere sistemico, una pianificazione di lungo periodo, risorse adeguate e la piena partecipazione delle comunità locali, partendo da una capillare informazione e formazione, mirata alle specifiche condizioni sociali e culturali dei cittadini.

 
Il resto sono chiacchiere.
 
 
Valle del Sacco, 1 luglio 2016
 

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