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Rifiuti non trattati in discarica a Colleferro il TAR Lazio dice NO. Rifiutiamoci!!! Valle del Sacco, il Ministero dell'Ambiente boccia Arpa Lazio per la sub-perimetrazione

Valle del Sacco, il Ministero dell'Ambiente boccia Arpa Lazio per la sub-perimetrazione del SIN


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

L’inquietante sub-perimetrazione del  SIN “Bacino del Fiume Sacco” da parte di Arpa Lazio, Regione Lazio e Ministero dell’Ambiente
 

Come si legge sulla stampa, il Ministero dell’Ambiente ha deliberato di sospendere l’erogazione dell’ultima tranche del finanziamento relativo alla sub-perimentrazione del Sito di Interesse Nazionale “Bacino del fiume Sacco” (pari a 300.000 euro, per un importo complessivo di un milione e mezzo di euro). Per tale sub-perimetrazione il Ministero aveva stipulato apposita Convenzione con Regione Lazio e Arpa Lazio il 31.10.2008. Il Ministero ha verificato una rispondenza dell’utilizzo dei fondi agli scopi dell’intervento al momento non giustificata per alcune voci, un’individuazione superficiale dei siti potenzialmente inquinati e di conseguenza un’insoddisfacente attività di caratterizzazione. In particolare, ci eravamo chiesti in passato come mai la sezione di Arpa Frosinone si fosse concentrata sulle discariche più che sui siti industriali dismessi, pertinenti a un SIN; i rilievi dell’ente governativo sembrano confermare quanto il nostro dubbio fosse legittimo. Il fatto, gravissimo, induce a due ordini di riflessione.

Il primo riguarda Arpa Frosinone. Tale intervento è stato eseguito prima dell’entrata in carica del nuovo direttore provinciale, che ci sembra stia validamente gestendo una sezione che potrebbe definirsi “bollente”, continuamente alla ribalta della cronaca, anche giudiziaria, per le sue inadempienze e irregolarità, il cui delicato rinnovamento interno stenta a decollare. C’è quindi da augurarsi che il fatto in questione costituisca un motivo di accelerazione del circolo virtuoso.

Il secondo ordine di riflessione riguarda lo stesso Ministero e tutto il sistema. È in causa non l’area di competenza dell’ex Ufficio Commissariale, ma l’intero enorme SIN “Bacino del fiume Sacco”, in passato, e ora nuovamente, di diretta competenza ministeriale. Ci chiediamo se il Ministero, che pare negli ultimi mesi stia meritoriamente vigilando sui costi e gli esiti dell’intervento (e la Regione Lazio, da cui Arpa dipende, lo ha fatto?), abbia attivato fin dall’inizio le dovute verifiche relativamente ai lavori affidati in convenzione ai tecnici dell’Arpa. Magari con maggiore lucidità rispetto alla redazione del Decreto 11 gennaio 2013 che aveva portato al declassamento del SIN “Bacino del fiume Sacco”, bollato un mese fa dal TAR come giuridicamente “erroneo in radice”; per il relativo ricorso promosso dalla Regione Lazio la nostra associazione è intervenuta ad adiuvandum.

Trascorsi quasi 6 anni dalla data della stipula della Convenzione per la sub-perimetrazione del SIN “Bacino del fiume Sacco”, i cittadini della Valle inquinata, a detta dello stesso Ministero dell’Ambiente, dispongono di un’individuazione dei siti potenzialmente inquinati di origine industriale insufficiente e inadeguata. La bonifica non sembra realizzarsi da una parte per inefficienza, dall’altra, forse, per il desiderio di lucrarvi da parte di qualcuno. Le cose cambieranno se tutti gli enti preposti, Ministero, Regione Lazio, Arpa Lazio, opereranno con lucidità e secondo coscienza.

Attendiamo prontezza da tutti i suddetti enti nel porre le condizioni di una nuova ed efficiente sub-perimetrazione. E che le responsabilità delle inadempienze pregresse siano individuate e sanzionate. Noi faremo la nostra parte per denunciarle.

 
Valle del Sacco, 19.08.14
 

Rifiuti non trattati in discarica a Colleferro, il TAR Lazio dice NO


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Comitato Residenti Colleferro
Raggio Verde
 
 
Colleferro, il TAR del Lazio fa proprie le ragioni sostenute dalle associazioni ambientaliste: la discarica di Colle Fagiolara non può essere utilizzata in questo modo.

 
Il TAR del Lazio  il 30 luglio scorso si è pronunciato sulla richiesta, presentata dalla Rete per la Tutela della Valle del Sacco, dal Comitato Residenti Colleferro e da Raggio Verde, di sospendere l’ordinanza del Presidente della Regione 
Lazio, Nicola Zingaretti. L’atto in questione permette di continuare ad utilizzare la discarica di Colle Fagiolara mediante la semplice tritovagliatura dei rifiuti. Ricordiamo che la circolare del 6 agosto 2013 dell'allora ministro Orlando dichiarava invece fuori norma, quindi immediatamente non utilizzabili, le discariche di questo tipo.
 
La richiesta di sospensiva è stata respinta, ma le motivazioni espresse in proposito confermano proprio le accuse mosse dalle associazioni ambientaliste: non esiste alcun carattere di urgenza e necessità che giustifichi  questo dissennato e illegale uso della discarica.
 
L’ordinanza  pone l'accento proprio sul carattere troppo disinvolto, al limite dell'illecito, di molte decisioni prese dalle amministrazioni pubbliche nel settore del trattamento dei rifiuti.
 
Si legge: “Considerato che dalla relazione prodotta dalla Regione Lazio non emerge in maniera inconfutabile l’assoluta incapienza di impianti TMB nella regione, tale da costituire il presupposto di cui all’art. 191 c. 1 del D.Lgs 152/2006 ... “..e non si possa altrimenti provvedere”.
 
Vale a dire che nella nostra Regione ci sono impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) che non lavorano a pieno regime, capaci quindi di trattare anche i rifiuti destinati a Colle Fagiolara.
A questo proposito il TAR aveva richiesto una documentazione aggiuntiva sulla possibilità di utilizzare altri impianti di TMB presenti in Regione, in luogo della tritovagliatura autorizzata dalla Giunta Zingaretti per Colleferro.
Precisiamo che la nostra opposizione si è concentrata sul deposito in discarica del rifiuto secco in uscita dal tritovagliatore, circa il 60/65%, in quanto il rifiuto umido, a detta del gestore Lazio Ambiente SpA, viene già conferito ad impianti esterni.
La Regione Lazio ha risposto con una documentazione insufficiente, priva di fondatezza, contrastata ulteriormente dalle memorie prodotte dai nostri legali.
 
Si legge sempre nell’ordinanza:“che peraltro la mancata utilizzazione di alcuni impianti TMB deriva da ritardi di natura meramente amministrativa, che l’Amministrazione ha l’obbligo di superare tempestivamente; 
che tali circostanze renderebbero verosimilmente illegittima una eventuale proroga dell’ordinanza
contingibile ed urgente qui impugnata;”
 
Il Giudice bacchetta l’Amministrazione regionale, lenta e inadempiente nella risoluzione dei problemi legati al ciclo dei rifiuti.
Il dato di rilievo è che un’ulteriore proroga per l'utilizzo della discarica non è ammissibile perché in realtà non esiste nessuna emergenza rifiuti, paventata ad ogni pié sospinto da amministrazioni e gestori. Da metà settembre quindi non si potranno più conferire rifiuti non trattati presso la discarica di Colle Fagiolara.
 
Continua il giudice: “tuttavia il provvedimento impugnato ha quasi del tutto esaurito i suoi effetti, attenuando fortemente il presupposto del periculum.”
 
La richiesta di sospensiva viene rigettata solamente perché ormai i tempi dell'ordinanza stanno per scadere, quindi i pericoli vengono ritenuti minimi.
 
Questa ordinanza è il primo atto amministrativo importante che fa ben sperare nella chiusura della discarica di Colleferro quantomeno per il conferimento di rifiuti non trattati. Saremo sicuri della chiusura se il paventato impianto di TMB a Colle Fagiolara non verrà costruito, anche perché è stato dimostrato che realmente non è necessario per la quantità di rifiuti prodotti nella nostra Regione.
 
Nel contempo il governo sta emanando il D.L. 91, che tra le tante indecenze in materia ambientale, conferisce, all'art. 14 comma 1, poteri straordinari al Presidente della Regione Lazio per la risoluzione di emergenze connesse al ciclo dei rifiuti, una sorta di militarizzazione. Il documento preparatorio al D.L. citato, però chiarisce che non si potrà andare in deroga alle normative comunitarie in materia.
Di fatto l’ordinanza del Tar manterrebbe inalterato il quadro della situazione descritto precedentemente.
 
Gli scriventi, che da anni si battono per la riduzione dei rifiuti ed un ciclo degli stessi, virtuoso e rispettoso dell'ambiente e della salute, lanciano una proposta auspicandone un’ampia condivisione: la creazione di un polo  universitario a carattere regionale finalizzato alla ricerca e sviluppo di metodologie e tecniche primariamente per la riduzione dei rifiuti  e per  il riciclo e riuso di quelli che necessariamente si producono.
 
Un polo universitario capace di avviare competenze specifiche coinvolgendo le aziende nella riduzione dei rifiuti legati agli imballaggi, che attivino lo sviluppo di tecnologie mirate al trattamento dei materiali post-raccolta differenziata, che amplino le prospettive produttive per il riutilizzo e reinserimento sul mercato delle materie prime-seconde separate. La comunità scientifica deve mettersi in gioco per la reale diminuzione dell’indifferenziato residuale. Le aree dismesse del passato produttivo di Colleferro ne potrebbero essere la naturale collocazione, sottraendole così all’ennesima, presumibile, devastante speculazione immobiliare.
Tenendo presente che l’impianto di TMB previsto a Colleferro da una società a totale capitale regionale ha un costo di circa 26 milioni di euro, questa ingente somma sarebbe un reale investimento per il futuro del nostro territorio se venisse finalizzata al progetto tracciato per sommi capi.
 
Pensiamo a un futuro, come spesso si dice, “Rifiuti Zero”, privo di combustione di ogni tipo, senza discariche. Pensiamo alla possibilità di lavoro altamente qualificato, legato alla ricerca e all’innovazione, stabile per il nostro territorio.
 
 
Colleferro, 5 agosto 2014   
    
 

Appello Ministro Galletti su SIN Valle del Sacco


AVVISO A TUTTI GLI INTERESSATI ‪DELLA VALLEDELSACCO

 


Pubblichiamo il testo dell'APPELLO/LETTERA APERTA
che sarà inviato al Ministro dell'ambiente Gianluca Galletti.

Per sottoscriverlo è necessario inviare una mail al seguente indirizzo:

lavalledelsacco2014@libero.it
 
Inserendo nome,cognome e la dicitura ADERISCO.

Promotori: Antonella D’Emilia, Luca Ascani

 
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APPELLO AL MINISTRO dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, On Gianluca Galletti
 
Oggetto: sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio depositata il 16/07/2014,  su ricorso numero di registro generale 5277 del 2013 contro Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
 
I sottoscrittori del presente appello
 
RICHIEDONO
 
al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
 On. Gianluca Galletti
 
di non ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR del Lazio di cui all'oggetto,  che ha annullato  il D.M. 11.1.2013 in  riferimento a quanto in esso disposto per il sito del Bacino del  Fiume Sacco (declassamento del SIN). 

La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio  ha rimesso a fuoco la pericolosità dell’inquinamento del sito del Bacino del Fiume Sacco, e  al riguardo gli scriventi pongono pertanto  all'attenzione del Ministro l'urgenza di far ripartire in seno al  SIN  le procedure dei lavori   di  bonifica,  riferite alle  criticità più importanti ed incisive sulla salute dei cittadini del territorio della Valle.

Fanno presente a tal proposito che, a seguito del declassamento operato dal decreto del gennaio 2013, ogni azione di disinquinamento è stata sospesa, se non per l’ordinarietà, da oltre un anno e mezzo, che  le popolazioni del territorio coinvolto non sono più  monitorate dallo  Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento,  SENTIERI,  e che  le popolazioni  della Valle del Sacco  permangono  in una condizione critica di   emergenza ambientale e sanitaria non più accettabile ne procrastinabile.

La piena assunzione di responsabilità dello stato centrale nei confronti dell'azione di bonifica della Valle del Sacco, inoltre,  può e deve essere occasione per la costruzione di una maggiore partecipazione delle istituzioni locali e della popolazione attraverso le proprie reti associative, allo scopo di affrontare con piena consapevolezza l'emergenza ambientale e sociale del territorio.
 
Valle del Sacco, 23 luglio 2014
 

Rifiutiamoci, la raccolta firme per il referendum consultivo



Comunicato stampa Rifiutiamoci:
 

La carica dei mille: la festa della raccolta firme”

 

Colleferro,

Sabato 19 è stata una giornata calda! Non parliamo solo della temperatura.


La mattinata è iniziata con un'azione dimostrativa da parte dei consiglieri di minoranza, che hanno calato uno striscione dal tetto del comune. Un innocuo striscione con la scritta “Basta Monnezza”, ha causato l'intervento delle forze dell'ordine, dei vigili e dei carabinieri, che hanno posto fine alla dimostrazione conducendo i consiglieri in commissariato. Un gesto pacifico e dimostrativo ha richiesto l'intervento delle forze dell'ordine; la semplice manifestazione delle proprie posizioni sembra sufficiente per passare una mattinata in commissariato.

Come realtà ambientaliste, impegnate da anni, per la difesa del territorio e per il rispetto della legalità all'interno degli edifici delle nostre istituzioni ci chiediamo se abbia senso perseguire chi lotta per la salute della propria città o se sia meglio rivolgere l'attenzione verso chi consapevolmente fa affari sulla pelle dei cittadini avallando politiche scellerate di gestione della cosa pubblica. Invitiamo le forze dell'ordine, nel pieno e legittimo esercizio delle proprie funzioni, a guardare cosa succede dentro il comune di Colleferro: un fiume di striscioni vi indicherà la strada.

 

A Largo San Francesco nel pomeriggio sale ulteriormente la temperatura.

Dalle 16:30 associazioni e cittadini che fanno parte della campagna RIFIUTIAMOCI continuano la raccolta firme per un referendum che ha un chiaro obiettivo: dire no all'impianto TMB di Colle Fagiolara. La partecipazione è massiccia da subito: alcuni cittadini si presentano prima dell'arrivo degli organizzatori, lì già dalle 16:00, sotto il sole sono già pronti a fare la loro parte con una firma. Una firma che è un gesto semplice ma ricco di significato, ognuna è il risultato dell'impegno delle associazioni e delle persone che ogni giorno si battono per un futuro migliore per la Valle del Sacco, a partire da Colleferro e passando per i paesi vicini. Passare l'intero pomeriggio a raccogliere delle firme ci fa capire ancora meglio cosa è che preoccupa i nostri concittadini e perché sono venuti a firmare.

 

L'idea di uno sviluppo sensato ed attento alle tematiche ambientali: ci si rende subito conto che qualcosa non va nel modo in cui i nostri rifiuti vengono gestiti: la seconda discarica più grande nel Lazio dopo Malagrotta sorge tra il Monumento Naturale della Selva di Paliano e l'Istituto Professionale per l'Industria e l'Artigianato “Paolo Parodi Delfino”, una scuola superiore; l'inceneritore di Colleferro, costruito a meno di 200 metri dal centro abitato e col parere negativo della ASL, ha contribuito al peggioramento della qualità di vita generale di uomini, donne e, soprattutto, bambini ( fonte: http://www.eraslazio.it/impianti/colle-sughero-colleferro ). E' contro questa logica che si firma un referendum per abrogare tutte le delibere che consentirebbero ad un impianto di alimentare discarica ed inceneritori in un unico ciclo perverso dei rifiuti.

 

Oggi firmo perché a Colleferro non si deve più morire così” - Queste le parole di una persona che evidentemente ha sperimentato cosa significa essere vittime del luogo in cui si vive e in cui un giorno si avranno dei figli che vedremo crescere con la preoccupazione che l'aria che respirano e l'acqua che bevono gli possa fare male.

 

Firmo perché se non cambia questa città me ne andrò via” - Non ci si può sentire a casa se il luogo in cui vivi ti allontana. Cresce il numero di persone che sentono il disagio di vivere in una terra massacrata dove l'idea di sviluppo che domina è quella dell'economia della monnezza!

 

A fine serata la conta delle firme raccolte fornisce l'idea della partecipazione che c'è stata: in un solo pomeriggio 800 firme di cittadini residenti a Colleferro e se aggiungiamo anche la presenza consistente di persone dei paesi limitrofi arriviamo a un migliaio di persone in piazza che hanno scelto di unirsi perché stanche di dover barattare la loro salute con il profitto e gli interessi di chi gestisce un sistema al collasso.

 

Ci teniamo a ringraziare i consiglieri di opposizione per aver avanzato in consiglio comunale la proposta di Referendum cittadino sulla questione TMB e un grazie speciale va a tutti i cittadini che hanno partecipato e parteciperanno alla raccolta firme.

Il nostro impegno sarà sempre massimo e malgrado le difficoltà che ogni giorno incontriamo durante questa faticosa lotta, giornate come quella di sabato ci danno la forza e lo stimolo di andare avanti!

 

Vi invitiamo ai prossimi appuntamenti per raccogliere le firme:

Mercoledì 23 luglio, dalle ore 18:00 su Corso Filippo Turati

Giovedì 24 Luglio, dalle ore 17:00 sul Corso Filippo Turati

 

Grazie a tutti

 

Le associazioni e i Cittadini della campagna Rifiutiamoci
 

ll TAR Lazio boccia sonoramente il Ministero dell'Ambiente sul delassamento da SIN a SIR



COMUNICATO STAMPA DEL 18/07/2014
 
Bonifiche, TAR Lazio boccia sonoramente il Ministero dell'Ambiente sui declassamenti dei Siti di Interesse Nazionale a Siti di Interesse Regionale.
 
Primo stop alla strategia ministeriale di mettere la polvere inquinata sotto il tappeto.
 
Ora cambiare radicalmente il decreto "inquinatore protetto" in discussione in Parlamento.

 
 
Il Ministero dell'Ambiente rimedia una sonora bocciatura davanti al TAR Lazio sull'operazione di declassamento dei Siti nazionali di bonifica avvenuta nel 2013
 
Il Ministero, sulla base delle valutazioni dei suoi dirigenti e funzionari, prendendo spunto da una modifica al Decreto legislativo 152/2006 riguardante i criteri per l'individuazione dei Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche (le aree più inquinate del paese), ne avevano declassati ben 18 siti su 57, trasformandoli in Siti di Interesse Regionale. Un'operazione realizzata in sordina, senza alcun coinvolgimento delle comunità (tranne le regioni a cui il Ministero aveva dato pochi giorni di tempo per esprimersi) ma dalla portata enorme, visto che i funzionari e i dirigenti del Ministero considerarono degna di declassamento anche la Terra dei Fuochi (ma anche La Maddalena in Sardegna)!
 
La Regione Lazio, il comune di Ceccano e, con intervento "ad adiuvandum", l'associazione "Rete per la Tutela della Valle del Sacco ONLUS" hanno proposto un ricorso sul declassamento del sito "Valle del Sacco" che ora il TAR del Lazio ha accolto pienamente.
 
Per il Coordinamento nazionale siti contaminati, per il Forum dei Movimenti per l'Acqua e per la Rete Stop Biocidio Lazio si tratta di una sentenza importantissima per i risvolti che dovrebbe avere a livello nazionale. Le motivazioni alla base dell'accoglimento del ricorso sul SIN Valle del Sacco  rappresentano una pesantissima censura sull'intera operazione portata avanti dal Ministero dell'Ambiente per sollevarsi dalle proprie responsabilità dopo un decennio di sostanziale inazione rispetto al risanamento dei SIN e, più in generale, rispetto allo stato di inquinamento di moltissime aree del paese.
 
I giudici del TAR, infatti, ritengono che, rispetto all'applicazione dei nuovi criteri per il riconoscimento (o l'esclusione) delle aree "il ragionamento del Ministero, ad avviso di questo Collegio, è erroneo in radice" e che "La norma applicata sembra anzi ampliare (piuttosto che restringere) le fattispecie dei territori potenzialmente rientranti nell’ambito dei siti di interesse nazionale...". Infatti il Ministero aveva inteso che un'area per essere classificata quale SIN dovesse soddisfare contemporaneamente tutti i criteri del Decreto. Scrivono i giudici del TAR Lazio "Il testo normativo non autorizza, in effetti, ad avviso del Collegio, una lettura tale da indurre a considerare, per la qualificazione di SIN, la presenza di tutte le circostanze cui l’art. 252 comma 2 predetto fa riferimento.....Si tratta, in altre parole, di criteri che variamente combinati devono (o possono) portare l’Amministrazione a riconoscere quella grave situazione di compromissione e di rischio ambientali tale da implicare (a prescindere dalle cause che l’hanno determinata) il superiore interesse nazionale".
 
Sulle bonifiche si sta giocando una partita al ribasso rispetto alle politiche industriali del paese, con una strategia volta ad annacquare il principio "chi inquina paga" a favore dei grandi gruppi industriali che non vogliono pagare integralmente il prezzo del risanamento delle aree che hanno contaminato. In poco più di un anno vi sono stati ben quattro decreti, tutti volti a nascondere la polvere inquinata sotto il tappeto (Governo Monti: Decreto di declassamento dei SIN; Governo Letta: Decreto del "fare" e Decreto "destinazione Italia"; Governo Renzi: Decreto "competitività" ora in discussione in parlamento). Grazie alla mobilitazione dei comitati le prime tre norme sono state modificate limitando i danni ma ora con il Decreto Competitività "inquinatore protetto" si rischia di nascondere il reale stato di contaminazione del paese e di procedere a bonifiche sulla carta.
 
Invitiamo nuovamente i parlamentari a modificare il Decreto competitività secondo l'appello che abbiamo lanciato nei giorni scorsi. Al Ministro Galletti chiediamo di riesaminare l'intera operazione di riclassificazione dei SIN alla luce delle indicazioni del TAR Lazio, includendo anche i nuovi siti gravemente inquinati che quasi ogni giorno vengono posti all'attenzione dell'opinione pubblica nonché di procedere alla valutazione dell'efficacia del lavoro svolto in questi anni dagli uffici ministeriali preposti.
 
La sentenza è disponibile al link: https://94.86.40.196/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=TWMT75ESK76VGHCH3YO4EJJ2BI&q=valle+or+del+or+sacco
 
I 18 SIN DECLASSATI PER DECRETO IL 11 GENNAIO 2013
Abruzzo ("Fiumi Saline Alento"), Campania ("Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano", "Pianura","Bacino Idrografico del fiume Sarno" ed "Aree del Litorale Vesuviano", Emilia Romagna ("Sassuolo-Scandiano); Lazio ("Bacino del fiume Sacco" e "Frosinone"), Liguria ("Pitelli" a La Spezia); Lombardia ("Milano-Bovisa" e "Cerro al Lambro"), Marche ("Basso Bacino del fiume Chienti"), il Molise ("Guglionesi II"), Piemonte ("Basse di Stura"), Sardegna ("La Maddalena"), Toscana ("Le Strillaie"), Veneto ("Mardimago-Ceregnano") e la Provincia Autonoma di Bolzano ("Bolzano").
 
 
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RETE STOP BIOCIDIO LAZIO
COORDINAMENTO NAZIONALE SITI CONTAMINATI

 
 

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