Home
« aprile 2014 »
LunMarMerGioVenSabDom
123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
282930

Retuvasa on the web

Buone Letture




 Il futuro Bruciato
Così ci uccidono
La casta dell'acqua
 

Colleferro, sventata demolizione edificio Museo Telecomunicazioni - Collezione Cremona



Comunicato Stampa Congiunto

Colleferro, sventata la demolizione dell’edificio che ospita il Museo delle Telecomunicazioni-Collezione 
                                                                                       

La Direzione Regionale per i Beni Architettonici e Paesaggistici e la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Lazio hanno formalmente confermato l’impossibilità di effettuare qualsiasi tipo di intervento edilizio sull’edificio storico di via degli Esplosivi conosciuto come sede del Museo Civico delle Telecomunicazioni-Collezione Cremona di Colleferro.

La nota della Direzione Regionale del 25/02/2014 giunge a seguito della richiesta di verifica di interesse culturale inoltrata agli uffici della Soprintendenza il 18/01/2014 da Retuvasa, Comitato Residenti Colleferro, Ugi, Associazione Mamme e Consulta le Donne, intenzionate a salvaguardare l’immobile dai programmi di demolizione avanzati dal Comune di Colleferro con la Delibera n. 6 del 25/01/2013, nell’ambito delle procedure di approvazione del nuovo Piano Industriale della Colleferro Infrastrutture e Sviluppo S.p.A. La richiesta è stata istruita in stretto collegamento con gli uffici della Regione Lazio e del Ministero che hanno fornito le linee guida per l’avvio della procedura amministrativa.

Il tentativo di sfruttare il cosiddetto Piano Casa Polverini per ottenere un aumento di cubatura del 30% attraverso l’abbattimento del Museo e la ricostruzione di un edificio da destinare poi a uso residenziale si è dunque scontrato con le norme che regolano l’utilizzo e la protezione degli edifici storici con oltre 50 anni di vita: dai dati catastali risulta, infatti, che l’edificio è stato realizzato nel 1941, ben 73 anni fa, al momento della costituzione del nucleo storico della nostra città.

Ricordiamo che i locali in questione furono impiegati per un breve periodo come deposito di esplosivi – da cui il nome attuale della via – poi, negli anni successivi, come spaccio aziendale della società BPD. Oggi l’edificio ospita la preziosa collezione di apparecchiature per le telecomunicazioni del gen. Cremona, sulle cui prospettive di valorizzazione economico-culturale esiste tuttora la più grande incertezza.
L’Amministrazione Comunale di Colleferro ha voluto “sorvolare” e forzare non solo gli aspetti storici, architettonici e urbanistici dell’edificio, ma anche gli articoli 10 e 12 del D.Lgs. 42/04 che fissano un regime di tutela preventiva per quei beni di proprietà pubblica, aventi valore artistico, storico, archeologico o etnoantropologico, la cui esecuzione risalga a oltre 50 anni. Ancora una volta, quindi, l’Amministrazione ha agito ignorando la legge vigente.

La nota della Direzione Regionale richiama dunque l’Amministrazione di Colleferro al rispetto delle norme e all’assunzione delle proprie responsabilità giuridiche e amministrative: qualsiasi intervento diretto sul Museo non può avvenire senza il preventivo assenso degli organi di tutela e non può prescindere dalla procedura di verifica di interesse culturale, la cui richiesta sarebbe spettata proprio al Comune di Colleferro, in quanto ente pubblico proprietario del bene. Ignoranza della norma o voluta dimenticanza? Lex dura, sed lex, anche per i nostri Amministratori.

D’altra parte la vicenda chiama anche in causa la  STU - Colleferro Infrastrutture e Sviluppo S.p.A., società di proprietà del Comune, costituita inizialmente per patrimonializzare i lotti SLIM attraverso lo stesso piano triennale, che prevedeva la demolizione della sede del Museo. Secondo recenti notizie di stampa, la Banca delle Marche avrebbe chiesto alla STU di rientrare dalla sua forte esposizione debitoria; il Comune di Colleferro si sarebbe fatto garante verso l'istituto bancario ricevendo in cambio dalla STU l'impegno ad alienare l'edificio di via degli Esplosivi entro il mese di maggio 2014.

Se non è possibile effettuare interventi edilizi sull’edificio storico di via degli Esplosivi il Comune ritiene più semplice addirittura alienarlo in meno di 40 giorni, riuscendo ad avviare e chiudere favorevolmente la procedura di verifica di interesse culturale presso la Direzione Regionale per i Beni Architettonici e Paesaggistici e la  Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Lazio?
Se queste domande restano aperte, oggi, dopo la suddetta nota, ciò che conta è che l’intero programma di ricostruzione dell’immobile per fini meramente economici subisce un arresto e restituisce voce in capitolo alla Direzione Regionale per i Beni culturali per qualsiasi programma futuro di restauro o modifica.

Ancora una volta la sensibilità e l’impegno delle associazioni e dei cittadini si è rivelato un importante strumento di controllo e di difesa del territorio, avvalorato dal rapido riscontro istituzionale da parte degli organi competenti, che hanno saputo dettare la linea corretta da seguire.
 
Colleferro, 11 aprile 2014


 
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Comitato Residenti Colleferro
Unione Giovani Indipendenti
Associazione Mamme Colleferro
Consulta le Donne
 

Inceneritori Colleferro, buone nuove dalle aule di giustizia


Comunicato Stampa Raggio Verde e Retuvasa

Inceneritori Colleferro, buone nuove dalle aule di giustizia
 
 
E’ di questi giorni la notizia di un cittadino di Colleferro, Luigi Mattei, e del suo difensore legale, Carlo Affinito, che si sono avvalsi di uno strumento, poco applicato nella pratica giudiziaria, che consente a qualunque cittadino elettore di sostituirsi alle pubbliche amministrazioni, nella fattispecie Comune di Colleferro e Provincia di Roma, per far valere il danno ambientale, qualora le stesse non si siano già costituite nel processo.
 
Il  procedimento riguarda la cattiva gestione degli inceneritori di Colleferro ed in particolare l’omessa comunicazione nel 2010, da parte dell’allora gestore in Amministrazione Straordinaria, della presenza di materiale radioattivo  in uno dei camion che trasportava CDR, fermato in ingresso in seguito al rilevamento del dispositivo, previsto dall’Autorizzazione Integrata Ambientale dopo il sequestro degli impianti nel 2009.Lecito domandarsi cosa possa essere avvenuto precedentemente all’installazione del rilevatore.
 
Gli imputati erano stati condannati con un decreto penale a cui si sono opposti e pochi giorni fa   ha avuto luogo il giudizio immediato.
Ebbene il cittadino ha chiesto un milione di Euro per danni, che, se la responsabilità penale degli imputati venisse accertata, verrebbe liquidato in favore del Comune di Colleferro e della Provincia di Roma, quindi a favore della collettività.
Il Tribunale di Velletri ha riconosciuto l’ammissibilità dell’azione del cittadino e ha disposto la notifica del verbale a Comune di Colleferro e a Provincia di Roma che alla prossima udienza potrebbero costituirsi in proprio facendo venire meno la surroga del cittadino.
 
Le Associazioni Raggio Verde e Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) annunciano che si costituiranno parte civile a loro volta nel processo e dichiarano tutto il loro sostegno all’iniziativa legale del cittadino, che andrebbe estesa ovunque, per far sì che trovi finalmente applicazione il principio “chi inquina, paga!”.
 
 
Colleferro, 8 aprile 2014 
 
Il consiglio direttivo di Raggio Verde
Per info: 3389213916 Vittorina Teofilatto
 
Alberto Valleriani, presidente p.t. Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa)
 

Discarica di Colleferro, le illegalità in Commissione Europea

 

Comunicato Stampa

Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Comitato Residenti Colleferro

Discarica di Colleferro, le illegalità in Commissione Europea

 

Ci troviamo a rincorrere e scovare, ordinanza dopo ordinanza, i sotterfugi più o meno leciti che gli Amministratori pubblici escogitano per eludere un loro preciso dovere: ridurre e trattare i rifiuti in modo legale e meno dannoso per ambiente e salute.

Il nostro ultimo comunicato contestava l’Ordinanza n. 1 del 27 febbraio 2014 del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, su proposta dell’Assessore alle politiche del Territorio, Mobilità e Rifiuti, Michele Civita, che “autorizza” per sei mesi il gestore della discarica di Colle Fagiolara a Colleferro, Lazio Ambiente SpA, a continuare a sversare rifiuti indifferenziati, in palese violazione della normativa nazionale ed europea, che vieta da anni il conferimento in discarica del rifiuto non trattato e separato adeguatamente.
Detto per inciso, siamo ancora in attesa che il Presidente Zingaretti, come richiesto, ci riceva per ascoltare le nostre obiezioni alle sue scelte e le nostre proposte in materia di rifiuti.
 
Siamo stati invece ricevuti dall'amministratore unico di Lazio Ambiente Spa, Vincenzo Conte, dal quale abbiamo saputo cosa realmente accade dopo l'Ordinanza emessa. I rifiuti indifferenziati in entrata a Colle Fagiolara vengono triturati e la parte organica, grossolanamente selezionata, viene trasportata presso l'azienda Rida Ambiente di Aprilia. Questi rifiuti, una volta "stabilizzati" come FOS ritornano a Colle Fagiolara per essere utilizzati come copertura della discarica.
L’illegalità dell’intera operazione sta nel fatto che la triturazione e la vagliatura non permettono una separazione efficace del rifiuto indifferenziato in entrata; inoltre il vagliatore non ha la capacità di trattenere l’intero rifiuto organico, parte del quale, quindi, continua a rimanere in discarica, provocando, come in questi giorni, i soliti e perduranti odori nauseabondi, contrariamente a quanto affermato dal gestore durante il citato incontro.
 
Nei prossimi sei mesi si praticherà questo metodo in attesa che la Regione Lazio autorizzi l'impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), progetto che, come da noi spesso ribadito, permetterà un duplice, deleterio risultato: la permanenza della discarica e degli inceneritori nel nostro territorio. Dall'impianto TMB, infatti, verrà prodotto Combustibile Da Rifiuto (CDR) per alimentare le due linee di incenerimento locali, in una percentuale intorno al 30% rispetto al rifiuto entrante, mentre il restante materiale si avvierà in discarica dopo separazione meccanica e biologica ad esclusione della piccola parte di metalli, che verrà separata.
 
Indicativamente, secondo i dati in nostro possesso relativi a dicembre 2013, la discarica di Colleferro ha una volumetria residua di 650.000 metri cubi a fronte di un impianto autorizzato di 1.718.000 metri cubi. Grazie all’operazione TMB l’attività della discarica proseguirà per molti altri anni, garantendo profitti esclusivamente al gestore e al Comune di Colleferro, il quale continuerà a percepire il ristoro ambientale dai 29 Comuni conferitori.
Le Amministrazioni che conferiscono a Colleferro hanno così l’alibi di una via di fuga programmata a discapito, però, di una politica ambientale più virtuosa e di una soluzione economica più redditizia, come dimostrano tutte le analisi di mercato, attraverso la Raccolta Differenziata porta a porta.
 
E’ opportuno non dimenticare che le Amministrazioni comunali sono soggette alla verifica della Corte dei Conti in relazione al mancato raggiungimento delle percentuali di Raccolta Differenziata e che nel caso di condanna ne rispondono direttamente i Sindaci e i Dirigenti degli Uffici Competenti Comunali.
 
Giova, inoltre, ricordare che la illegittimità della c.d. tritovagliatura è sancita dalla Circolare Orlando del 6 agosto 2013 sulla tipologia di rifiuti ammessi in discarica nel seguente passaggio: “… Quindi, per quanto concerne le indicazioni della Circolare in merito alla definizione di “trattamento” (di cui alla precedente lettera a), alla data del 1° giugno 2012, la tritovagliatura, pur rappresentando un miglioramento della gestione dei rifiuti indifferenziati, non soddisfa, da sola, l’obbligo di trattamento previsto dall’art. 6, lettera a) della direttiva 1999/31/CE…”.
Abbiamo, quindi, immediatamente segnalato l’illegittimità dell’Ordinanza emessa dalla Regione Lazio alla Commissione Europea, agganciandola alla Petizione 598/12, trovando rapido riscontro da parte della Presidenza della competente Commissione, di cui continueremo a seguire i lavori.
 
Le Associazioni e i Comitati intervengono attivamente per la salvaguardia del Diritto Comunitario e a seguire preannunciano il  ricorso al TAR del Lazio per l’annullamento dell’Ordinanza.
 
Le Amministrazioni che conferiscono a Colleferro non devono però esimersi  dal prendere una posizione chiara sulla questione, pronunciandosi pubblicamente sulla scelta operata da Zingaretti e dissociarsi con atto formale dalla decisione, onde evitare di essere accusati dai cittadini di partecipazione passiva.
Rivolgiamo il medesimo appello ai Sindaci della Valle del Sacco affinché mostrino il loro senso di appartenenza al territorio con una chiara assunzione di responsabilità politica verso la Comunità che rappresentano, attivamente impegnata in questa fase nel fornire indicazioni progettuali di riqualificazione dell’intero distretto interprovinciale.
 
 
Colleferro, 3 aprile 2014

il precedente comunicato al LINK
 
 
Alberto Valleriani -Presidente p.t. Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa)
Ina Camilli-Rappresentante Comitato Residenti Colleferro (CRC)
 

Discarica di Colleferro, un'ordinanza regionale proroga le attività illegali


Comunicato Stampa

Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Comitato Residenti Colleferro


Discarica Colleferro, un’ordinanza regionale proroga le attività illegali
 

Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, su proposta dell’Assessore alle politiche del Territorio, Mobilità e Rifiuti, Michele Civita, con l’ Ordinanza n. 1 del 27 febbraio 2014 (pubblicazione BURL dell’11.03.2014) ha autorizzato la società di gestione Lazio Ambiente SpA a proseguire nell’attività di smaltimento dei rifiuti presso la discarica di Colle Fagiolara, Colleferro, facendo ricorso al potere di ordinanza attribuito al Presidente della Giunta Regionale «per far fronte a situazioni di necessità ed urgenza nei casi espressamente previsti dalla legge» (art. 191, c. 3. D.L. n.152/2006).

Con destrezza e disinvolta maestria, l’Ordinanza annulla l’atto in autotutela del 4 febbraio 2014 della Regione Lazio nei confronti della suddetta società, diffidata dal ricevere presso il sito di Colle Fagiolara, Colleferro, il conferimento di rifiuti tal quale da parte di 29 Comuni laziali
 
Il presupposto di necessità ed urgenza dell’Ordinanza è dichiaratamente infondato, dal momento che la gestione dei rifiuti tutto è, tranne che urgente, se sono potuti trascorrere ben 7 mesi dalla Circolare del Ministro dell’Ambiente Orlando del 6 agosto 2013, che ha dichiarato illegale il conferimento di tal quale, se non pretrattato attraverso sistemi di bioessiccazione, digestione anaerobica e altri sistemi come ad esempio impianti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico).
 
Dopo decenni di rinvii e annunci, il 1° ottobre 2013 Malagrotta ha chiuso i battenti e il 9 gennaio 2014 è crollato l’impero Cerroni; il commissario all’emergenza rifiuti di Roma, Goffredo Sottile, è entrato nel dimenticatoio con un operato alquanto discutibile, come riconosciuto anche dalla Commissione Europea in missione per le audizioni sul ciclo dei rifiuti nel Lazio e Campania. Manca un Piano operativo in grado di fronteggiare la situazione, portata al collasso dall’inerzia politica: AMA SpA, la municipalizzata di Roma, non può più utilizzare gli impianti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico) di Albano Laziale, di Viterbo e Colfelice, dedicati ai Comuni dell’Ato di Roma; l’impianto di Cupinoro a Bracciano non può più ricevere i rifiuti dei 25 Comuni finora afferenti; stessa situazione per la discarica dell’Inviolata nel Comune di Guidonia (rif. Ordinanza).  
 
La politica sostanzialmente subisce senza decidere, e anche la Giunta Zingaretti tenta di risolvere la questione rifiuti a colpi di ordinanze urgenti e necessarie; ovvero, di fatto, attraverso proroghe e deroghe alla normativa vigente, invocando poteri eccezionali attribuiti per evitare danni e gravi pregiudizi alla salute dei cittadini.
Riteniamo che, nel caso specifico, appellarsi al danno ambientale e sanitario sia oltraggioso per un territorio che vive da decenni questa faticosa esperienza indesiderata.
 
Il punto in cui l’Ordinanza rischia di tramutarsi in beffa è l’appello ai Sindaci affinché «promuovano» il rispetto delle regole sulla raccolta differenziata per ridurre al minimo la quantità di produzione di indifferenziato, replicando quanto già previsto nella citata Circolare Orlando; per molti Comuni la Raccolta Differenziata (RD) porta a porta è non è mai decollata e non raggiunge le percentuali stabiliti dalla legge. Un esempio è offerto dall’Amministrazione comunale di Colleferro, proprietaria del sito di discarica per anni recalcitrante e restia a promuovere pratiche virtuose, avvantaggiandosi del fatto che l’omissione raramente viene punita e sanzionata penalmente.
 
Con l’Ordinanza, il Presidente Zingaretti autorizza Lazio Ambiente SpA all’uso di un impianto mobile per il trattamento di rifiuti della famiglia CER 20, in misura non superiore a 30.000 tonnellate annue, per la triturazione e vagliatura della durata massima di  6 mesi - a partire dalla sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Lazio - tempo stimato come necessario a realizzare il TMB, progetto già in fase di iter autorizzativo dall’agosto 2010, di cui si cerca di accelerare il rilascio sotto la minaccia di accumulare i rifiuti in strada.
Memori del passato, cosa possiamo supporre accadrà alla scadenza dei 6 mesi qualora il TBM non venisse approvato e realizzato nei tempi previsti, se non una nuova proroga?
 
La realizzazione dell’impianto di TMB di Colle Fagiolara, bloccato da quattro anni, viene fatto passare per una «situazione eccezionale ed urgente per la necessità di tutelare la salute pubblica e l’ambiente»; in realtà, esso sembra diventare urgente solo dopo l’acquisizione del Consorzio Gaia SpA alla regionale Lazio Ambiente SpA il 10.7.2013, poichè concedere prima l’autorizzazione avrebbe determinato un aumento del prezzo di vendita del Consorzio.
 
A seguito della diffida del 4 febbraio c.a., Lazio Ambiente SpA ha immediatamente richiesto alla regione Lazio una deroga, al fine di evitare il caos e/o il salvataggio di 29 Comuni conferitori, che la Regione non può concedere, pena il rinvigorimento di procedure di infrazione europee; le discariche del Lazio infatti sono sottotutela presso la Corte di Giustizia Europea (causa C-323/13).
 
La preoccupazione concreta che ha fatto muovere il Comune di Colleferro è legata al rischio di vedere ridotti drasticamente i propri introiti relativamente al ristoro ambientale corrisposto da Lazio Ambiente spa; il Primo Cittadino firma e invia la richiesta per sbloccare l’iter di autorizzazione dell’impianto di TMB, come portavoce dei Comuni che utilizzano il sito in questione.   
 
A questo punto, i nostri Amministratori trovano il rimedio all’italiana: il ricorso agli impianti mobili già autorizzati dalla Regione Abruzzo nel lontano 2007, da tempo utilizzati anche a Colleferro, e il gioco è fatto! 
 
A completamento di tale quadro, ARPA Lazio, nel ritenere necessario l’esercizio del potere derogatorio, si affida fiduciosa a Lazio Ambiente SpA ed «auspica» che adotti modalità procedurali e tecniche che non compromettano gli essenziali presidi posti a tutela dell’ambiente, prevedendo cautele ed accorgimenti, senza che sia mai richiamata in nessun passaggio la norma che eleva ad obbligo legislativo europeo e nazionale il rispetto della vita dell’uomo e dell’ambiente e la responsabilità per eventuali reati del gestore della discarica.
 
Ponendo attenzione agli aspetti tecnici dell’Ordinanza, si rileva che il rifiuto organico (umido) dovrebbe giungere presso la discarica a Colleferro già separato per essere avviato “esternamente” al sito di Colle Fagiolara, presso impianti individuati da Lazio Ambiente SpA, senza specificare quali.
A nostro parere tale pratica appare illogica e pericolosa sotto l’aspetto giudiziario.
Non viene specificato infatti come la frazione organica proveniente da raccolta indifferenziata verrà trattata nel frattempo, in attesa della realizzazione dell’impianto di TMB. Accertato che la tritovagliatura non permette la separazione, la deroga in questione ripropone una tecnica ed una pratica che l’Europa ha già condannato come illegale.
 
A questo punto agiremo su più piani.
 
Il primo di carattere giuridico-amministrativo e giudiziario con l’invio dell’Ordinanza alla Corte di Giustizia Europea per essere trattata nell’ambito causa C- 323/13 sul trattamento adeguato anche dei rifiuti residuali provenienti da raccolta differenziata, nonché alla Procura della Repubblica di Velletri ad integrazione del nostro esposto del 3.1.2013 sulle condizioni di gestione della discarica di Colle Fagiolara; ed infine l’eventualità di ricorso al TAR per la richiesta di annullamento dell’Ordinanza di proroga in oggetto.
 
Il secondo consiste nel chiedere alle Amministrazioni conferitrici a Colle Fagiolara di appellarsi al Presidente Zingaretti affinchè modifichi radicalmente la politica su un ciclo dei rifiuti che tanto danno ha provocato e continua ad arrecare anche nella nostra area (vedi le conclusioni dello studio ERAS sull’incidenza degli inceneritori sull’ambiente e sulla salute in area vasta).
Siamo totalmente contrari al progetto di TMB in dirittura d’arrivo perché prevede che un terzo dei rifiuti in entrata sia trasformato in CDR, funzionale al prosieguo delle attività di incenerimento di rifiuti presso gli impianti di Colleferro.
 
Il terzo e ultimo, anch’esso molto importante, riguarda la capacità di mobilitazione delle Associazioni e dei cittadini del territorio, sempre più presenti, a livello istituzionale e civile, per accompagnare il processo di rilancio della Valle del Sacco.
 
Ribadiamo che è intollerabile e paradossale proseguire un modello di ciclo dei rifiuti che perpetua  sottosviluppo attraverso pratiche obsolete, inciviltà e mancato rispetto di diritti fondamentali, sfide al territorio.
Se si ritiene opportuno raccogliere la sfida, è proprio questo il momento di rispondere dando un taglio al passato, abbandonando il progetto scellerato del TMB e accelerando una programmazione definitiva per la chiusura della discarica.
Nessuna soluzione, anche transitoria, come quella che si prospetta può essere accettata dal  nostro territorio  e da chi lo vive.
 
 
Colleferro, 25 marzo 2014

CLICCA QUI per scaricare l'Ordinanza
 

Colleferro, presentazione libro "Cattive Acque " di Carlo Ruggiero



Colleferro, 29 marzo 2014
Sala Ludus, retro chiesa S. Barbara, Via L. Da Vinci 
ore 18,00

Presentazione libro
"Cattive Acque" di Carlo Ruggiero

 

UN TERRITORIO AVVELENATO DA TEMPO. DISTESE DI CAPANNONI E DISCARICHE DI RIFIUTI INTERRATIUN FIUME CHE BAGNA LE FERITE DELLA GENTE CHE SI AMMALA E MUORE OGNI GIORNOUNA CRISI INDUSTRIALE CHE HA MESSO IN GINOCCHIO UN’INTERA COMUNITÀ. UNA VICENDA CHE RICORDA MOLTO DA VICINO QUELLA DELL'ILVA DI TARANTOUN BIVIO SENZA SBOCCO: DA UNA PARTE IL LAVORO, DALL'ALTRA LA SALUTE.


SINOSSI

Siamo sul fiume Sacco, uno dei corsi d'acqua più inquinati d'Italia. Al centro di una valle che da Colleferro si spinge verso sud per circa ottanta chilometri, ben dentro la provincia di Frosinone. Un tempo nel fiume si faceva il bagno, e dalle decine di ruscelli che graffiano la valle si poteva bere acqua fresca con le mani. Ora no. Ora ci sono le fabbriche, e quei grossi tubi neri che riversano liquami acidi e schiumosi. Il paesaggio adesso è segnato da lunghe colate di cemento, distese di capannoni e discariche di rifiuti interrati. E la gente, da queste parti, si ammala troppo spesso. E muore. Il libro racconta la storia di una terra violentata e abbandonata, dopo esser stata adescata con un sogno effimero di ricchezza. È la storia di chi ci è nato, ci è cresciuto e ora ci sta morendo. Ma anche di chi, nonostante tutto, combatte ogni giorno per trovare una via di uscita.


AUTORE

Carlo Ruggiero, giornalista e filmaker, è nato nel 1977 a Frosinone. Autore di numerosi servizi e docufilm sul mondo del lavoro. Scrive e filma per Rassegna.it dove si occupa anche di diritti, ambiente e immigrazione. Nel 2012 ha pubblicato il reportage narrativo Una pietra sul passato, edizioni Ediesse.

LIBRO
Data di uscita » 28 febbraio 2014
Collana » scialuppe
Titolo » Cattive acque (Storie dalla Valle del Sacco)
autore » Carlo Ruggiero
pagine » 140
formato » 125 x 190 mm
prezzo di vendita » 12,00 €
ISBN » 978.88.98715.03.9
genere » Inchiesta giornalistica
 
DISTRIBUZIONE
NdA di Editoria e Ambiente
Telefono 0541 682186 • Fax 0541 683556
commerciale@ndanet.it
distribuzione@ndanet.it
 
Round Robin Editrice
Telefono 06 83503490 • Fax 06 99939932
www.roundrobineditrice.it
info@roundrobineditrice.it

 

VIDEOTECA VALLE DEL SACCO

Community

                                                 
                                   

         

 

Osservatorio PM10

Iniziative Retuvasa

Emissioni Valle del Sacco

G.A.S. Valle del Sacco

GAS Valle del Sacco